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Lineamenti meno "spigolosi", ma anche in questo caso sguardo verso un orizzonte indefinibile per Luca Zaia, aspirante governatore per la coalizione Lega-Pdl. Il ministro, sorriso a denti stretti, ci mancherebbe altro vista la situazione di difficoltà generale che vive il Paese, guarda di lato, verso qualcosa o qualcuno che è oltre il poster, fuori inquadratura, appena sotto il primo piano c'è il suo messaggio "Prima il Veneto". Abbigliamento da ordinanza senza alcun accessorio verde padano, né la cravatta nè il fazzolettino.
Il solo dei tre che ha scelto nella campagna di comunicazione, per quanto riguarda le affissioni, di guardare in faccia l'elettore è Antonio De Poli, candidato dell'Unione di Centro. Nonostante il formato "santino" gigante, la sua è una immagine frontale a guardare diritto chi guarda, è anche l'unico ad aver rinunciato sia alla giacca che alla cravatta, per una meno impegnativa camicia aperta con cardigan di lana. Sopra la sua testa corre lo slogan che la dice chiara su chi è l'avversario da combattere "Slega il Veneto, costruiamo certezze".
Immagini che tutti e tre avranno affidato a strateghi della comunicazione ed esperti fotografi e la scelta, quella relativa allo sguardo rivolto "altrove", che avrà una ragione e una spiegazione ben precisa nelle tecniche di pubblicità elettorale, potrebbe essere una sorta di messaggio del tipo "affidatevi, decido io", ma rimane il fatto che quando uno ti parla è corretto e forse anche educato che ti guardi in faccia, ancor di più se l'interessato è il passante elettore, per questo abbiamo voluto chiedere ad un psicologo il dottor Antonio Zuliani una riflessione sui tre diversi poster elettorali.
Bortolussi. Solo di profilo, sembra un draghetto pronto a sputare fuoco e fiamme. Il fatto di non incontrare il suo sguardo fornisce un vissuto poco empatico. Ciò sembra contrastare con la scritta "Facciamo" e fa pensare più a "Io faccio". Certo un'immagine poco rassicurante da parte di chi ritiene, forse, che ci si aspetti un Governatore decisionista.
De Poli. Sguardo dritto che sembra coerente all'affermazione di voler "costruire" con chi gli sta di fronte. Certo che il maglioncino da colleggiale portato con il collo alto gli da un'aria un tantino giovanilista: almeno lui non s'è tinto i capelli.
Zaia. Guarda in basso a sinistra sfoggiando un sorrisetto scanzonato. Anche qui non si riesce ad incrociare il suo sguardo dandoti l'impressione di non essere abbastanza importante per lui. Ci si domanda: ma cosa starà guardando? Che sia la sua pallina da golf che sta entrando in buca: la certezza del vincitore?
nr. 06 anno XV del 20 febbraio 2010