NR. 30 anno XV DEL 28 AGOSTO 2010
la domenica di vicenza
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Rifiuti: indietro tutta

La decisione della Regione di bloccare nuovi impianti. Da confindustria Vicenza una pesante accusa alla classe politica: “Il Veneto, circondato da Regioni virtuose, ha aggirato il problema”

di Paolo Usinabia
ladomenica@tvavicenza.it

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Rifiuti: indietro tutta

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C'è chi ha salutato il provvedimento come un esempio di lungimiranza, di sensibilità amministrativa nei confronti del territorio. In realtà il Consiglio regionale Veneto, approvando con 28 voti favorevoli, 9 contrari e 4 astenuti un emendamento alla legge finanziaria 2010 che stabilisce che non possano essere approvati progetti di impianti di smaltimento o recupero di rifiuti speciali, pericolosi e non, ha azzerato, almeno per ora, qualsiasi progetto, o processo che andasse nella direzione della gestione dei rifiuti speciali. Ad esserne colpito soprattutto il sistema produttivo, il più attivo d'Italia, che si trova a produrre rifiuti e a non poterli gestire in regione.

Con l'emendamento si stabilisce che non vengano concesse autorizzazioni all'esercizio di nuovi impianti, prima che entri in vigore il Piano Regionale per la Gestione dei rifiuti speciali. Eventuali inceneritori o termovalorizzatori potranno essere realizzati solo in presenza di una deliberazione del Consiglio provinciale competente, previo parere dell'Osservatorio Rifiuti dell'Arpav.

Dura la reazione dei pochi che si sono opposti (a votare l'emendamento una maggioranza bipartisan) ma soprattutto del mondo confindustriale, direttamente coinvolto.


Schiavo (Confindustria Vicenza): "Un comportamento da struzzo"


Luigi SchiavoA poche ore dalla decisione non è mancata la reazione corale del mondo produttivo. Luigi Schiavo, delegato per l'Area Ambiente di Confindustria Vicenza così commenta:

«È un colpo di mano del partito del no, che purtroppo è sempre in agguato per sabotare chi cerca di prendere decisioni. La politica non può sottrarsi alle proprie responsabilità e deve dare risposte ai cittadini e alle imprese dimostrando di saper affrontare i problemi e risolverli. Sono 25 anni che è previsto che si debba fare il piano dei rifiuti speciali e non si è ancora visto niente. E intanto siamo costretti a portare i rifiuti in giro per l'Italia o per il mondo. Dalla politica ci aspettiamo soluzioni, non un comportamento da struzzo, non la testa sotto la sabbia per evitare di farsi carico dei problemi o per motivi di opportunismo. Le non risposte sono la negazione del ruolo della politica».


Cimenti (Confindustria Vicenza): "Siamo indietro di almeno 25 anni"


Renato CimentiRenato Cimenti è responsabile del Servizio Ambiente e Sicurezza di Confindustria Vicenza.

«È un infausto emendamento - ci dice- nient'altro che la dimostrazione della qualità amministrativa esistente in questo campo. Il Consiglio Regionale del Veneto ha adottato un provvedimento nella legge finanziaria che nelle intenzioni dei consiglieri doveva corrispondere ad un modo per bloccare la procedura che avrebbe portato alla creazione di uno o due impianti in provincia di Treviso. In realtà, non so se intenzionalmente o preterintenzionalmemte (nel primo caso sarebbe grave per ottusità e nel secondo per ignoranza), hanno di fatto bloccato tutti gli impianti destinati a tutti i rifiuti speciali in qualunque loro configurazione. Già da anni non vengono creati nuovi impianti, da undici anni non ne vengono autorizzati. Ora, hanno genialmente pensato che per bloccare un nuovo inceneritore servisse un emendamento. Una decisione assolutamente incoerente. Tale emendamento dice che gli impianti si possono fare solo se c'è una pianificazione che lo consenta, una pianificazione che non esiste e che spetta agli stessi legislatori fare. Per cui l'ordine è: "sospendete tutto perché non esiste un piano regionale". Ma il Piano Regionale lo aspettiamo dal 1985!  È dalla famosa legge regionale 33 (Norme per la tutela per l'ambiente) che è previsto un piano per la tutela del suolo, un piano che riguarda i rifiuti urbani e speciali. Credo che se avessero utilizzato, per amministrare e risolvere i problemi, la stessa intelligenza che hanno usato per cercare una scusa per non fare nuovi impianti, il problema sarebbe risolto. A questo si aggiunge un'ulteriore beffa. Si dice che ai fini dell'adozione di un piano, si dovrà procedere ad effettuare studi per analizzare i fabbisogni in materia di rifiuti. Analisi inutili perché sono state fatte lo scorso anno. Non c'è bisogno di ulteriori studi! Siamo di fronte ad un dato di fatto: a fronte di una notevole produzione di rifiuti speciali, non ci sono impianti in grado di riceverli. Si parla poi di "definizione dei criteri di individuazione delle aree non idonee" senza capire che ciò di cui abbiamo bisogno è l'individuazione delle aree idonee. Non mi serve un piano che mi dica dove non fare gli impianti, ma dove posso farli, visto che l'amministratore non lo fa. Tutte le difficili soluzioni che l'industria veneta stava per darsi, a proprie spese, per risolvere il problemi che il pubblico ha deciso di non risolvere, restano così irrisolte per non si sa quanto, con la conclusone che riprendiamo la processione dei rifiuti che emigrano fuori regione. La Regione non dà agli imprenditori la possibilità di predisporre impianti che possano risolvere i problema dei rifiuti speciali, studiati perché abbiano il miglior impatto ambientale abbinato alla sostenibilità economica. La cosa tragica è che chi ha approvato questo emendamento non aveva la minima idea di cosa significasse».

E le altre Regioni?

«In Emilia esistono impianti di tutti i tipi. In Friuli e Trentino Alto Adige pure. Siamo circondati da regioni più virtuose della nostra, pur essendo la locomotiva produttiva del Paese. Ci gloriamo di essere il luogo del miracolo economico, però quando si parla di infrastrutture, e la rete di smaltimento dei rifiuti è un'infrastruttura, siamo gravati da almeno 25 anni di latitanza delle amministrazioni. Smaltire bene i rifiuti significa risolvere un problema alle aziende».

 

Vengono favoriti i criminali...


Che farete?

«Se va bene attiviamo canali di smaltimento rivolti alle altre regioni. I meno "virtuosi" non ci penseranno due volte a seguire altre strade. Poi ci lamenteremo di atteggiamenti condannabili, ma la responsabilità va anche a chi non consente di fare gli impianti.

Vanno costruiti vicino ai luoghi dove vengono prodotti i rifiuti. Il Veneto produce 8 milioni di tonnellate ed ha una capacità di smaltimento di 1 milione di tonnellate. Anche presupponendo che la metà vada a smaltimento, c'è un "buco" di milioni di tonnellate annue, una quantità enorme».

Ci vorranno altri 25 anni?

«Non so. Porto però l'esempio di un'azienda che aveva presentato il progetto di un impianto di smaltimento per la plastica, che andrà sospeso. Un'altra azienda stava progettando il primo impianto in Italia per il recupero delle batterie, l'altro è in Francia. Tutto sospeso. In questo modo attiveremo l'esportazione dei rifiuti. Se volevano bloccare gli impianti andavano bloccati... invece hanno aggirato il problema. Hanno generalizzato il problema adottando una soluzione meramente interdittiva. Se una amministrazione in 25 anni riesce a fare di meglio, lascio giudicare ai lettori.

Nel frattempo le imprese sono preoccupate perché erano riuscite con grandi costi, con tempi e procedure lunghissime, a progettare la costruzione di sistemi virtuosi di gestione dei rifiuti con investimenti di centinaia di migliaia di euro e attraverso passaggi burocratici incredibili. Ora questi progetti sono messi in un angolo per una motivazione insostenibile... Poi ci lamentiamo se le aziende scappano. Con questo sistema, aziende che non hanno un legame diretto con il territorio chiuderanno ed investiranno altrove... Infine una nota. Ci si vanta di saper gestire i rifiuti urbani. Ma rendiamoci conto che dalle 300 mila tonnellate di rifiuti prodotti a Vicenza escono migliaia di tonnellate di rifiuti speciali. Che ne facciamo?».

nr. 04/15 del 5 febbraio 2010

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