NR. 04 anno XVII DEL 4 FEBBRAIO 2012
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Venezia 2020. D'Agrò: "Serve una task-force sportiva e politica"

L'ex parlamentare fu tra gli organizzatori nel 1985 dei mondiali di ciclismo a Bassano del Grappa: "Bastano 100 mila euro per adeguare il velodromo Mercante"

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Venezia 2020. D'Agrò:

LA SCHEDA / CHI È

Luigi "Gigi" D'Agrò, 62 anni, è nato a Bassano del Grappa, dove tuttora risiede. Assessore allo sport nel comune di Bassano negli Anni Ottanta, è cresciuto politicamente nella Democrazia Cristiana, nelle file della quale è stato eletto nel 1990 nel Consiglio Regionale del Veneto, dove in seguito è stato assessore regionale con delega a programmazione, bilancio, lavoro, cultura e sport. Nel 1995 ha aderito al Cdu di Rocco Buttiglione. Nel 2001 è stato eletto alla Camera dei Deputati mentre nel 2006, con il nuovo sistema elettorale a liste bloccate, viene riconfermato alla Camera, dove ha fatto parte della X Commissione Permanente per le attività produttive, commercio e turismo. Pur non candidandosi alle elezioni regionali 2010, ha sostenuto il candidato presidente Luca Zaia e in particolare la lista a lui collegata dell'Alleanza di Centro. Oltre all'attività politica, D'Agrò, laureato in scienze politiche, è docente di Sociologia dei sistemi organizzativi alla facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi di Padova.

(C.R.) Un quarto di secolo fa fu tra gli organizzatori dei campionati del mondo di ciclismo ospitati a Bassano del Grappa (per le gare su pista) e al Montello di Treviso (per la strada). Quell'edizione dei mondiali 1985, a detta di tutti, rappresenta in assoluto una delle più grandi kermesse sportive mai ospitate nella storia in provincia di Vicenza.

«Fu un grande evento - attacca Luigi D'Agrò - del quale a distanza di alcuni decenni si sentono ancora i benefici. Nel Vicentino, ma forse anche il Veneto, fu il primo evento sportivo collegato al territorio, che fu rilanciato, per quei tempi, in maniera straordinaria».

Per quanto tempo e in che modo fu promosso?

«Nei tre anni precedenti. Da quando fu ufficializzato che saremmo stati noi ad ospitare la kermesse, l'organizzazione si è messa a lavorare con una strategia sino allora sconosciuta».

Lei in che modo era coinvolto?

«Facevo parte della Finanziaria Mondiali 1985 come socio, ma in quegli anni ero anche assessore allo sport del comune di Bassano del Grappa, quindi rappresentavo l'amministrazione locale e tenevo i rapporti per la gestione dell'impianto con la Federazione Ciclistica internazionale. Fu un periodo di grande impegno e notevoli responsabilità».

Immaginiamo che il velodromo Mercante fu rimesso a nuovo...

«Certamente, in quanto proprio per ospitare un mondiale assoluto doveva avere determinati requisiti. Furono allargate la tribuna centrale e quella a monte per portare la capienza totale a 10 mila posti, fu installato l'impianto di cronometraggio elettronico e un megatabellone visibile dal pubblico. Ricordo inoltre che fu scelta una pellicola speciale e innovativa che consentì al Mercante di diventare a quel tempo la pista più scorrevole al mondo. Al punto che qualche settimana dopo i mondiali il danese Oersted sfiorò il record mondiale dell'ora».

Cosa ci fu di originale in quel mondiale di 25 anni fa?

«Molte cose, tra cui quello di uno sponsor disegnato proprio sulla pista, innovativo per quei tempi anche sotto il profilo del rapporto con le industrie. E fu lanciata la zona vip, con sala ristorante continua, ricavata all'interno della pista, in pratica sopra il campo da calcio. Un'iniziativa poi lanciata nelle "Sei Giorni" su pista di tutto il mondo».

E a livello di promozione?

«Si partì dal concetto che non potevamo aspettare i tifosi di tutto il mondo a Bassano. Per questo motivo girammo il mondo, presentando i nostri campionati in Paesi molti legati al ciclismo come Australia, Stati Uniti e Inghilterra, ma anche Germania e Nord Europa. Con gli organizzatori delle edizioni dei mondiali 1984 in Spagna e 1986 in Belgio ci furono accordi di vario tipo. Inoltre fu lanciata una grande campagna pubblicitaria nei maggiori quotidiani nazionali già dai 6-7 mesi prima dell'evento».

Quali furono i vantaggi sotto il profilo turistico?

«La nostra città, sino ad allora conosciuta solo per il ponte di Bassano, fu lanciata in un'altra dimensione, quella ad esempio, restando in ambito sportivo, delle pendici del Grappa per gli appassionati di ciclismo e del parapendio, ma anche della canoa fluviale sul Brenta. Fu deciso anche il rilancio della gastronomia e dei prodotti tipici, ma soprattutto delle ville venete e della provincia di Vicenza capitale dell'oro».

Secondo lei la sfida tra Roma e Venezia è impari?

«No, credo che la nostra regione si possa giocare le sue carte sia nella sfida a livello nazionale che eventualmente con le candidate del resto del mondo».

Che consiglio si sente di dare ai promotori di Venezia 2020?

«Di formare un comitato di promozione dell'evento con grandi personalità del mondo della cultura, dello sport e della spettacolo della nostra regione. In pratica una task-force, in grado di far capire che le Olimpiadi in Veneto non sarebbero solo un evento sportivo, ma una kermesse che guarda con grande attenzione all'aspetto turistico, dell'ospitalità e all'ambiente».

In particolare che messaggio forte bisogna dare?

«La capacità delle province venete di mettersi assieme a Venezia per garantire la presenza di un territorio, la cosiddetta area metropolitana, che in realtà può diventare una grande città allargata, con centri ben serviti da collegamenti viari e ferroviari».

Da politico ed ex parlamentare una domanda è d'obbligo: quanto deciderà la politica nella sfida tra Venezia e Roma?

«Inutile negare che lo sport vive a contatto con la politica e intrattiene rapporti con essa. In questo contesto la politica scenderà in campo e ci sarà una competizione ad alti livelli tra le due città».

Purtroppo la decisione verrà presa a Roma...

«È vero, ma ci sono equilibri politici che Venezia cercherà di sfruttare. Ad esempio il presidente del consiglio Berlusconi, pur senza esporsi, cercherà in qualche modo di spingere per il Veneto. Sono convinto che anche a livello nazionale e per l'economia di tutto il Paese le Olimpiadi rappresenterebbero un vantaggio più a Venezia che non a Roma. La capitale non ha bisogno dei Giochi, il Veneto sicuramente sì per il suo rilancio definitivo. Farle qui da noi sarebbe un volano incredibile per l'Italia».

Se vincerà Venezia?

«Sarebbe un'occasione imperdibile di rilancio turistico ed economico anche per il Vicentino e il Bassanese, di cui se ne beneficerebbe almeno per un altro mezzo secolo».

Nel dossier di Venezia 2020 si parla del velodromo nel Trevigiano...

«Ho visto il progetto per l'impianto che ospiterà le gare di ciclismo su pista: si tratta di una struttura avveniristica con 30 mila posti a sedere e la copertura totale, in modo da garantire la disputa delle gare anche in caso di maltempo. Tuttavia il Mercante di Bassano, che rimane uno dei migliori in Italia per la pista, sarebbe il più vicino a quello di gara e quindi molto ambito dalle grandi nazionali».

Sarebbero necessari grossi interventi al Mercante?

«Assolutamente no. Con una spesa di 100-120 mila euro la struttura verrebbe adeguata per ritornare ai vecchi fasti di un tempo».

 

nr. 14 anno XV del 17 aprile 2010

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