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«Il clima di fiducia delle imprese nella nostra provincia ha effettivamente segnato negli ultimi mesi un qualche recupero. Abbiamo toccato il picco negativo a metà 2009 e ora siamo risaliti su indici che non sono ancora positivi, ma che si spera possano rappresentare un segnale di svolta».
Dalle imprese, peraltro, non giungono particolari segnali di ottimismo quantomeno per la prima parte del 2010.
«Le imprese sono oggettivamente caute. Come ha osservato l'economista Mario Deaglio, è meglio avere poche speranze ed essere piacevolmente sorpresi che sperare molto ed essere delusi. Siamo tutti consapevoli di avere davanti ancora almeno alcuni mesi di 'attraversamento del guado', prima che i piccoli segnali di ripresa che si notano possano farsi sentire sull'economia reale. Le incognite sono ancora tante».
A cominciare dai livelli occupazionali...
«Il mantenimento dell'occupazione è in cima alle preoccupazioni degli imprenditori, che in questo lungo periodo di crisi hanno fatto di tutto per cercare di non perdere risorse umane, forza primaria di ogni azienda. Un dato che conferma le difficoltà che anche l'industria vicentina ha attraversato da quando è scoppiata la crisi è quello relativo alla cassa integrazione ordinaria: nel 2009 è cresciuta del mille per cento rispetto al 2008. Di certo e di positivo c'è che stiamo tutti lavorando e stanno dando il massimo per tornare a crescere».
Come si è chiuso il 2009 nel vicentino? Quali sono i dati congiunturali in vostro possesso?
«I primi risultati della nostra indagine congiunturale per i mesi finali del 2009 fanno emergere un quadro economico ancora sostanzialmente negativo, però caratterizzato da un calo più contenuto di tutti i principali indicatori. A fronte del 20% delle aziende che ha dichiarato aumenti di produzione, il 61% ha segnalato cali produttivi. In termini quantitativi, la produzione industriale vicentina è diminuita del 9%, a causa soprattutto della debolezza della domanda interna e del mercato europeo. Qualche segnale di miglioramento è arrivato dalle esportazioni verso i paesi extraeuropei».
Lei di recente ha affermato che è in atto «un vero e proprio mutamento genetico delle imprese»...
«È così. Viviamo tutti un momento di passaggio importante e delicato, dal quale ho fiducia che si possa uscire più solidi di prima. È ormai certo che la ripresa sarà lenta e che quasi certamente non ci riporterà ai livelli di prima della crisi. Bisogna rendersi conto, però, che erano quei livelli a essere fuori dalla norma, sovradimensionati. Quella che oggi possiamo attenderci è una 'linea' di sviluppo più agganciata all'economia reale e meno a quell'economia di carta che è stata alla base di tanta parte dei problemi che abbiamo attraversato in quest'ultimo anno e mezzo".
Per il futuro le previsioni degli economisti parlano di un trend a "doppia v", con frequenti picchi in salita e altrettanti in discesa. C'è da abituarsi dunque a uno scenario meno "tranquillo" e più soggetto a frequenti cambi di marcia. Sapremo affrontarlo?
«Noi imprenditori siamo abituati all'incertezza da sempre. Non così forte e prolungata, certo, ma chi fa impresa sa che non c'è mai tempo per fermarsi a guardare ai propri successi. Chi guarda indietro, nel nostro mondo, perde solo tempo e buone occasioni. L'innovazione continua è la chiave del successo: innovazione nei prodotti, nei processi produttivi, innovazione nelle idee e nelle teste. Servono sempre nuove soluzioni ai nuovi problemi che il mercato globalizzato presenta ogni giorno. Questo vale tanto più in periodi difficili come questi».
Sempre convinto che la sfida alla fine sarà vinta?
«Sempre. Le imprese vogliono vincere la crisi. So bene che non è facile, ma se guardo il campo di battaglia nel quale abbiamo combattuto tutti in quest'anno e mezzo vedo un esercito di imprese che ha avuto delle perdite, inevitabili, ma che non è arretrato, ha conquistato anzi nuovi spazi e ha davanti a sé il 'nemico crisi' che sembra finalmente stanco e intenzionato a ritirarsi. Sono sempre stato convinto che questa battaglia alla fine la vinceremo, perché la fiducia nelle nostre possibilità l'abbiamo sempre avuta».
29 gennaio 2010
