NR. 04 anno XVII DEL 4 FEBBRAIO 2012
la domenica di vicenza
google
  • Newsletter Iscriviti!
 
 

Banche, imprese appaltanti e Stato lasciano a secco le piccole aziende

Zuccato: “Più etica, a partire dagli stessi imprenditori”. Sbalchiero: “Non arriva un soldo ai piccoli!”

di Paolo Usinabia
ladomenica@tvavicenza.it

facebookStampa la pagina invia la pagina

Banche, imprese appaltanti e Stato lasciano a secc

Ormai è diventato un fenomeno. Preoccupante a tal punto che più di qualcuno parla di "epidemia", di rischio di emulazione. Non passa una settimana senza che arrivi notizia di un imprenditore che ha deciso di farla finita.

Di chi è la colpa? Ma soprattutto, che cosa si può fare? È evidente che le domande nascono da una considerazione più o meno condivisa: i piccoli imprenditori non sono tutelati e sono alla mercé di banche, stato non adempiente o pesci più grossi che, spesso, trovano motivazioni pretestuose per ritardare o non effettuare i pagamenti dovuti.

Gli ultimi appelli per arginare questo drammatico fenomeno tanto sono arrivati dal presidente degli industriali veneti Tomat e dal cardinale Angelo Scola.

Noi abbiamo raccolto quelli del presidente di Confindustria Vicenza, Roberto Zuccato e del presidente di Assoartigiani, Giuseppe Sbalchiero.

«È evidente e drammatico come questa crisi abbia percosso violentemente, dalle fondamenta, non solo il tessuto economico e industriale, ma anche la tenuta sociale del nostro Paese. Ma la dura recessione ha, anche, portato allo scoperto l'attaccamento degli imprenditori - quelli piccoli soprattutto - alla propria azienda. Svelando quella solidarietà che lega in maniera inscindibile l'imprenditore e i suoi dipendenti».

Questo l'inizio della lettera del presidente Zuccato, pubblicata mercoledì scorso sul Corriere della Sera, sul fenomeno degli imprenditori-suicidi, che sta riguardando in modo particolare il Nordest. L'attaccamento di cui si parla è tale da portare, nei casi più drammatici, all'auto-annientamento.

Zuccato parla di un diverso punto di riferimento: «Bisogna ripartire dall'uomo nel suo senso più esteso, singolare ed allo stesso tempo collettivo. All'interno di questo quadro la sfida che gli imprenditori devono saper raccogliere è la durabilità delle loro imprese. Un obiettivo che non si raggiunge lavorando unicamente nella ricerca della profittabilità».

Presidente, esiste qualche responsabilità per questa situazione?

«Di tutto quello che avviene nel nostro ambito ci sentiamo responsabili. È chiaro che la situazione è difficile e preoccupante, come preoccupante è anche il fenomeno dell'emulazione. Spero che queste siano situazioni particolari e isolate, per quanto da valutarsi in tutta la loro drammaticità. Spero anche che questo estremo smarrimento non cominci a diventare un sentimento diffuso. Noi come associazione siamo sempre a disposizione degli associati, offriamo un servizio d'eccellenza e cerchiamo di essere vicini a coloro che stanno affrontando un momento di difficoltà».

Quali sono le cause di questo fenomeno?

«Partiamo dal presupposto che la situazione, per molti imprenditori, è difficile per mancanza di liquidità.

Tutto ciò sta portando a comportamenti poco etici da parte di alcune imprese e persone che approfittano dell'andamento generale, usano escamotage e trovano spiegazioni banali per rifiutare o solo ritardare un pagamento. L'effetto è devastante, ancora di più in presenza di una pesante contrazione del credito. Sono situazioni fortunatamente non diffuse, ma mi sono state segnalate e a farne le spese sono le piccole aziende, guarda caso quelle che hanno meno forza contrattuale anche con gli istituti di credito».

Lei ha recentemente detto in una intervista pubblicata sul Giornale di Vicenza che se il pubblico pagasse i debiti sarebbe subito effetto ripresa.

«Siamo di fronte ad una situazione incredibile. Si stima che il debito dello Stato nei confronti delle imprese ammonti a circa 70 miliardi di euro. Basti pensare che il gettito totale dell'Irap è di 36 miliardi. Mettendo anche la metà di questi miliardi sul mercato avremmo un effetto volano capace di aiutare le imprese. Invece ci troviamo a poter contare solo su 5 miliardi, messi a disposizione dal Governo per affrontare la crisi, soldi che per buona parte andranno utilizzati per gli ammortizzatori sociali. Queste cifre dimostrano che in Italia si è fatto pochissimo per aiutare le aziende ad affrontare e reggere l'impatto con la crisi. La situazione è ancora più drammatica se confrontata con l'impegno espresso ad esempio dal governo tedesco che si è messo al fianco del sistema produttivo con ben 100 miliardi...».

Nella lettera il presidente di Confindustria ha parlato del "sistema della fiducia".

«La ricerca di un progetto di sviluppo virtuoso e sostenibile passa per un punto nodale: investire sulla fiducia. L'origine della crisi attuale nasce -scrive Zuccato- da comportamenti non lungimiranti (e a volte irresponsabili) che hanno minato la fiducia. La fiducia è un moltiplicatore dell'economia di mercato, è decisiva non solo per dare stabilità al sistema finanziario, ma per assicurare continuità ai consumi e agli investimenti».

«Ritengo che laddove manca la fiducia, manca anche la possibilità della ripresa e di sviluppo del Paese. Soprattutto quando non vengono premiati i comportamenti etici e non vengono puniti quelli disonesti, allora crolla il sistema. Ritengo che quei comportamenti poco corretti, che determinano autentici drammi nella vita delle altre persone, spingano alla necessità di riscoprire l'uomo, inteso sia come persona singola che sociale, legata agli altri. Servono forti riflessioni per ricostruire un futuro su basi diverse».

La riflessione del presidente Zuccato termina riuscendo ad intravedere una uscita dalla crisi:

«È la dimensione etica, l'impegno imprenditoriale verso una visione economica responsabile che sta alla base della strategia di uscita dalla crisi. E non solo per ragioni di marketing, o peggio, di moda, ma perché è stata l'assenza di regole e di etica che ci ha condotti verso un sistema di crescita che poi è imploso. L'impresa deve tornare al centro del processo di sviluppo, essere il luogo in cui si crea ricchezza, ma anche dove si produce valore per la società».

continua »

Guarda l'ultimo TG
- P.I. 01261960247
Engineered SITEngine by Telemar