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La vostra che Fiera è?
«È diversa dalle altre del nostro stesso tenore, è tutta incentrata sull'olivo. Non è un mercato come lo si intende normalmente e la presenza dei fiori è soltanto un aspetto marginale della manifestazione accanto a proposte collaterali legate al mondo dell'agricoltura».
Lei parlava prima di un frantoio moderno realizzato a Pove. Che tipo di struttura è?«È un impianto di proprietà della Cooperativa "Monte Asolone" installato nei locali del Comune. È stato fortemente voluto dall'Amministrazione perché anche Pove fosse dotata di una struttura di alta qualità. Lei pensa che lavora sedici quintali alla volta, una cosa notevole a fronte di impianti privati che arrivano a due quintali al massimo per macina. Il nostro frantoio poi lavora in simbiosi con quello di Marostica per dare modo agli associati di vedere macinato con tempestività il proprio prodotto dal momento che l'attività si esaurisce nel giro di un mese, massimo un mese e mezzo».
È un frantoio quindi che non serve soltanto i suoi concittadini?
«No, è aperto a tutti. A gestirlo è la Cooperativa, ma arrivano produttori anche dai Colli Berici e dal Trevigiano. Diciamo che nelle prenotazioni si cerca, ovviamente, di dare precedenza agli associati, ma poi chiunque può portare le proprie olive».
Quanti sono gli associati della Cooperativa "Monte Asolone" ?
«Sono circa 150, molti provenienti anche da fuori paese. Alcuni poi sono soci anche della Cooperativa di Marostica».
Per Pove quindi quella dell'olivo è una coltura di un certo valore, anche economico.
«Sì certo. La pianta è diventata un motivo di arredo per le strade o davanti alle abitazioni, ma è anche motivo di guadagno per molti produttori. Il Comune lungo le strade o nelle aree verdi ha ben 400 piante di olivo che vengono seguite dai volontari alpini. L'olio che se ne ricava lo diamo alla scuola materna ed all'asilo nido per la mensa dei bambini del paese».
Pove si dice che sia la stazione olivicola più a nord d'Europa.
«Certamente ed è quella che produce un olio a bassissima acidità, grazie anche al tipo di lavorazione che viene usato oggi. Le cultivar sono state selezionate, nel tempo, fra quelle che davano una resa maggiore e che sono più resistenti agli attacchi dei parassiti».