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Incidente diplomatico, cercato, voluto, o semplicemente accidentale?
I protagonisti della curiosa vicenda che si è tenuta a due passi da un evento quanto mai centrale della vita politica cittadina, vale a dire la visita in città del Presidente della Camera Gianfranco Fini, sono due esponenti di spicco del PdL locale, vale a dire il vice segretario provinciale ed europarlamentare Sergio Berlato e l'on. Giorgio Conte, finiano dichiarato e regista della associazione "Fare Vicenza". Due politici amici - nemici provenienti da AN e che non si sono mai particolarmente amati.
Ma che è successo, lì, fuori dall'aula magna dell'Università vicentina a San Nicola?
È successo che Berlato, ha comunque deciso di partecipare all'incontro, da spettatore, ovviamente. Giunto però all'entrata della sede in cui si trovavano lo stesso Conte, Fini ed il direttore del Giornale di Vicenza Ario Gervasutti ad intrattenere una platea esaurita in ogni ordine di posti, è stato fermato dagli addetti alla vigilanza.
«No, lei non può entrare», gli avrebbero detto senza tanti giri di parole i "vigilanti".
«Ma come», è stata la risposta di Berlato: «È un luogo pubblico, sono un europarlamentare e vice segretario del PdL, perché mai non posso entrare?», ha chiesto sbigottito Berlato.
«Ordini superiori», pare abbiano motivato gli addetti all'entrata.
A questo punto Berlato ha coinvolto le forze dell'ordine lì vicine chiedendo di intercedere per risolvere la questione. I militari dell'Arma hanno subito fatto capire che veti in questo senso non potevano esserci, ma a questo punto è stato lo stesso Berlato a decidere di andarsene per non creare problemi allo svolgimento dell'incontro.
Ma la cosa non è finita lì.
Perché l'europarlamentare è ovviamente andato su tutte le furie ed ha deciso di andare a fondo della questione, tanto da scrivere una lettera a Gianfranco Fini e per conoscenza al coordinatore regionale del PdL Veneto Alberto Giorgetti.
«Caro Presidente -ha scritto Berlato- sono davvero dispiaciuto del fatto che non mi sia stato permesso di portarti il saluto di benvenuto da parte del coordinamento provinciale del PdL di Vicenza in occasione della tua visita odierna nella città berica. Purtroppo, quando mi sono recato presso la sede della Università dove hai presentato il tuo nuovo libro, mi è stato impedito di entrare nella sala da parte degli addetti al servizio d'ordine i quali mi hanno comunicato di avere ricevuto disposizioni dal loro "capo" di non permettermi d'entrare. Ho provveduto immediatamente a fare identificare questi signori da un ufficiale dei carabinieri che era lì presente, e che ha chiesto loro chi fosse questo "capo" che aveva impartito questa disposizione. Gli addetti al servizio d'ordine hanno risposto all'ufficiale dei Carabinieri che la disposizione era stata impartita loro dall'on. Giorgio Conte in persona, in quanto "la presenza dell'on. Sergio Berlato non era gradita". L'ufficiale si è prestato a scortarmi personalmente nella sala riunioni ma, per rispetto nei tuoi confronti ho preferito allontanarmi senza creare problemi. Ti dovevo questa informazione non certo per creare polemiche, ma solo perché tu non pensassi che io mi fossi sottratto al piacevole dovere di fare gli onori di casa e di rivolgerti quel saluto che l'intero coordinamento provinciale del PdL mi aveva pregato di portarti».
Questa la lettera inviata.
Incidente concluso? Non tanto, perché pare che il coordinatore regionale Giorgetti abbia chiesto chiarimenti una volta venuto a conoscenza di quanto accaduto fuori da San Nicola.
Una vicenda destinata così a lasciare qualche strascico, almeno sino a quando l'equivoco, se equivoco c'è stato, non verrà chiarito in qualche modo.
«Per la verità abbiamo ricevuto fino a 48 ore prima del convegno molte adesioni rispetto ad inviti via e mail e sms fatti la settimana precedente -spiega ora Giorgio Conte- Eravamo preoccupati perché il numero delle adesioni era superiore ai posti disponibili e l'Università ci ha fatto presente che più di 260 persone la sala non poteva contenere, perché sarebbero mancati i requisiti di sicurezza. Siamo così stati costretti a dotarci di un controllo di sicurezza che abbiamo affidato ad una agenzia specializzata. Rispetto alle adesioni era stato stilato un elenco preciso che faceva riferimento a conferme ricevute. Gli elenchi erano pubblici visto che le hostess e la sicurezza li avevano in mano. 350 adesioni con 256 posti a sedere, provate a pensare alla mia preoccupazione. A quel punto non avendo nessun altro modo di agire abbiamo concordato anche con l'Università di dare la precedenza esclusivamente alle persone che avevano aderito con la conferma dell'invito. Nella buona intenzione di far entrare eventualmente anche altri ospiti meno zelanti, ma solo se ci fossero stati posti vuoti una volta iniziata la manifestazione. Questa è la verità, è il punto di vista di chi aveva la responsabilità organizzativa dell'iniziativa. Non eravamo in una piazza, dovevamo fare i conti con una capienza massima prefissata. Abbiamo scelto una sala così perché non pensavamo ci fosse tutto questo successo».
E veniamo alla questione autorità. «È chiaro che l'abbiamo gestito con attenzione questo aspetto. Come sempre accade, in molti decidono all'ultimo momento. La sera prima mi hanno chiamato tutta una serie di personaggi politici e non solo chiedendomi di poterci essere. Ho dovuto chiedere a qualche amico di rinunciare per dare loro spazio. Lo sforzo per trovare il posto alle autorità c'è stato. Berlato non si è mai fatto vivo, esattamente come un anno e mezzo fa per la precedente visita del presidente Fini promossa da "Fare Vicenza". Non vedo perché avrei dovuto assegnargli un posto, visto che non ci ha degnato di una segnalazione. Non sapevo nemmeno che l'europarlamentare fosse fuori dalla sala dell'incontro. Ne sono venuto a conoscenza solo dopo l'evento quando i vigilanti mi hanno informato che aveva fatto una gran confusione. Bastava che mi avvertisse, e vi assicuro, non ci sarebbero stati problemi, avremmo evitato l'incidente diplomatico».
Incidente concluso?
Tutto da vedere, certo è che ora la parola passa a Fini, anche se entrambi gli amici- nemici concordano su di un punto. «Non vogliamo fare polemica».
nr. 08 anno XV del 6 marzo 2010