NR. 04 anno XVII DEL 4 FEBBRAIO 2012
la domenica di vicenza
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Cinesi e tessile. Vicenza rischia di diventare una nuova Prato

Boom di aziende cinesi, crollo di aziende italiane. Il settore chiede al Prefetto di intervenire. Intanto la legge sul Made in Italy rischia di essere un grande flop

di Paolo Usinabia
ladomenica@tvavicenza.it

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Cinesi e tessile. Vicenza rischia di diventare una

La contrazione che ha colpito il settore del tessile abbigliamento a Vicenza, ben prima della tempesta finanziaria del 2008, sta presentando degli aspetti inquietanti. Mentre le aziende italiane spariscono, quelle cinesi si moltiplicano. Come è possibile?

A spiegarcelo sono i diretti interessati, gli imprenditori del settore. Se ne fa portavoce Stefano Stenta, che oltre ad essere presidente dell'EBAV e vicepresidente della Fiera di Vicenza, è anche presidente del Sistema Moda di Assoartigiani. Qualche giorno fa una delegazione di Assoartigiani composta da vicepresidente provinciale Agostino Bonomo, da alcuni imprenditori (Riccardo Barbato per Noventa, Stefano Monegato per Bassano, Vincenzo Toso per Schio) e dallo stesso Stenta ha incontrato il Prefetto di Vicenza, Melchiorre Fallica. Si sono presentati con dati alla mano. Una recente indagine di Confartigianato ha rilevato che nell'ultimo quadriennio è il Veneto la regione che ha mostrato il maggiore aumento di cittadini di origine cinese: un incremento di 10.719 unità, equivalente a un aumento del 76,2%, ben al di sopra della media nazionale pari al 52,4%. In valore assoluto il Veneto è la terza regione per presenza di imprenditori cinesi nel tessile, abbigliamento, pelli e mobili, pari a 2015, e Vicenza ne rappresenta oltre il 18%.
Questi e altri dati sono stati oggetto di attenta analisi in Confartigianato per le quattro regioni più rappresentative del comparto moda quali il Veneto, l'Emilia Romagna, la Toscana e le Marche. La riflessione sullo sviluppo dell'imprenditoria cinese nel settore moda (e non solo) ha portato, inevitabilmente, a porre dei quesiti sulla modalità di sviluppo di queste imprese, sviluppo in controtendenza rispetto alle scelte, spesso dolorose, a volte drammatiche, degli imprenditori italiani.
Infatti, i titolari delle aziende locali sono spesso costretti a chiudere per la contrazione di commesse e gli scarsi margini di reddito, situazione acuitasi con la crisi economica. È significativo che nel Veneto, tra la fine del 2004 e la fine del 2008, gli imprenditori dei settori tessile, abbigliamento, pelli e mobili siano diminuiti di 939 unità, contrazione tutta dovuta alla componente italiana: gli imprenditori locali, infatti, sono calati di 1.984 unità, mentre quelli cinesi sono saliti di 1.032 unità, e nel Vicentino tale aumento, in termini percentuali, è stato dal 6,2% al 12,3%.

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