NR. 04 anno XVII DEL 4 FEBBRAIO 2012
la domenica di vicenza
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L'elogio che non ti aspetti e la scuola di fazione che non ti aspetti

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L'elogio che non ti aspetti e la scuola di fazione

Che cosa frulla nella testa di uno stratega d'azienda quando deve farsi pubblicità e non vuole che la medesima segua i canoni più usuali della casalinga, con bambina annessa, magnificante il prodotto? Nessuno può veramente dirlo. Ce lo domandiamo mentre Renzo Rosso dà mostra -e una volta di più, in tutto il mondo- di una sua personale visione totalmente distaccata dalle banalità quotidiane. Concorrenti compresi. L'elogio alla stupidità con cui invita a comprare i suoi prodotti rappresenta uno step in più lungo una strada di grandi affermazioni che però incoccia da sempre in pareri molto differenziati; certo è una politica che ha una sua presa, anche se -e questo potrebbe essere il punto meno forte dell'operazione- ricorda fasti antichi, come gli exploit di Oliviero Toscani, ad esempio. Altro genere di altare del "non pensiero" mondiale, ma questo totalmente involontario, è quello a cui approdano le marche giapponesi di auto: richiamano in concessionaria in tutto la bellezza di quasi ottocentomila vetture per difetti a freni e air-bag; dov'è rotolata l'indistruttibile perfezione tecnologica nipponica? Dalle nostre parti invece sta rotolando la logica, e questa non è una novità. Solo che rotola nel mondo della scuola: e questo è ancora peggio. Come negli anni '60/'70 le scuole si stanno allineando lungo un ciglio di appartenenza politica che oltre a non corrispondere a nessuna realtà effettiva diventa una pericolosissima discriminante perfino nel momento della scelta del corso di studi: sei favorevole o contrario, sei di destra o di sinistra? Questo sta per diventare il problema. Poi occhio ad altre distrazioni: la Provincia di Vicenza stringe le spese per moralizzare un po' i costi della politica e il TAR immediatamente restituisce i diritti di quelli che con doppio incarico erano nel mirino di Schneck e che ora si vedono rifondere gli arretrati: 97mila euro. Alla faccia della logica dell'interesse collettivo.

FORSE NON COSÌ STUPIDI- Come scrive sul Corriere Daniela Monti, sottolineando il piccolo particolare che il gruppo di Rosso fattura 1300 milioni di euro all'anno, forse "gli stupidi di Diesel non sono così stupidi". La provocazione arriva da Renzo Rosso che lancia le sue linee impegnandosi in un estemporaneo elogio della stupidità a tutto tondo. Però il vero messaggio è: "... le persone che osano, che hanno coraggio, che usano il cuore prima del cervello, che credono nel nuovo anche se è pericoloso, quelli sono gli stupidi...". E in questo modo Rosso deve essersi tolto qualche sassetto dalle scarpe dei primi anni di suo impegno industriale, quando mandando sul mercato un concetto del tutto nuovo del jeans strappato o perlomeno vissuto se ne sentì di tutti i colori. Fatto sta che ora la musica è da tempo cambiata e questo manifestone proiettato in tutto il mondo anche con un'ottima promozione in rete si installa nei punti nevralgici degli angoli che contano. Un esempio? Proprio in faccia alla Casa Bianca. Quella del presidente Obama. Forse associare agli schock Toscani/Benetton questa idea di Renzo Rosso non è generoso, o forse qualche connessione magari solo subliminale esiste. Fatto sta che se l'obbiettivo era quello di far parlare di sé non c'è dubbio che il missile è andato direttamente a bersaglio. Questo "stupido è bello", non sarà magari condivisibile, ma certo una sua logica ce l'ha.

LA SCUOLA CHE NON VUOI- Quella che ti affascina meno è appunto associata ai luoghi dove la logica si fa un po' meno reperibile. Le ultime manifestazioni degli studenti vicentini hanno confermato un'idea già sospettata anche se non proprio auspicata: se sei di una scuola sei di sinistra, se viceversa sei di un'altra sei di destra. E così ripiombiamo di brutto in un decennio '60/'70 che speravamo francamente di non dover rivedere mai più riesumato. Non sono tanto le scritte che hanno imbrattato il Rossi a far pensare; è il metodo, lo schieramento pregiudiziale, la fazione, l'etichetta di appartenenza. Naturalmente non sarà poi una questione di tutti quelli che sono in quella determinata scuola. Però poco importa, perché da che mondo è mondo sono sempre le piccole minoranze di gente in cerca di grane a determinare mode e correnti, salite di temperatura e provocazioni. Quando non finisce peggio. Per cui non stupitevi se i vostri figli nel momento in cui sceglieranno di iscriversi ad un liceo o ad altra specie di scuola dovranno affrontare l'ostacolo di un'autoselezione personale e volontaria basata su "come la pensano i miei amici che sono lì dentro". Pura ed elementare autocensura, giusto per evitarle come la peste, quelle stesse grane che altri preparano accuratamente in nascosti laboratori. Come appunto negli anni '60/'70...

LA MORALE CHE NON VUOI- Esistono infortuni tecnici e infortuni socio politico psicologici. Che Toyota e Honda, autentici templi della celebratissima tecnologia perfetta orientale, richiamino in concessionaria centinaia di migliaia di auto perché qualche apparato non va, non deve stupire più di tanto. Anche se offende, revisionandola, quell'opinione che ci eravamo costruiti circa l'infallibilità dei giapponesi. Meraviglia molto di più l'incidente che danneggia irrimediabilmente quell'immagine già pericolante della pulizia della politica che al contrario vorremmo tanto vedere ripristinata. La Provincia di Vicenza decide di moralizzare la sua parte, quella che le è permessa: nel 2008 il presidente Schneck manda a segno un siluro che a giudizio di chi sta fuori dal palazzo sembra sacrosanto perché scippa il doppio stipendio a chi ha doppi incarichi come ad esempio sindaco e consigliere provinciale o altro. Sulla questione della moralizzazione della "casta" non ci deve essere però un accordo troppo convinto nelle stanze che contano. Alla delibera della Provincia i silurati rispondono infatti con un bel ricorso al TAR. E aspettano. Saranno premiati o no? Ci sarà un riconoscimento da parte della magistratura amministrativa circa la non moralissima moralità di fare della politica un affare privato? La risposta è addirittura raggelante per gli amministratori della Provincia: il TAR risponde che i colpiti dal provvedimento debbono essere rifusi. Costa quasi 100mila euro di soldi dei contribuenti, ma costa molto di più sul piano dell'affermazione di principio. Ora è chiaro per tutti che non occorre affatto preoccuparsi di contenere le spese, di evitare sprechi, di lasciare che il ballo delle uscite sfondi senza pudore le casse pubbliche. Attilio Schneck non faccia il fenomeno, si faccia gli affari suoi. Tutto continuerà come sempre. Non è una questione di un po' di auto difettate: è la morale ad essersi difettata, è la morale che non vuoi. O che non vorresti.

nr.05/15 del 13 febbraio 2010

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