NR. 04 anno XVII DEL 4 FEBBRAIO 2012
la domenica di vicenza
google
  • Newsletter Iscriviti!
 
 

D’Agrò, lo speaker-cittadino dell’Alleanza di centro per il Veneto

di Gianni Celi

facebookStampa la pagina invia la pagina

Lo avevamo annunciato nella penultima edizione de "La Domenica di Vicenza" e lo strappo è stato ufficializzato. Stiamo parlando della scelta di importanti referenti dell'Udc locale di sostenere, per le prossime elezioni regionali, la lista "Alleanza di centro", di Francesco Pionati, fusa con la Dc di Giuseppe Pizza. La presentazione dei candidati è avvenuta in città e vede come capolista Fulgenzio Bontorin, consigliere nazionale dell'Udc di Casini e vicesegretario provinciale dello stesso partito. A prendere la parola per illustrare le finalità e gli obiettivi di questa nuova forza politica, c'era anche l'on. Luigi D'Agrò. Abbiamo voluto capire quale sia, attualmente, la sua posizione rispetto al partito di Casini.

Dott. D'Agrò, al Belvedere lei era fra i presentatori dell'Adc (Alleanza di centro per il Veneto), come mai?

«Diciamo che ho fatto da speaker, ho fatto sì la presentazione, ma da cittadino che non ha incarichi nel partito, che ha visto questa iniziativa con lo spirito di quanti, sulla scorta di un'esperienza di alleanza con il centrodestra, che parte dal 1970 nella Regione Veneto, trova giusto che si continui perché altrimenti è difficile che ci sia una presenza democratico cristiana nel governo regionale».

Ma a questo punto lei è uscito dall'Udc o no? Non credo che il partito nel quale ha militato fino ad ora le permetta di tenere il piede su due staffe.

«In questo momento non penso che esista più l'Udc che ho conosciuto. Come qualcuno ha detto, l'Udc sembra sia diventato un albergo ad ore. Si entra e si resta fintanto che si ritiene opportuno restarci. Io rimango nel centro, ma aiuto una forza che con l'Udc ha da spartire una collocazione diversa, quella delle alleanze rispetto ad un partito che rimane isolato».

Come mai lei non si è candidato per le regionali nell'Adc?

«Per un semplice ed unico motivo, perché avevo detto fin dall'inizio che mi sarei candidato nell'Udc o in nessun'altra parte, quindi, siccome nell'Udc ho avuto degli ostracismi e sensazioni di profondo disagio, trovandomi oggetto di discussione da parte di chi nell'Udc non era mai entrato, ho tenuto fede alla promessa di non candidarmi con nessun altro. Ormai quel partito è un contenitore senza contenuti, non c'è progetto. Se lei guarda bene, i soci fondatori veneti dell'Udc sono usciti tutti. Non so se sia un problema di testa, se non lo è alle regionali avrà voti di opinione pubblica, ma non popolari intesi come aggancio alla realtà territoriale. Ci troviamo di fronte ad un animale mutante che, di volta in volta, perfezionerà il suo rapporto con l'elettorato in funzione di un motivo tattico».

Lei parla di ostracismi per la sua candidatura, ma Raffaele Grazia ci ha spiegato che le diverse componenti dell'Udc erano concordi sull'inserimento del suo nome nella lista.

«Ho letto che il Signor Grazia ha detto che le componenti del partito si erano messe d'accordo sul mio nome e che potevo correre. Lei pensi dove eravamo arrivati: le componenti di un partito del sei per cento s'erano messe d'accordo e lui era una componente dell'Udc, quando si trovava per la prima volta a correre per noi dopo essere stato contro l'Udc anche alle ultime elezioni provinciali: complimenti».

Quindi lei ormai è uscito dall'Udc.

«Io sto facendo campagna elettorale per un'altra forza che non è l'Udc».

E quindi non è più nel partito.

«Guardi, mi espellano pure, facciano quello che vogliono».

Lei ha parlato con l'on. Casini di questa sua scelta?

«Credo che non sia io che debba parlare con Casini, ma Casini con me e da due anni a questa parte, non da adesso».

Abbiamo visto alla presentazione dell'Adc, qui a Bassano molti personaggi politici dell'Udc, questo significa che lo strappo è ampio?

«Sì, sono usciti in tanti e da tutte le province. Vede, mentre altre volte sono usciti per dei contrasti interni, questa volta è stata una scelta di carattere politico. Se in Giunta regionale, fino all'altro giorno, in Giunta provinciale a Vicenza, ancora adesso, se in alcuni Comuni fino ad ora l'Udc è alleato con il centrodestra e la Lega, non si capisce perché all'improvviso si debba decidere di correre da soli. Qual è il motivo? Perché c'è la Lega, dicono, ma allora perché a Torino che c'è la Lega si va con il centrosinistra, quando la Bresso non solo è una sinistra, sinistra, ma anche laica, laica, al contrario di Bertolussi? Perché con la Polverini a Roma? Perché scegliamo le persone? Allora vuol dire che questo è un partito che non ha più idee politiche, ma che sceglie il leader che piace. La volta scorsa le avevo detto che Casini in Puglia si allea con la sinistra, ma non con Vendola solo perché questi non vuole la privatizzazione dell'acquedotto pugliese che invece è nella presunzione di Caltagirone di prenderselo. Non era un pensiero mio, ma mutuato direttamente da L'Espresso, cosa peraltro mai smentita».

Tornando all'Adc, che possibilità può avere questa lista di mandare dei consiglieri in Regione?

«La torta è di cento e per soddisfare tutti gli appetiti dovrebbe essere di duecento. Non ci facciamo troppe illusioni, ma siamo la terza gamba dell'alleanza. Il PdL e la Lega hanno accettato noi e questo è molto significativo. Riprendiamo un percorso interrotto nel 2008 quando Berlusconi chiese a Casini di entrare nel PdL o di uscire e bene ha fatto allora Casini a non accettare, ma oggi che viene proposta questa "terza gamba" non capisco perché non la si debba accettare. Due anni fa eravamo in Giunta seguendo un percorso dovuto al fatto che il patto con gli elettori non si doveva cambiare».

L'Adc si presenta come un nuovo partito in Regione.

«Sì, di fatto nel Veneto è nuovo. L'Alleanza di centro è di Pionati e la Dc di Pizza, abbiamo voluto inserire la parola Veneto. L'autonomia del territorio in politica è anche questo e cioè presentare un simbolo dove non vi sia il nome di una persona, ma di una regione».

Ma non è che, essendo un movimento appena nato, diventi la ruota di scorta di due movimenti ormai consolidati nel Veneto?

«La ruota di scorta è un termine elegante per dire che si prendono pochi voti rispetto agli altri due e so perfettamente che sarà così. Non mi metto a fare il gigante in mezzo a due torrioni, ma ripristino un cammino di identità. Le faccio l'esempio bassanese. Qui il centro ha avuto l'idea di lanciare la candidatura di Stefano Cimatti libera da qualsiasi tipo di alleanze preconcette. Ebbene, l'Udc, nella prima tornata, non c'è stata. Dopo è stato più un problema che una risorsa. Se continuiamo a cambiare elettorato va a finire che questo diventa un partito dalle porte girevoli».

nr. 09 anno XV del 13 marzo 2010

Guarda l'ultimo TG
- P.I. 01261960247
Engineered SITEngine by Telemar