NR. 04 anno XVII DEL 4 FEBBRAIO 2012
la domenica di vicenza
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Rifugiati: mancano le convenzioni con gli enti locali

Gli Enti Locali potrebbero convenzionarsi con lo SPRAR o accedere al FER -Fondo Europeo Rifugiati- mettendo a punto dei progetti mirati, ma manca l'interesse politico e talvolta anche l'informazione

di Jenny Tessaro
tgextra@tvavicenza.it

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Rifugiati: mancano le convenzioni con gli enti loc

Nel Vicentino sono presenti all'incirca 400 rifugiati politici. Uomini e donne scappati dalla persecuzione e che si confondono con gli immigrati giunti nel nostro territorio per motivi di lavoro o di ricongiungimento famigliare. Nel vicentino, ad oggi, c'è soltanto un'associazione preposta all'accoglienza dei rifugiati: è l'associazione "Il Mondo nella Città" di Schio. «L'associazione è l'ente gestore del progetto Oasi, progetto assunto dai comuni di Santorso, Schio, Torrebelvicino, Malo e Marano Vicentino ed inserito nello SPRAR, il sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati del Ministero dell'Interno, gestito a livello centrale dall'ANCI», spiega Renata Dal Maistro, presidente dell'associazione "Il Mondo nella Città". «La nostra associazione, nata dieci anni fa, ha individuato nell'esperienza dell'accoglienza di profughi e rifugiati l'occasione per far nascere, grazie all'intreccio di soggetti e competenze diverse, una rete di scambio sociale». L'associazione, negli anni, ha scelto di accogliere sopratutto donne sole con bambini, per le quali ha creato anche dei laboratori di cucito e di intreccio che riescono a dare un sostegno economico a queste donne in difficoltà e a portarle verso l'indipendenza.

Oltre a questa realtà oramai consolidata, a Vicenza vi è l'Associazione Centro Astalli, cellula staccata dello storico Centro Astalli di Roma che si occupa dalla fondazione di rifugiati e richiedenti asilo.

A Vicenza l'associazione ha messo in piedi il "Progetto nord", un progetto di seconda accoglienza per l'avviamento lavorativo di alcuni rifugiati particolarmente motivati ad inserirsi pienamente nella nuova realtà. In un appartamento in via Berardi, alcuni volontari seguono quattro ragazzi alla volta durante il percorso d'inserimento lavorativo e sociale nella nuova realtà. Nei dieci anni d'attività a Vicenza, l'associazione ha accompagnato una ventina di rifugiati nel personale processo di ricostruzione di una vita "normale" dopo i soprusi subiti in patria e la fuga all'estero che ne è conseguita. «Noi cerchiamo di mettere in rete tutte le nostre conoscenze per aiutare questi ragazzi», racconta Anna Maria Colombaro, volontaria dell'associazione Centro Astalli di Vicenza «ma dovrebbero essere gli enti ad attivarsi per poter aiutare nel migliore dei modi queste persone per noi "speciali". Il problema è che talvolta manca la volontà politica da parte degli enti per accedere ai finanziamenti del Fondo Europeo per i Rifugiati. Basterebbe solo che gli Enti s'impegnassero a presentare dei progetti specifici per gli esuli per ottenere dei finanziamenti da utilizzare in progetti dedicati. Da soli noi volontari facciamo poco rispetto a quello che potremmo invece fare se fossimo all'interno di una rete di enti ed associazioni che si occupano nello specifico di rifugiati. Molte realtà preferiscono non guardare il problema e rimandare ad altri la soluzione, ma non è che mettendo la testa sotto terra si risolva qualcosa. In altri casi invece, agli enti manca l'informazione necessaria per accedere alle risorse europee. Il comune di Vicenza, per esempio, è venuto a conoscenza delle possibilità di avere dei finanziamenti dedicati dopo un incontro che la nostra associazione assieme a Il mondo nella città ha avuto con l'assessore Giovanni Giuliari. Ora è il comune che si deve muovere presentando a giugno qualche progetto specifico».

In questo momento a Vicenza vi sono delle agenzie che curano dei percorsi si formazione professionale che però non finalizzati all'assunzione per cui, tale attività, se pur qualificante lascia il tempo che trova. «I rifugiati accolti a Vicenza sono aiutati con la necessaria disponibilità dai volontari ad accedere ai servizi e questi sono delle persone privilegiate rispetto agli altri che sono al di fuori del progetto e che sono i più, ma - spiega Anna Maria Colombaro - l'associazione Centro Astalli ha chiaro il progetto dell'accoglienza e dell'inserimento dei rifugiati nel tessuto sociale e allo stesso tempo riconosce che può collaborare, ma non sostituirsi alle Istituzioni pubbliche nelle loro competenze».


nr. 08 anno XV del 6 marzo 2010

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