NR. 04 anno XVII DEL 4 FEBBRAIO 2012
la domenica di vicenza
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Bifrangi, Mussolente addio. Farà rotta verso la repubblica

Sono cinque le proposte di trasferimento giunte dal paese dell’Est sul tavolo del presidente Biasion. Continua il braccio di ferro tra l’azienda e l’amministrazione comunale

di Gianni Celi

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Bifrangi, Mussolente addio. Farà rotta verso la re

S'era parlato, lo scorso anno, della possibilità che la Bifrangi, l'azienda metalmeccanica di Mussolente specializzata nello stampaggio a caldo dell'acciaio, potesse chiudere i battenti e trasferirsi altrove. Ebbene, quella che pareva una lontana ipotesi sta diventando realtà. Sul tavolo del Presidente del Consiglio di amministrazione dell'azienda, comm. Francesco Biasion, sono arrivate di recente ben cinque proposte di trasferimento da parte del Governo della Repubblica Ceca. «Si tratta di offerte alle quali difficilmente si può dire di no - afferma Biasion - perché oltre all'ampiezza delle diverse aree che mi sono state proposte, so che la Bifrangi può contare su una collaborazione estesa fra politici e soggetti privati, cosa che attualmente qui a Mussolente non riscontro».

A far decidere il comm. Biasion per la chiusura dello stabilimento di Mussolente che, attualmente, dà lavoro a 450 dipendenti, ed il suo trasferimento nell'Europa dell'Est, è l'accanimento, come lui sostiene, della precedente e di questa Amministrazione locale nei confronti della sua azienda e delle sue richieste in materia di edilizia. Prima di entrare nel merito delle lagnanze che stanno alla base di questa decisione di lasciare Mussolente è bene capire quale sia, sotto l'aspetto industriale, l'importanza della Bifrangi nel settore dello stampaggio. La ditta, con i componenti che escono dalle sue presse, fornisce prodotti di alta tecnologia ad aziende di valore mondiale come la NSK, la Caterpillar ed Skf, la John Deere, senza parlare di altre case automobilistiche di fama internazionale. Oltre che a Mussolente essa ha ramificazioni in Inghilterra, a Lincoln e a Sheffield nelle cui fabbriche lavorano altri quattrocento dipendenti. «Nonostante la crisi che ci ha costretto a ridurre il fatturato quasi del cinquanta per cento - spiega Biasion - non abbiamo mandato a casa un solo dipendente e la cassa integrazione è stata richiesta soltanto nel primo semestre dello scorso anno».

La delusione più grossa che ha fatto scattare la molla della chiusura dello stabilimento di Mussolente, è stato il lungo tergiversare dell'Amministrazione comunale in merito all'ampliamento di un capannone ove installare un maglio per lo stampaggio dell'acciaio più grande al mondo, che avrebbe richiesto un investimento di cento milioni di euro e che avrebbe offerto alla Bifrangi l'opportunità di entrare nel mercato della componentistica aerospaziale. Questo macchinario da 55 mila tonnellate assicurava all'azienda un futuro di sviluppo con la creazione di nuovi posti di lavoro, sia diretti che a favore dell'indotto che si sarebbe creato nel territorio. Ora quella pressa ha già funzionato a Houston, negli Stati Uniti, ed è stata installata a tempo di record. «Noi avevamo avuto tutte le garanzie possibili ed immaginabili che quel maglio non avrebbe arrecato danno né disturbo - sottolinea il comm. Biasion - in quanto avevamo presentato tutta una serie di documentazioni atte a dimostrarlo ed avevamo ottemperato a qualsivoglia indicazione che ci era giunta dagli organismi preposti al rilascio delle autorizzazioni necessarie. Nonostante questo, a tempo scaduto, dal Comune è arrivata soltanto una bozza di convenzione da firmare senza riserve».

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