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«Ho avuto modo di leggere i dossier di Roma e Venezia - spiega Ferrazzi - e indubbiamente quello che ci riguarda da vicino il più affascinante dei due. Non vorrei sembrare di parte, ma...».
Ma...
«La candidatura veneta mi sembra meglio strutturata, nel senso che sono coinvolte tre città come Venezia, Padova e Treviso, con relative province, a cui poi si sono aggiunte città importanti, sotto il profilo sportivo e culturale, come Verona, Vicenza e Trieste. Tutte città distanti poche decine di chilometri tra loro, quindi facilmente raggiungibili tra loro. L'altra proposta riguarda esclusivamente un'unica città, Roma per l'appunto».
Da ex campione e uomo di sport, cosa potrà essere decisiva nella sfida tra Venezia e Roma?
«Mi piacerebbe fossero i contenuti della candidatura stessa, ma ho l'impressione che l'aspetto politico avrà un suo peso. La decisione finale della candidata italiana sarà presa proprio a Roma che, come si dice in gergo, potrà dunque giocare in casa».
Quante possibilità di spuntarla può avere Venezia?
«Difficile dirlo, ma Roma è sempre Roma e non c'è dubbio che rimane la grande favorita. Peraltro ci sono alcune coincidenze a livello numerico: l'ultima edizione dei Giochi estivi ospitati in Italia risale al 1960, proprio nella capitale. Il ritorno 60 anni dopo potrebbe rappresentare un bello slogan».
Leggendo il dossier di Roma che idea si è fatto?
«Che ad esempio propongono di sfruttare tutti gli impianti costruiti per i mondiali di nuoto 2009, mentre per quanto riguarda il nuovo stadio olimpico di Roma in realtà se ne parla da anni. La verità è che chi ha la fortuna di ospitare le Olimpiadi ha il vantaggio di avere un elevatissimo plafond di investimenti, utili non solo per le strutture sportive ma anche per le infrastrutture».
Per il Venezia e il Veneto sarebbe un'occasione incredibile...
«Lo definisco un sogno, un sogno grandissimo. Nelle quattro edizioni delle Olimpiadi disputate ha visto città letteralmente trasformate e modernizzate, grazie a strutture costruite con un certo criterio e quindi utilizzate anche dopo i Giochi».
Nell'intervista rilasciata la settimana scorsa alla "Domenica di Vicenza" il presidente del Coni provinciale, Umberto Nicolai, che è assessore allo sport del comune di Vicenza, ha detto che qualora Venezia si aggiudicasse i Giochi si potrebbe proporre la Valbrenta per ospitare la canoa fluviale...
«Credo sarà molto difficile, quasi impossibile. Nelle ultime sei edizioni delle Olimpiadi il bacino d'acqua era artificiale, il tutto per ovviare a problemi legati alla mancanza o a troppa acqua, quindi per garantire una gara uguale per tutti i concorrenti in ogni condizione. Inoltre il fiume è del Demanio, quindi risulterebbe difficile intervenire con interventi o la costruzione di tribune».
Dove verrebbero disputate le gare di canoa nell'ipotesi di Venezia 2020?
«Il dossier parla di un nuovo bacino, che verrebbe costruito ex-novo, in provincia di Treviso. Come successo nelle altri sedi olimpiche verrebbe creato, anche per una razionalizzazione dei costi, un mega bacino artificiale che distribuendo le gare nell'arco delle due settimane ospiterebbe la canoa velocità, la canoa fluviale e il canottaggio. In altre parole tutti questi sport utilizzerebbero la stessa acqua».
E nel caso ospitasse i Giochi la città di Roma?
«Nella frazione di Settebagni e anche in questo caso sarebbe un bacino nuovo di zecca. Personalmente farò comunque il tifo per la candidatura italiana, anche se vincesse Roma, se non altro perché in Italia non esiste un bacino artificiale, anche se si parla di ciò da anni. La mancanza di questo impianto precluderà in futuro la possibilità di ospitare grandi eventi e di non avere una sede per gli allenamenti. Tanto per essere più chiaro la squadra azzurra, in questi giorni, si sta allenando ad Atene, nell'impianto costruito per l'edizione 2004 delle Olimpiadi».
Torniamo alla Valbrenta. Se però Venezia si aggiudicasse i Giochi 2020 diventerebbe un'area richiestissima per gli allenamenti di canoa fluviale...
«Indubbiamente, il business inizierebbe anni prima e poi si vivrebbe di rendita per decenni. Già adesso il fiume Brenta, nella zona di Valstagna, è molto ambito: la prossima settimana sono attesi una ventina di giovani atleti della nazionale slovacca, ma anche oggi (mercoledì 10 marzo, ndr.) sono sceso lungo le ripide con due atlete slovacche sotto la neve, a conferma che ogni condizione va bene».
Prima parlava dell'importanza di strutture costruite con criterio. A cosa si riferiva?
«Ad alcuni esempi riguardante il mio sport. Il costo del bacino costruito per i Giochi di Barcellona '92 si è ripagato almeno quattro volte: quel campo di gara è diventato un parco divertimenti, del tipo Gardaland, che garantisce anche discese tipo rafting per il pubblico. Ecco perché pensare a un bacino artificiale a Treviso mi sembra un sogno grande da poter vedere realizzato. Troppo grande».LA SCHEDA / CHI È
Resterà comunque nel mondo della canoa fluviale come tecnico del Corpo Forestale dello Stato, per cui lavora da sempre. Sposato con la spagnola Maria Eizmendi, anche lei ex campionessa della canoa slalom, che conobbe nel 1992, è padre di due figli: Paola di 8 e Xabier di 5 anni. |