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Il sindaco chiede inoltre «l'eliminazione della stazione di esazione all'altezza dell'abitato di San Zeno di Cassola con la realizzazione della barriera ad alta automazione a pedaggio elettronico, prevista peraltro nel bando di gara e per tale tratto, inoltre, si richiede la realizzazione in tunnel sotterraneo della parte abitata».
Fra le altre osservazioni apportate vi è l'auspicio che si realizzi un tunnel «a partire dal tratto ovest della ferrovia, lungo il passaggio all'altezza di via Don Milani, dell'attraversamento sotterraneo di Via Grande, fino alla conclusione del tunnel oltre le abitazioni a ridosso dell'area di cava, nonché la possibilità di adibire la strada di servizio alla Superstrada Pedemontana Veneta nel tratto a nord di via Paolo VI in territorio Comunale di Cassola quale strada comunale di accesso alla zona e la necessità di eliminare la strada di collegamento tra via Madonna delle Grazie, inserita nella bozza di progetto, esterna alla Pedemontana».
«Per tale tratto si chiede la realizzazione di un sottopasso nell'intersezione tra via Madonna delle Grazie e la Superstrada Pedemontana Veneta», afferma il primo cittadino.
Ma l'aspetto più importante di questa missiva al commissario regionale per la Pedemontana riguarda la coltivazione dell'asparago.
«Il passaggio della Superstrada Pedemontana Veneta in tale fascia di territorio - sottolinea Silvia Pasinato - comporta un grave danno, non solo alla produzione, ma anche, alla coltivazione di uno dei pochi prodotti tipici di tutta l'area bassanese, apprezzato e rinomato in tutto il mondo: l'asparago bianco di Bassano del Grappa. Il passaggio del manto d'asfalto comporterà, necessariamente, la scomparsa di questo prodotto tipico in modo perenne, considerato che sono la particolarità del terreno e la zona climatica a dotare il turione bianco di unicità».
Nella lettera il sindaco di Cassola ricorda, a proposito, la nascita del Consorzio dell'asparago di Bassano, al quale partecipano in larga maggioranza i produttori dell'ortaggio ottenuto nella zona tipica di produzione di San Zeno di Cassola i cui scopi sono, in particolare, la tutela e la valorizzazione della produzione dell'asparago bianco di Bassano, il controllo di qualità del prodotto, il deposito di marchi di produzione e di commercio, la richiesta del riconoscimento della denominazione di origine "Asparago di Bassano".
«Il progetto definitivo della strada "Pedemontana" con lo sviluppo della infrastruttura stradale nel territorio di Cassola da est verso ovest - afferma il primo cittadino - pare destinato a porre fine e comunque a ridimensionare in maniera drastica la crescita di questa realtà produttiva visto che l'andamento della arteria va ad impattare pesantemente sulla maggior parte dei terreni agricoli adibiti, in quanto vocati per struttura e consistenza, alla coltivazioni dell'asparago di Bassano. Laddove non saranno oggetto di esproprio, le aree agricole verranno divise in due interrompendo l'unità agricola del fondo e causando gravi danni alle operazioni di coltivazione messe in atto dagli agricoltori locali, se non addirittura interrompendo definitivamente la produzione di asparagi».
Proprio per questo Silvia Pasinato chiede che i produttori di asparagi della zona interessata dal passaggio della Pedemontana vengano adeguatamente risarciti e più in particolare chiede che «il riconoscimento del danno avvenga sulla base di un valore dei terreni che non può essere solo il Valore agricolo medio, non essendo assolutamente pertinenti al valore reale le quantificazioni di Valore Agricolo Medio indicate per gli ortaggi; il valore comunque base di Valore Agricolo Medio per il seminativo è sproporzionato, in diminuzione rispetto al reale, e quindi contrasta con la norma nazionale che prevede che i beni espropriati debbano essere pagati a valore commerciale».
«Inoltre - prosegue - il danno alle attività agricole, alle abitazioni e alle aziende produttive esistenti, non è assolutamente conforme a quanto determinato nel Protocollo sul Passante di Mestre in quanto il progetto presentato è invasivo e sconvolgente per tutto l'assetto edilizio, sociale ed economico della zona. Si chiede poi anche la valutazione del danno strutturale alle coltivazioni di asparagi in quanto la ricomposizione delle colture necessita di un tempo di maturazione almeno triennale per la ripresa della produzione».
Nr.04/15 del 5 febbraio 2010