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LO SCIOPERO DEI DISPERATI- Non è uno scherzo lo stato di agitazione di due giorni proclamato dalle masse immigrate che vogliono trasmetterci un messaggio assai poco ambiguo: senza di loro non si va da nessuna parte. Non si tratta di vucunprà né di irregolari da cuocere sulla graticola della Bossi/Fini; quelli che scioperano sono migliaia di lavoratori regolari e con identità accertata, con moglie e figli, con casa e attività. Che cosa ne sarebbe delle aziende senza di loro? Ecco, questo è l'obbiettivo dello sciopero; capire fino in fondo la situazione e trovare risposta alla domanda costituisce già un bel risultato di connessione con la realtà. Non per niente i sindacati hanno accettato di partecipare alla manifestazione, come ad avallare una certezza consolidata: se gli immigrati non lavorano più, non fanno più la spesa, non mandano più a scuola i loro bambini, un contraccolpo immediato e ben visibile ci sarà per forza. Non sappiamo quale sia il grado effettivo di adesione, ma se bastano una ventina di macchinisti dell'Orsa per paralizzare i binari di mezza Italia, non si vede perché dovrebbe passare inosservato questo sciopero.
LA GANG DEL CARRELLO- A Valdagno l'amministrazione comunale ha imboccato la strada dell'inseguimento della dignitosa normalità da quando si è occupata tra le prime nel Veneto dello spritz in strada; ora l'operazione prosegue in altre due direzioni: liberarsi della gang del carrello, quelli che davanti al supermarket con la scusa di spingere la spesa scroccano alla signora l'euro sblocca maniglia, e liberarsi della gang per la verità molto più numerosa e agguerrita di quelli che buttano cicche e carte dove capita. Alberto Neri sottolinea giustamente da Sindaco che non è bello spendere quattrini per il cosiddetto decoro urbano, rifare nuova la piazza principale, e poi dover subire assalti così: vero e proprio vandalismo. I 150 euro di contravvenzione ai mendicanti sono diretti a quelli dei carrelli: nessuno chiede più l'elemosina all'angolo di strada, ma in compenso lo fa all'uscita del mercato. La cosa più preoccupante, dice sempre l'avv. Neri, è che le facce cambiano costantemente e si fa strada il dubbio che chiamarla gang non sia proprio un azzardo: come se li portassero e venissero a riprenderseli con un circuito organizzato, a orari precisi. A Vicenza un'altra giunta di centrosinistra non solo ha adottato lo stesso provvedimento, ma poi lo ha aggravato con il sequestro dell'elemosina. Insomma: via il cappello rovesciato a terra. Come nei film di Charlot.
RUMOR COMMEMORATO- La peraltro bella cerimonia a Montecitorio per la commemorazione a vent'anni dalla morte di Mariano Rumor può creare imbarazzo solo a chi abbia mai dato un solo briciolo di fiducia alla campagna che di fatto allontanò dalla politica il politico più importante e di peso che Vicenza abbia mai avuto. Affidato a Emanuele Macaluso, ex comunista oggi quasi novantenne che con Rumor racconta di aver avuto uno scambio continuo di idee al di là delle esigenze di parte, il ricordo solenne ha avuto forse il merito maggiore nella sottolineatura di uno stato di fatto incontestabile: fu un uomo messo da parte per lasciare spazio ai nuovi astri della politica; fu però anche l'uomo che firmò da Presidente del Consiglio uno stato delle casse pubbliche che non pativa oltre il 45% del deficit sul pil, dovendo subito dopo conoscere quella scalata autolesionista che oggi mette a repentaglio la solvibilità di tutti i nostri conti, compresi quelli dei nipoti dei nostri nipoti. Bello che queste cose vengano riconosciute, meno bello che ad applaudire ci sia tutta una generazione che ha contribuito a creare quella situazione per cui Rumor fu alla fine espulso dalla politica.
GRATTA E VINCI... CON FEDE- La signora gratta un 10 euro e vince un milione. Come il signor Buonaventura. Poi però ha bisogno della fotocopia della cartolina vincente e si fida della tabaccaia che esce dal negozio, entra in un altro e torna con la fotocopia in questione. Beata fede. E beata onestà. Ma chi ha detto che non c'è più brava gente in giro?
29 gennaio 2010
