NR. 09/15 DEL 13 MARZO 2010
la domenica di vicenza
google
  • Newsletter Iscriviti!
 
 

Luca, l’hidalgo

di Maurizio Dal Lago

facebookStampa la pagina invia la pagina

Luca, l’hidalgo

Merita attenta riflessione quanto ha recentemente scritto Giuliano Zoso (Corriere del Veneto) in merito al ruolo che dovrebbe proporsi Luca Zaia, il candidato della Lega da tutti considerato come vincitore ultrasicuro delle prossime elezioni regionali in Veneto. A determinate condizioni, Zoso vede nella più che certa affermazione del ministro delle politiche agricole una grande opportunità per il Veneto, «una Regione con un passato identitario fortissimo» e «da decenni alla ricerca di una sua peculiarità e della sua espressione politica». Infatti, con la conquista della presidenza, la Lega potrebbe  tornare alle origini, a prima cioè dello scippo con destrezza operato da uno scaltro varesotto, e diventare così la versione veneta del partito catalano.

Naturalmente le condizioni che pone Zoso sono molto impegnative: il nuovo partito veneto-catalano non potrà certo essere «né il partito di Borghezio e neppure quello di Gentilini. Deve essere un partito moderato, di centro, come fu la DC, mettiamo, di Rumor e poi di Bisaglia, ma incentrato sul Veneto e sulla sua rappresentanza (...). Il partito del Veneto, insomma, d'ordine ma non sciovinista, laico ma non celtico, dalla parte delle partite Iva ma solidaristico, cioè che rappresenti la "medianità" del Veneto». Ultima condizione, la più impegnativa: che l'hidalgo prossimo venturo rivendichi la propria autonomia dal signorotto lombardo Bossi, altrimenti avremo ancora un altro Galan, eterno "dipendente" dall'altro ancor più noto "lumbard", Berlusconi.

Riflettiamo dunque a partire dal fortissimo passato identitario dei veneti: può darsi che in un lontano passato l'identità forte ci sia stata, ma adesso? Oggi l'identità veneta (come la mitica vicentinità su cui si sono affaticate tante laboriose menti provinciali) mi sembra più un artificio retorico che un promettente e costruttivo riferimento politico.

Per quanto riguarda la rappresentanza politica, Zoso lascia giustamente intendere che  Rumor, l'unico politico veneto giunto ai vertici dello Stato dai tempi dell'annessione, non rappresentò mai il Veneto come tale perché fu sempre un politico "nazionale", espressione di un partito "nazionale" come era la DC. Il consenso che Rumor e Bisaglia raccoglievano in Veneto veniva speso a Roma in vista del controllo e dell'esercizio della politica non certo regionale, ma nazionale. Era questo, allora, il fine naturale e logico del confronto politico. Si può aggiungere che Rumor fu espressione di un Veneto ancora largamente agricolo e tradizionalmente cattolico, mentre Bisaglia capiva e rappresentava le trasformazioni in atto (stava qui la ragione profonda del conflitto che oppose i due), ma il suo modello di DC "regionale" era quello bavarese, una formazione che ancor oggi gioca un ruolo sia regionale che nazionale.

Per il futuro presidente e per la Lega veneta, invece, Zoso vede un ruolo esclusivamente regionale, catalano appunto, legittimato dalla lotta di "liberazione" nei confronti della tutela varesotta e consolidato dalla mutazione genetica, moderata e larvatamente cattolica, del leghismo. Ma dato e non concesso che tutto questo avvenga nell'arco dei prossimi quindici/vent'anni, vorrebbe dire che il destino dei veneti sarà quello di restare ... veneti, magari abbienti, ma sempre un po' "mone", inadatti a guidare ai massimi livelli la nazione di cui fanno parte in modo così significativo. Non proprio esaltante come prospettiva, neppure per un rampante hidalgo di periferia, dimezzato in partenza.

nr. 04/15 del 5 febbraio 2010

Guarda l'ultimo TG
IN FONDO - Interviste, dibattiti, commenti su attualità, costume e politica
IN FONDO - Interviste, dibattiti, commenti su attualità, costume e politica

In Fondo,
23 febbraio 2010

In Fondo,
25 febbraio 2010
Copyright ©2010 La Domenica di Vicenza - P.I. 01261960247
Engineered SITEngine by Telemar