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Donare il sangue non è più una prerogativa degli italiani doc. Da alcuni anni, infatti, sta crescendo in maniera esponenziale il numero degli immigrati che ha deciso di donare il proprio sangue. «Il boom l'abbiamo avuto con l'emergenza Tsumani, quando molti cingalesi hanno donato il sangue per aiutare i connazionali in patria», ricorda Giuseppe Munaretto, presidente Fidas Vicenza. «Ma al di là dell'emergenza, sono sempre più numerosi i migranti sensibili al problema della donazione, sia a livello locale che nazionale».
In tutta la penisola i donatori di sangue stranieri sono all'incirca 50 mila su un milione e ottocentomila donatori totali, cioè all'incirca il 4%, ma a Vicenza questa percentuale è più che raddoppiata con una percentuale del 10%. Un fenomeno sempre più in espansione, soprattutto in alcune regioni come Lazio, Ligura, Veneto, Lombardia e Toscana, ma che necessita di essere ulteriormente incentivato. Per questo Vicenza è stata scelta come città-pilota del progetto regionale "La donazione è senza confini" promossa da Fidas, Avis e Adoces con la collaborazione scientifica del Servizio Immunotrasfusionale e Genetica Umana dell'Ulss6 di Vicenza e del Coordinamento dei Collegi delle Ostetriche del Veneto.
«Ci basiamo su norme improntate sulla trasparenza, sulla tracciabilità del sangue e sulla sicurezza di donatori e pazienti -spiega Fabio Sgarabottolo, presidente regionale Fidas- e per questo i donatori devono essere cittadini regolari, residenti da almeno due anni in Italia e devono parlare italiano perché la comunicazione è prioritaria nell'iter della donazione, in quanto la comunicazione tra donatore e medico è fondamentale nell'individuazione dei comportamenti a rischio. I criteri per la donazione sono uguali per tutti e devono essere compresi e rispettati da tutti».
Per renderli protagonisti attivi della donazione, i rappresentanti delle comunità migranti del vicentino sono stati contattati da Fidas e Avis e informati su che cos'è la donazione e come si diventa donatori. Ora il progetto passerà alla fase successiva che vedrà il coinvolgimento delle associazioni dei donatori di Sangue durante manifestazioni culturali, sociali e religiose delle comunità migranti.
«Il progetto è nato perché con l'aumentare della popolazione immigrata è incrementato anche il numero degli stranieri che necessitano di trasfusioni di sangue il più compatibile possibile con le caratteristiche del gruppo sanguigno originario».
nr.04/15 del 5 febbraio 2010
