(g. ar.) - L'appello di fine anno ai maghi va per fortuna sbiadendo. Così non fosse, lo sa Dio che cosa sarebbe uscito dalle palle di cristallo su questo 2010 appena avviato. Peraltro ci bastano (e avanzano) le chiusure iettatorie del 2009, quando con vari giri di parole si è cercato di introdurre il concetto base, fondamentale per capire cosa ci sia dietro l'angolo, il quale suona più o meno così: tranquilli, al peggio non c'è limite. Maghi o non maghi, in tutti i casi, i segnali già leggibili in questa perfino irrisoria fettina di gennaio sono segnali inequivocabili, preoccupanti, lugubri la loro parte. Non ci si può fidare più nemmeno degli anni appena nati. Lo dimostrano le cronache che come al solito registrano senza pietà (per chi legge) una specie di tracciato psicologicamente già ammorbante. In queste premesse ci stanno perfettamente gli aumenti tariffari già varati per autostrade, acqua, servizio rifiuti; ci stanno i meccanismi ancora tutti da capire utilizzati dal commissario regionale per anticipare il titolare amministrativo del diritto di deliberazione (il consiglio comunale di Vicenza) e firmare il via libera all'apertura della nuova banca in piazza Matteotti; e perchè dovremmo escludere un bocconcino succulento come la Pedemontana sul cui tracciato rimane aperta per 30 giorni la possibilità di obbiettare dalle parti interessate, mentre si abbattono sul dovere di verità i venti impetuosi di quelli che prevedono risarcimenti miserandi trattabili fino a... tre volte miserandi? Di tutto questo parliamo oggi. Cercando di non vederci il peggio. Se possibile.
LA LEGGE DEL DIAVOLO- Senza scomodare menagramo storici come Nostradamus, salta all'occhio che il criterio di allineamento delle tariffe a quella che gli amministratori pubblici di sottogoverno definiscono “la realtà economica attuale” ha abbandonato la strada della circospezione per cavalcare decisamente a pelo, alla cow boy. Una volta quando si parlava di aumento -guardate le tariffe dei rifiuti a Vicenza- ci si spingeva al massimo al 3 o 4 per cento già rassegnati al coro di pernacchie inevitabilmente suscitabile nei beneficati dal provvedimento, cioè gli utenti. Ora non si va più tanto per il sottile. Se la mannaia serve, come diceva quel macellaio di paese, non tenere la mano leggera, muscoli e forza di gravità fanno cocktail ideale, usali bene. Ed è così che si decide di aumentare tutto del 6%; l'autostrada vicentina, il balzello sull'acqua (e mezza provincia pesca ancora dai pozzi...), eccetera. Il prossimo allineamento ipotizzabile è quello dei rifiuti: perché mantenere l'incremento al 4 quando i modelli imitabili sono “migliorativi”? Se così accadrà, questo dei rincari 2010 sarà un caso da esoterismo, da tavolino a tre gambe, con in mezzo la fatale coda del diavolo. Il triplo 6 come si sa non ha una bella letteratura, diciamo così. E nemmeno attenuerebbe l'impressione che in fondo il criterio della tariffa fissa è di invenzione antica: il signor Bonaventura ricavava un compenso stabile (1 milione) dopo qualsiasi impresa. Se serve ad avere meno paura del diavolo...
TRAPPOLE E GIUDIZI- La questione della banca fantasma di piazza Matteotti va alla svolta finale, o presunta tale, dopo il blitz del commissario ad acta nominato dalla Regione per far fronte al ritardo accumulato dal Comune sulla pratica e dopo che il tar si era espresso nel medesimo senso. Il vizio di modo e maniera lamentato da Palazzo Trissino è però collegato al fatto che la banca, così detta fantasma, è stata di fatto autorìzzata dal commissario regionale nonostante il Comune, alle porte di Natale, avesse espresso l'intenzione di portare la questione in consiglio comunale entro la metà di gennaio. Dopo di che il fantasma circolante nel castello della burocrazia con catene e ululati di repertorio non sembra più tanto la banca contesa (in ballo la destinazione d'uso a norma di regole urbanistiche da commerciale a direzionale) quanto la rapidità di movimento del commissario. Il fantasma è lui?
ESPROPRIATEMI, PER CORTESIA- E sempre in burocrazia, quando si parla di opere pubbliche che impongono espropri e accordi con i proprietari di immobili, si tende in genere a dipingere un quadro perlopiù drammaticamente incerto per la parte privata. Nel caso della Pedemontana non pare sia così. Tutti i terreni lambiti o attraversati sono agricoli (valore prossimo allo zero), tutti gli immobili coinvolti sono comunque risarciti a norma. Chi possiede capannoni o campi lungo la fascia della nuova strada crediamo sia pronto a salire in retromarcia a Monte Berico pur di venire in qualche modo inserito in trattativa. Ci si guadagna: tre volte il valore del terreno agricolo, e per quanto riguarda le case un corrispondente domicilio, corrispondente per misure e caratteristiche, in altro sito. Ovviamente. L'unica cosa che andrebbe frenata è la leggerezza con la quale si racconta questa vicenda parlando di rimborsi incerti o di sistemi di rimborso controversi. Nessuno può inventare niente: nel giro di 30 giorni gli aventi diritto potranno presentare le loro obiezioni ed osservazioni, dopo di che si passerà agli espropri. Confidiamo che nessuno ne uscirà ferito a morte.