NR. 04 anno XVII DEL 4 FEBBRAIO 2012
la domenica di vicenza
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Vorrei essere comodo per il Veneto

Risponde così Giuseppe Bortolussi, candidato governatore per il centrosinistra, a chi gli ricorda di essere un candidato scomodo: “Se ci fosse stato Galan, forse non sarei sceso in campo”

di Luca Ancetti
Pietro Omerini Zanella

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Giuseppe Bortolussi

La candidatura di Giuseppe Bortolussi per il PD alla carica di Presidente della Regione ha fatto discutere. Una scelta definita da molti atipica, forse scomoda, ma che ha garantito un minimo di incertezza sul risultato della partita che mette in palio la carica di Governatore del Veneto. Bortulussi, assessore del comune di Venezia e segretario generale della Cgia (associazione degli artigiani) di Mestre, è sceso in campo come chi sa che non ha nulla da perdere, ma deciso a giocarsi la sfida sino all'ultimo minuto.

Da dirigente di categoria ad amministratore e adesso, politico di professione?

«No. Certo, la mia candidatura ha una sua connotazione politica, ma aspirare alla carica di Presidente della Regione significa voler fare cose concrete, non parole o semplici promesse. Io voglio che i pendolari arrivino in orario, punto a che le liste d'attesa per chi aspetta una visita o un esame di controllo siano accettabili e che si torni ad un'economia forte. Il mio slogan coincide con la mia speranza: poter vivere in un Veneto che si piazzi al primo posto in Europa».

La sua candidatura avrebbe, forse, sorpreso di meno se alle sue spalle ci fosse stata una grande lista civica, ma dietro di lei invece nulla di nuovo, tanti partiti del centrosinistra.

«Ma guardi, sono convinto che la coalizione che mi sostiene sia di fatto una grande civica. Vede, io non mi sono proposto, mi hanno scelto come candidato e si fa fatica a darmi una etichetta, non ho tessere e non l'avrò nemmeno nel caso fossi eletto. Io sarò un "governatore civico". È da trenta'anni che dico che il Veneto è la prima regione in Italia e che lo deve diventare in Europa perché ci sono molte potenzialità. Il mio messaggio non è cambiato, solo che ora lo dico a una tribuna più grande».

Lei parla di un Veneto primo in Europa, ma adesso in che posizione lo colloca?

«Oggi siamo al secondo o al terzo posto. Per arrivare in cima alla classifica c'è da lavorare sull'energia pulita, vorrei che il Veneto fosse primo anche nell'economia verde».

In questo momento, però, in Veneto si discute del nucleare, con posizione molto differenziate anche all'interno dei contrapposti schieramenti: prenda il sindaco PD di Padova, Zanonato, che non si è detto contrario ed è stato subito redarguito dal suo partito. Qual è la sua posizione rispetto al nucleare?

«Sono agnostico per il futuro, ma adesso non ha alcun senso. Il nucleare è un discorso che servirà tra dieci, quindici anni, coinvolgendo grandi industrie. L'energia ci serve subito, bisogna parlare di fotovoltaico nelle piccole imprese. Noi una volta eravamo i primi nell'idroelettrico, poi c'è stata la tragedia del Vajont, ci siamo fermati, ma si potrebbe colmare il nostro fabbisogno in quel modo, e, forse, si creerebbero le condizioni anche per vendere energia pulita».

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