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Carissimo fra Carissimo,
probabilmente siamo rimasti in pochi a ricordarsi di lei. Infatti non c'è alcuna sua traccia su Google, né in Facebook né sull'intera rete di Internet. E questo è il miracolo che conferma oltre ogni dubbio la sua eroica santità.
Frate minore francescano che non diceva messa, lei partiva dal suo convento in Chiampo e girava un po' dappertutto a chiedere l'elemosina. Così ogni mercoledì pomeriggio bussava alla porta di casa nostra e io le davo le ciòpe di pane vecchio che mia nonna aveva preparato per tempo (mai rosegòti, al massimo mezze ciòpe, per rispetto di chi chiedeva la carità). Lei apriva sorridente una delle due pesanti bisacce grigie che portava sulla spalla e mai, mai dimenticherò quei suoi limpidissimi occhi e quel sorriso di felicità profonda che poi non ho più rivisto sulla faccia di nessun altro frate.
Se oggi le scrivo è per avvertirla di stare attento nel caso decidesse di tornare quaggiù. Prima di tutto l'avverto di non spaventarsi se vicino alla Grotta di Lourdes del suo convento si imbatterà in quella "cosa" fatta di possente calcestruzzo che dovrebbe diventare la nuova chiesa dedicata al beato fra Claudio, suo ben più famoso confratello. La chiesa non è finita ma ha già l'inconfondibile aspetto di un cinema teatro con tanto di palcoscenico, pavimento in discesa e sedie a semicerchio. Un orrore alla vista e una vera bestemmia liturgica (immagino che fra Claudio sia spiritualmente distrutto).
Le raccomando poi di non stupirsi se di frati con la bisaccia in spalla non vedrà neppure l'ombra: adesso hanno il saio sempre ben stirato, la barba ben curata e una fotocamera digitale di ultima generazione per immortalare i pellegrini davanti al santo sepolcro della loro chicchissima Via Crucis.
Se, nonostante tutto questo, o meglio, a causa di tutto questo, lei volesse riprendere le sue bisacce e ripercorrere le strade dei nostri paesi, glielo sconsiglio vivamente! Non solo perché adesso il pane costa un occhio della testa e prima di darlo via la gente ci pensa due volte e poi va a finire che se lo tiene, ma soprattutto perché lei rischierebbe di incorrere nei rigori delle ordinanze comunali oggi di moda e di vedersi confiscate le bisacce come corpo di reato. E non si lasci ingannare dall'oggetto dell'ordinanza, «Disciplina della mendacità» (sic), che troverà affissa all'albo pretorio di qualche nostro comune, perché le parole spesso ingannano: non sono i comportamenti colpevolmente non veritieri ad essere perseguiti, ma la mendicità, soprattutto in questo tempo di crisi nera, e tuttavia superata, come ripete il nostro ottimo e instancabile primo ministro. Il fatto è che se la vedessero girare per i paesi dell'Alto Vicentino in sandali, senza calze e con due vecchie bisacce in spalla e, Dio non voglia, sfiorare luoghi di pregio architettonico, monumentale e turistico, subito l'accuserebbero di portare il degrado nel centro storico e di turbare l'ordine pubblico, e si ritroverebbe ridotto all'istante da umile membro di uno dei più antichi e onorati ordini mendicanti a miserabile accattone sfruttato da bande criminali.
«Sono ordinanze leghiste», lei potrebbe dire. Piano, parli piano, perché quelli tra poco saranno dappertutto e comanderanno su tutto, ma su un punto si sbaglia: non c'è nessuna differenza tra ordinanze di centro destra e di centro sinistra: di fronte alla mendicità, mendace o meno che sia, di questi tempi le ordinanze sono tutte maledettamente eguali. Mi creda, rimanga lassù con Lazzaro il povero, mio poverissimo fra Carissimo.
nr. 07 anno XV del 27 febbraio 2010