NR. 31 anno XV DEL 4 SETTEMBRE 2010
la domenica di vicenza
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Storie di donne

Ogni anno, a marzo, si parla dei diritti delle donne, ma per le straniere è difficile farli valere, in Italia come in patria. La storia di Nada, donna marocchina ripudiata dal marito, che da due anni lotta per dare un futuro ai suoi figli

di Jenny Tessaro
tgextra@tvavicenza.it

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Storie di donne

Storia lunga, difficile, tormentata. Una delle tante storie che si possono ascoltare quando il cuore si apre alla fiducia. Lei è Nada (storia vera, nome d'invenzione) una donna marocchina giunta nel vicentino diversi anni fa per ricongiungersi con il marito. In Italia nascono tre figli, due maschietti ed una femminuccia. È dopo la nascita dell'ultimogenita che la storia prende una piega inaspettata. Il marito infatti si innamora di una connazionale e inizia a trattare male la moglie. D'estate entrambi tornano in patria a casa dei genitori di Nada, ma lui, dopo un giorno sparisce con i documenti della moglie e con il figlio più grande.

«Mandò a dire che mi aveva ripudiata. Mi trattò come un cane, rubandomi i documenti e il primogenito. Non sapevo dove fosse mio figlio. Lui voleva che io rimanessi in Marocco perché aveva intenzione di sposarsi con quella che era già da tempo la sua amante. Togliendomi i documenti pensava che io non potessi più tornare in Italia e dunque non potessi intralciare i suoi piani. Ma io sono riuscita, tramite mio fratello, ad avere un visto speciale per l'Italia e ritornare qui perché volevo far valere i miei diritti». Nel frattempo l'uomo, che evidentemente si sentiva in pericolo, decise di rispedire a casa dell'ex moglie il figlio più grande il quale riferì di essere stato segregato, senza poter uscire di casa.

«Io intanto avevo mosso tutte le mie conoscenze per far valere i miei diritti. Volevo che lui pagasse l'assegno per i figli, così come ha stabilito la legge marocchina. Ma finché io ero in Italia lui è tornato in Marocco e si è fatto consegnare dai miei genitori i tre figli. Li ha rapiti. Io non sapevo dove fossero e nonostante le telefonate a casa dei suoi genitori e dei parenti, dei bambini nessuna notizia». Nada ha mobilitato tutte le persone che conosceva per poter riabbracciare i bambini che le erano stati ingiustamente sottratti. Era sicura che il marito li avesse portati in Italia.

«Dopo tante vicissitudini ora i miei tre figli sono in Marocco con i miei genitori. Io invece sono qui in Italia, lontana dagli occhi del mio ex marito e lavoro come badante per poter dare un futuro alle mie creature. Mio marito si è sposato con la sua amante ma, nonostante questo, ha cercato in ogni modo di non pagare gli alimenti denunciandomi per l'abbandono dei figli in Marocco. Poi per fortuna la verità è venuta a galla e molti confratelli musulmani l'hanno allontanato dalla moschea. Io sto ancora attendendo che mio marito mi dia il dovuto per il mantenimento dei figli, cioè quello che la stessa legge marocchina ha stabilito con la sentenza di divorzio. Intanto io lavoro, lontana duemila chilometri dai miei figli, per poter dare loro un futuro. Loro intanto crescono, senza un padre e senza una madre. Non so se sia giusto, ma questo è tutto quello che posso fare».


nr. 09 anno XV del 13 marzo 2010

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