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«È stato un viaggio avventuroso - ci racconta al ritorno dalla lunghissima pedalata - ma quantomai affascinante. Abbiamo attraversato zone desertiche dove per una settimana non abbiamo incontrato anima viva e siamo passati dalla vegetazione lussureggiante della parte centrale dell'Argentina, a quella più arida e selvaggia della parte più a sud».
Sartori e Pontarollo sono arrivati ad Esquel in aereo da Buenos Aires e qui hanno cominciato a pedalare con la loro mountain bike portata da casa e con un carico di 23 chili formato da vestiario, alimenti, componenti della bici in caso di rotture, tenda e sacco a pelo.
«Abbiamo attraversato la Cordigliera Andina entrando quindi in Cile lungo la Carretera austral, una strada voluta dal dittatore Augusto Pinochet, cominciata nel 1976 e terminata nel 1996 - ci spiega Sartori - A Cile Chico siamo rientrati in Argentina seguendo la Ruta 40 fino a Baia di Caracoles. Da qui abbiamo raggiunto le Cuevas de las manos dove si trovano incisioni rupestri e le impronte di tante mani lasciate dai progenitori dei Tehuelche, una popolazione indigena vissuta fra novemila e tredicimila anni fa».
«Raggiunta Calafate ci siamo fermati per andare a vedere lo straordinario ghiacciaio Perito Moreno, uno dei più visitati al mondo - continua l'ex iridato - Dall'Argentina siamo rientrati in Cile raggiungendo Puerto Natales ove ci siamo fermati a visitare il parco naturale Torres del Paine. Da qui siamo giunti allo Stretto di Magellano ed entrati nella Terra del fuoco ritornando in Argentina e concludendo il nostro viaggio a Ushuaia, la città posta alla fine del mondo, come recita il cartello posto nel lato più a sud. Al di là di questo angolo di Argentina c'è il Polo sud».
«Le difficoltà maggiori che abbiamo incontrato durante questo viaggio - dice Sartori - erano dovute alla presenza di venti fortissimi che ci ostacolavano non poco costringendoci a procedere a tre-quattro chilometri orari e che più di qualche volta ci facevano sbandare portandoci diritti nel fossato laterale. Non parliamo poi della pioggia che ci ha accompagnato, a sud, per quattro giorni consecutivi. Infine è arrivata anche la neve. Una mattina infatti, siamo usciti dalla tendina e abbiamo trovato il terreno tutto imbiancato. A parte questi contrattempi possiamo dire che il percorso ha ripagato i nostri disagi e le nostre sofferenze con panorami stupendi, con scorci meritevoli di più di qualche sosta, con incontri, pur rari, con gente molto disponibile ed ospitale».
Gianni Sartori sta pensando adesso ad una nuova avventura: il raggiungimento di Capo Nord, ma non per la via che solitamente viene percorsa dai ciclisti, bensì per un'altra più dura ed impegnativa lontana da punti di appoggio e da zone abitate.