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«Se la vicenda non fosse andata a buon fine, i Fratelli si riservavano la possibilità di rientrare in possesso di quella proprietà edificata anticipata al Comune - continua il primo cittadino - Quando sono stata eletta i lavori del Centro erano già in fase avanzata ed era previsto che, compreso il collaudo, dovessero finire entro la fine del 2005. Non essendo ancora andato a buon fine il Piruea (programma integrato di riqualificazione urbanistica, edilizia ed ambientale) dell'area Fratelli (s'era incominciato nel 2002 e, successivamente era partita una lettera dal Comune verso i proprietari con la quale li si invitava a firmare le convenzioni, ma i Fratelli non avevano accettato perché la Regione aveva imposto delle modifiche urbanistiche che a loro non andavano bene), ed essendo i lavori non ancora terminati, avevo chiesto lumi alla Regione per capire che cosa dovevo fare a fronte del diniego dei Fratelli di firmare quelle convenzioni. Sentiti poi anche i nostri legali mi sono convinta che dovevo far finire i lavori e far compiere il collaudo, altrimenti la Corte dei conti avrebbe potuto perseguirmi per la conseguente mancata concessione del contributo previsto».
«Nel frattempo - racconta la Olivo - è arrivata una commissione europea per capire se il tutto fosse stato fatto con regolarità, a cominciare dagli appalti. I commissari hanno sollevato delle irregolarità passate poi alla Procura che però ha archiviato il tutto essendo stato portato a compimento il lavoro. A questo punto, finita l'opera, chiediamo i contributi promessi alla Regione la quale ci dice che lei non li può concedere sostenendo che lo stabile non era di proprietà comunale. La cosa ci ha sorpreso non poco anche perché io i diversi passaggi richiesti li avevo fatti sentendo prima la Regione. L'Amministrazione precedente aveva ricevuto una lettera dalla Regione con la quale veniva invitata a mandare delle note stralcio per stralcio dei lavori per il conferimento, a rate, del contributo promesso e l'Amministrazione aveva risposto che avrebbe preteso il contributo in una soluzione unica a fine collaudo. Quando è stata la volta del nostro mandato ci siamo sentiti dire che non avevamo diritto a quel contributo. Quindi il Comune di Romano ha speso di tasca propria la bellezza di un milione 650 mila euro per un edificio che si trova all'interno dell'area Fratelli e che non possiamo utilizzare».
«Noi abbiamo impugnato il diniego della Regione nel concederci il contributo promesso - aggiunge il sindaco Rossella Olivo - ed ora attendiamo la decisione del Tar, ma anche quella della Corte dei conti perché ci troviamo con un'opera che dovrebbe essere del Comune, ma che è inserita in una proprietà privata. In teoria la parte di nostra spettanza dovrebbe essere quella dei muri perimetrali e non avremmo a disposizione nemmeno un metroquadro per parcheggiare un'auto. Si tratta di uno stabile inutilizzato ed inutilizzabile perché noi non abbiamo possibilità di accesso. C'è da dire di più, e cioè che trattandosi di un edificio non custodito, essendo l'intera area disabitata, sono ripetuti gli atti di vandalismo che si registrano, con vetri e suppellettili rotte. In teoria il Centro dovrebbe essere del Comune perché c'è stato un no dei Fratelli alla firma della prima convenzione, ma non da parte dell'Amministrazione. È anche vero però che, secondo gli accordi originari, se non fosse stato ratificato il Piruea l'opera sarebbe rimasta di proprietà dei Fratelli. A questo punto ci si chiede chi sia il proprietario di quel Centro di eccellenza. Il bello è che il no alla firma della convenzione da parte dei Fratelli è arrivata prima ancora che si procedesse alla realizzazione di quello stabile».
Alquanto complessa quindi la vicenda di quest'opera. Sta di fatto che il Comune di Romano sta facendo l'impossibile per riportare a casa quei circa tre miliardi delle vecchie lire spesi per una struttura che non serve a nessuno. Fra l'altro, non si sa che fine farà quello che doveva diventare un fiore all'occhiello della ricerca a favore delle aziende non soltanto del Bassanese.
«Noi ora abbiamo ricorso al Tar per riavere quella cifra consistente - conclude il sindaco - ma vogliamo anche cercare di capire poi chi ha la responsabilità di un'operazione finita male».
nr.04/15 del 3 febbraio 2010
