|
|
||
A lanciare l'allarme (rosso) è il presidente più esperto della categoria, il bresciano Gino Corioni. Le previsioni per la stagione in corso, se escludiamo le neoretrocesse, alle quali è concesso il ben noto "paracadute", e le quattro neopromosse dalla Lega Pro, ipotizzano un buco da 25 milioni. Non sarà facile ripianarlo se è vero, come è vero, che le società cadette incasseranno in questa stagione il minimo storico dalla mutualità: 56 milioni di contributo dalla serie A e 7 di diritti televisivi. «Siamo in un vicolo cieco -lascia intendere Corioni - anche perché le fonti di finanziamento hanno raggiunto livelli non più superabili. Gli sponsor non sono più disponibili a elargire somme preventivamente ma le legano invece ai risultati sportivi. E in più c'è la crisi economica che ha indotto i grandi gruppi industriali a evitare i vincoli pluriennali». Proprio la crisi della Nuova Pansac ha indotto non a caso i nuovi consiglieri di amministrazione a revocare il ricco contributo (quattro milioni di euro annui, una follia...) che l'azienda del presidente Lori elargiva al Mantova.
Il Vicenza, dal canto suo, sta caratterizzandosi per una gestione non eccessivamente dispendiosa. Tutto è sotto controllo ma la situazione generale della B non induce certo a incentivare gli investimenti. Sarà importante, in questo momento così delicato per tutti, evitare gli sprechi e dotarsi di una strategia lungimirante che punti alla valorizzazione del settore giovanile come risorsa primaria .
Il bilancio medio di una società di B continua ad aggirarsi sui 12 milioni di euro anni ma bisogna tenere presente il nuovo aumento dei costi di gestione. Gli stipendi degli atleti rappresentano il costo maggiore (6-7 milioni) cui vanno aggiunti gli ammortamenti relativi all'acquisto dei calciatori (il valore viene spalmato su più stagioni) le spese per il vivaio (un milione) quelle per i dipendenti, per le trasferte, per le spese mediche e così via per un totale, appunto, di una dozzina di milioni.
Sul fronte dei ricavi dobbiamo tenere conto dei tre-quattro milioni di euro rappresentati dalla mutualità e dagli introiti televisivi, dei due milioni (ipotesi per eccesso) garantiti dagli sponsor e dai due milioni (ancor qui largheggiamo) derivati dagli incassi al botteghino. Si va dunque, realisticamente, verso un "buco" di esercizio di tre-quattro milioni che possono essere ripianati, in tutto e o in parte, dalle cessioni o dalla valorizzazione, appunto, dei ragazzi del settore giovanile. Le ipotesi ottimistiche, in ogni caso, appaiono al momento del tutto fuori luogo.
nr. 07 anno XV del 27 febbraio 2010