Ha gli occhi stanchi e tristi Djordjevic Dragisa, quando lo incontro a casa di una connazionale, una mediatrice culturale che si è presa a cuore il suo caso di immigrato reso invalido da un incidente stradale avvenuto durante uno dei tanti rientri in Serbia. L'incidente accadde nel 1991 quando in Bulgaria uscì di strada con la sua macchina. I tre connazionali che aveva a bordo morirono sul colpo. Diordievic Dragisa, invece, subì un trauma cranico che lo tenne in coma per molti giorni e fratture multiple in tutto il corpo, in particolare alle gambe e alle anche. Dopo una lunga degenza in ospedale, e un'altrettanto lunga riabilitazione motoria ritornò in Italia per lavorare perché in Serbia non aveva nessuno, né parenti né averi. Ben presto le sue condizioni fisiche gli diedero però l'alt. Per diversi anni Djordjevic Dragisa si arrangiò con alcuni lavoretti, a dire il vero poco consoni al suo status di salute, sino a quando nel 2006 non poté più lavorare perché la protesi all'anca gli stava perforando lo stomaco. Per aiutarlo i connazionali hanno richiesto che gli fosse riconosciuta la pensione di invalidità, ma mancavano contributi e così, anziché la pensione, sono arrivati a Djordjevic Dragisa 5 bollettini da 950 euro ciascuno da pagare per poter avere la pensione. Ma il signor Dragisa non ha alcun reddito, quindi non ha neanche i soldi per mangiare, figuriamo poi se ha quasi cinquemila euro da versare per poter ottenere la pensione. Per il momento è ospite di una signora anziana che gli fornisce gratuitamente un alloggio, mentre gli amici lo aiutano come possono per mangiare. In tutta questa situazione davvero triste il signor Diordjevic Dragisa lancia un appello chiedendo solo di poter svolgere un lavoro consono alla sua invalidità, un lavoro che gli permetta di sopravvivere e magari di racimolare i soldi necessari (quasi 5mila euro) per ottenere la pensione di invalidità.
nr.04/15 del 5 febbraio 2010