|
|
||
Quando, qualche mese fa, quelle che erano avvisaglie di una gravissima crisi economica internazionale si trasformarono in realtà, uno dei primi settori a subire gravi ripercussioni fu quello turistico. Il perché è abbastanza scontato: quando i soldi cominciano a scarseggiare, le prime cose che si tagliano (almeno questo fanno le persone normali) sono le cosiddette spese voluttuarie. Quindi, meno risorse per le vacanze, meno soldini da spendere per divertirsi viaggiando.
Tutte le regioni italiane hanno dovuto fare i conti con la crisi, e lo stesso è stata costretta a fare la nostra, che ha registrato un calo di presenze scontatamente fisiologico, dal momento che l'arretramento è stato generale. Ma ora, seppure lentamente, la macchina torna a camminare. Certo, non a correre, ma qualche passo in avanti lo sta facendo e questo ci deve anche indurre a fare delle riflessioni sulla bontà del modello veneto, sulle realtà consolidate, sulle potenzialità rimaste purtroppo tali.
Le future stagioni saranno molto importanti per il turismo veneto, anche perché, quando i flussi torneranno a crescere, forse ci si troverà davanti alla necessità di formulare nuove proposte, di dare a chi sceglie la regione per le proprie vacanze un prodotto migliore, anche se non necessariamente diverso.
Faccio un esempio, che deve servire magari come riflessione.
L'Italia negli ultimi anni sta cercando di recuperare la distanza che ha accumulato in un settore di nicchia, come il golf, che invece in altri Paesi è fondamentale per la bilancia turistica.
Forse a qualcuno potrà apparire un discorso poco praticabile. Ma basta guardare a poca distanza da noi per essere smentiti. La regione spagnola dell'Andalusia è stata un problema, per i governi di Madrid, perché tradizionalmente non al passo con l'economia del resto del Paese. Per questo, mettendo da parte il modello ‘'sole e spiaggia'', la Spagna ha deciso di puntare forte sul golf e, nel volgere di pochi anni, in Andalusia sono stati realizzati oltre 120 campi che sono letteralmente presi d'assalto, soprattutto da tedeschi, scandinavi e britannici. Questo, peraltro, è un turismo ricco, perché mediamente l'appassionato di golf spende quattro volte quello di un turista medio. In Italia il turista che si muove per giocare a golf spende circa 90 euro al giorno. Gli altri, i turisti ‘'normali'' ne spendono poco più di 53, sempre al giorno.
In tutta Europa il turismo che vive sul golf ha un giro d'affari annuo di 50 miliardi di euro, e in Italia ne genera poco più 350 milioni.
Se i dati in mio possesso sono aggiornati, ogni anno la Spagna accoglie dall'estero mezzo milioni di golfisti, con un giro di circa tre miliardi di euro e 200 mila addetti. So bene che il modello Andaluso non è riproducibile in Veneto, ma l'esempio è lì. Difficilissimo eguagliarlo, meno difficile cercare di imitarlo. Gli esperti dicono che ciascun campo di golf attiva un centinaio di posti di lavoro, non considerando quello che intorno ad esso può ruotare (ricettivo, ristorazione, negozi sportivi, maestri, e così via). E questa sarebbe una bella iniezione per la nostra economia.
nr. 15 anno XV del 24 aprile 2010