NR. 26 anno XVI DEL 9 LUGLIO 2011
la domenica di vicenza
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Il fico di sua Eminenza

di Maurizio Dal Lago

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Il fico di sua Eminenza

Lo dipingono come un decisionista privo di strategia. Il che fa nascere il più generale problema se sia preferibile uno stratega indeciso o un leader aduso a tagliare nodi gordiani senza prima calcolarne le conseguenze. Ma il card. Bertone, ampio sorriso salesiano, tira dritto per la sua strada nonostante la navicella del Vaticano subisca a volte qualche rollìo di troppo.

Di recente il cardinale Segretario di Stato ha auspicato l'avvento di una nuova generazione di politici cattolici in grado di "iniettare" nella società italiana principi trascendenti e di perseguire disinteressatamente il bene comune. Noi laici cattolici ci siamo commossi e nello stesso tempo ci siamo chiesti quali iniziative siano state promosse per ottenere un tale risultato. Qualcuno ha pure osservato che sarebbe stato preferibile se l'auspicio fosse partito dal cardinale Bagnasco, presidente dei vescovi italiani: qualche maligno laicista, infatti, potrebbe accusare Bertone di indebita intromissione negli affari interni di uno stato estero. «Discorsi anticlericali dei tempi di porta Pia» lo abbiamo zittito, e siamo tornati al problema vero: auspicare è lecito e magari doveroso ma il seme dell'auspicio rischia di cadere sulla strada dove, calpestato dagli uomini, sarà poi divorato dagli uccelli (Lc 8, 5; Mc 4, 4) se lì vicino non c'è un terreno già dissodato, arato e pronto ad accogliere il buon seme e dare buon frutto. Ma, di grazia, chi in questi anni ha dissodato, arato e preparato il campo a lungo insterilito dall'impegno politico dei cattolici italiani?

Si ragionava, pertanto, che il Partito Popolare di don Sturzo non nacque dalla sera alla mattina per auspici dall'alto, ma dopo cinquant'anni di tenace impegno delle migliori energie cattoliche nei gangli della società civile, di dibattiti vivacissimi e di contributi intellettuali di prima scelta, di decisioni dolorose (la cancellazione dell'Opera dei Congressi!), di un'educazione costante, lungimirante e severa nell'Azione cattolica.

Parimenti la Democrazia Cristiana di De Gasperi non nacque dalla sera alla mattina per auspici dall'alto, ma in virtù di una classe dirigente che usciva dalla lunga, quotidiana ed esigente scuola dell'Azione Cattolica degli anni Trenta, dalla raffinata azione culturale di mons. Montini che faceva studiare Maritain ai Moro e agli Andreotti (Montini, stesse in me, salirebbe alla gloria degli altari ben prima di Pio XII e, a dirla tutta, anche di Giovanni Paolo II), dalla preveggenza di chi elaborò il codice di Camaldoli e dal sacrificio di tanti cattolici che combatterono e morirono nella lotta di liberazione contro il nazifascismo.

Sappiamo poi come andò a finire: l'Azione Cattolica fece la scelta religiosa credendo così di recuperare purezza e incisività. Invece fu scalzata da una miriade di movimenti e gruppetti, uno più puro e incontaminato dell'altro, che ne conquistarono gli spazi senza ereditarne la capillare funzione formativa; si dispersero in mille rivoli anche le voci degli intellettuali cattolici e scomparvero i punti di riferimento forti, i "maestri". Accadde così che chi aveva fame e cercava i frutti succosi di qualche fico fronzuto non trovasse altro che foglie e se ne andasse maledicendolo (Mc 11, 12-14).

Dunque: chi ha arato in questi anni il campo per preparare un nuovo impegno politico dei cattolici? Nessuno. Chi ha sparso il buon seme? Nessuno. Di conseguenza, sempre e solo foglie di fico nella politica italiana, Eminenza reverendissima. Per molto tempo ancora.


nr. 08 anno XV del 6 marzo 2010

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