NR. 04 anno XVII DEL 4 FEBBRAIO 2012
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A Vicenza uno stadio da 40 mila per i giochi 2020

L’assessore e presidente del Coni Umberto Nicolai assicura che Vicenza è pronta.
Ma per il calcio servirà un mega-impianto, una parte del quale verrebbe smontato alla fine dell’evento

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Uno stadio da 40 mila per i giochi 2020

(C.R.) Uno stadio da 40 mila posti a Vicenza nell'ipotesi dell'assegnazione delle Olimpiadi 2020 a Venezia. Non è una sparata elettorale o un sogno di fine inverno, ma una reale necessità qualora a vincere sia la candidatura della città lagunare, con il "bacino" esteso non solo a tutto il Veneto (dopo il recente ingresso nel Comitato Olimpico di Vicenza e Verona), ma anche Udine e Trieste, quindi con il coinvolgimento di buona parte del Nord-Est. A svelarlo nell'intervista qui sotto è Umberto Nicolai che, nella doppia veste di presidente provinciale del Coni e assessore allo sport del comune di Vicenza, è stato ospite mercoledì sera a Padova di una riunione operativa del neo costituito comitato, durante la quale è stata abbozzata la distribuzione degli eventi. Vicenza, così come Verona e Udine, ospiterebbe sicuramente il torneo di calcio, ma questo renderebbe obbligatoria la costruzione di un impianto di almeno 40 mila posti, a sedere e coperti. Un mega stadio che rischierebbe di diventare una cattedrale del deserto? Non proprio. L'ipotesi, avveniristica ma nel contempo di grande fascino, è la costruzione del nuovo "Menti" in zona Cà Balbi da 18 mila posti (così come previsto dal progetto originale, ndr.), sopra il quale verrebbe aggiunto un anello con i rimanenti 22 mila posti, grazie a strutture mobili che poi verrebbero dismesse alla fine dei Giochi, come già avvenuto a Pechino 2008. Un progetto fantascientifico, ma sicuramente realizzabile con le nuove tecnologie.

Presidente Nicolai, Vicenza sarebbe davvero pronta per ospitare l'edizione 2020 a cinque cerchi?

«Calma, chiariamo subito un aspetto. Il fatto che Vicenza sia entrata a far parte del Comitato Olimpico Venezia 2020 non significa, ovviamente nel caso di assegnazione, che qui si disputeranno i Giochi estivi. La nostra città ospiterebbe solo una minima parte delle competizioni».

Sicuramente quali?

«Con altre città il torneo di calcio, su questo sembrano non esserci dubbi. Poi starà a noi proporrà altre alternative, in base alla presenza attuale di impianti e aree particolari».

Ad esempio?

«L'impianto del baseball ai Pomari ha ospitato l'anno scorso alcune partite dei mondiali e allargando le tribune andrebbe a norma. Ma ci sarà da capire se questo sport farà parte degli sport olimpici fra dieci anni».

E poi?

«Con investimenti di un certo tipo potremmo proporre di ospitare il golf sull'Altopiano di Asiago, dove già esiste un campo di gara da 18 buche. E anche le competizioni di canoa fluviale in Valbrenta. Sono tutte ipotesi, certo, ma come si vede siamo pronti a fare la nostra parte».

Torniamo al calcio: che capienza dovrebbe avere l'impianto?

«Almeno di 40 mila posti, così come i palasport non potranno avere capienze inferiori ai 20 mila posti. Dimensioni davvero notevoli, al punto che in questo momento in Veneto non esiste nessuna struttura simile».

E allora?

«Ci sarebbero sei-sette anni per costruire gli impianti che, così come successo a Pechino, verrebbero per buona parte smontati una volta finite le competizioni. Nel caso di Vicenza il punto di partenza sarebbe il nuovo stadio a Ca' Balbi, sopra il quale avverrebbe l'ampliamento sino al raggiungimento della capienza necessaria. Io non sono un architetto ma mi dicono che la cosa è ampiamente fattibile».

Che cosa significherebbe l'assegnazione dei Giochi 2020 per Vicenza?

«Un business colossale, del quale probabilmente non ce ne rendiamo conto. Lasciando per attimo fuori lo sport, basti pensare che cosa significherebbe ospitare in quel periodo una mostra mondiale su Andrea Palladio o altri eventi culturali. Su questi aspetti abbiamo ragionato e il sindaco Variati è stato il primo a dire che è un'occasione imperdibile per la città e la provincia. A livello turistico ci sarebbero grandi opportunità, basti pensare solo alle presenze negli hotel. Ma sarebbe la promozione in tutto il mondo a diventare l'arma vincente, di cui si beneficerebbe per sempre».

Quali i maggiori vantaggi?

«Innanzitutto alla costruzione di nuove e moderne infrastrutture, anche se nel 2020 presumo saranno già completate opere importanti, come la Pedemontana e la Tav. Tornando allo sport non basteranno gli impianti per le gare olimpiche...».

In che senso?

«Nella cosiddetta area olimpica serviranno centinaia di impianti per gli allenamenti delle varie nazionali. E questa potrebbe diventare la grande occasione per ristrutturare alcuni dei nostri palazzetti. Ma soprattutto costruire il contenitore da 4.000-5.000 posti che manca a Vicenza e che in questo momento non siamo in grado di costruire per problemi economici».

Il turismo avrebbe ritorni incredibili...

«Senz'altro, ripeto impensabili. Ma penso all'indotto economico complessivo: sono diverse centinaia le azione vicentine che operano nel settore dell'abbigliamento e delle attrezzature sportive».

Assessore, scusi la domanda indiscreta: nel caso di assegnazione a Venezia sareste costretti a muovervi rapidamente per il nuovo stadio, senza ulteriori tentennamenti...

«Sicuramente un'assegnazione olimpica obbliga a completare le opere in tempi ben definiti. Ma non è questa la cosa più importante: i Giochi in casa garantirebbero l'arrivo di ingenti finanziamenti, altrimenti impensabili, peraltro da sfruttare con molto raziocinio».

Che idea si è fatto sulle chance di Venezia 2020?

«Con tutta onestà all'inizio ero un po' scettico. Ma ora, studiando il dossier nei particolari, mi sto convincendo che è un progetto vincente e con molti punti di forza. Si tratta ad esempio di un'area servita da quattro aeroporti (Verona, Venezia, Treviso e Trieste, ndr.) e con una viabilità che fra 10 anni sarà all'altezza della situazione con strade e superstrade. Soprattutto sono convinto che in tutto il mondo la candidatura di Venezia è vista bene e potrebbe avere molti voti a favore».

Ma prima c'è da vincere la sfida contro Roma...

«Nella capitale di recente hanno combinato pasticci sia a livello sportivo, vedi i mondiali di nuoto, che politico. Sarebbe più onorevole che lasciassero via libera al Veneto e al Nord Est».

Quindi lei vede una sfida alla pari?

«Io sono ancora più ottimista. In questo momento dico Venezia 51% e Roma 49%».

nr. 08 anno XV del 6 marzo 2010

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