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Qualche settimana fa abbiamo interpellato alcuni "esperti" del mondo associativo vicentino sui casi di Grecia e Spagna. Da loro molte rassicurazioni sull'economia di questi Paesi. Il presidente della Fiera di Vicenza, Roberto Ditri e il segretario di Assoartigiani Pietro Francesco De Lotto, ci avevano rassicurato sul decorso che avrebbero seguito le crisi Spagnola e Greca. Poco tempo dopo il tema diventa ancora di stretta attualità. La minaccia della mancanza di sostegno da parte della Germania di Angela Merkel alla Grecia, il declassamento di Spagna, Grecia e Portogallo da parte delle agenzie di rating internazionale, il tam tam dei media, sollevano ancora preoccupazioni. Anche se l'unico orientamento possibile, come giustamente avevano osservato De Lotto e Ditri, è quello di una collaborazione internazionale, una sorta di cordone sanitario. Fanno impressioni le immagini dei disagi sociali che la crisi, in un Paese così vicino al nostro, sta provocando.
Eleutherios Prezalis, consigliere provinciale di Vicenza ed ex sindaco di Camisano una testimonianza "diretta". Nato ad Atene nel 1950, Prezalis ha vissuto fino a 18 anni in Grecia. Si è poi trasferito per studio a Padova, Milano e Parma, prima di trasferirsi a Vicenza.
«È un legame di sangue - ci dice - quello con la Grecia. Anche se non vivo più lì da molti anni. Ho una sorella che vive a Salonicco e ogni tanto mi informo della situazione. Penso che la condizione attuale dovesse prima o poi verificarsi, perché la politica economica della Grecia è sempre stata superficiale, indipendentemente dai partiti politici che l'hanno governata».
Può essere più chiaro?
«Vi sono da sempre solo due grosse famiglie che si alternano, i Karamanlis ed i Papandreu e la classe politica non è mai veramente cambiata. Solo qualche primo ministro fuori dalle due famiglie è comparso, ma il resto della storia è una storia dinastica. La gestione dei conti pubblici è a dir poco allegra: pensi solo che, per accaparrarsi il consenso, prima di ogni elezione politica vengono assunte 50 mila persone. Il Paese ha 4 milioni e mezzo di dipendenti pubblici su nove milioni di abitanti. Paradossale. Ci lamentiamo dell'Italia, ma se l'Italia sulla gestione dei conti pubblici è lontana dalla Germania, la Grecia è molto lontana dall'Italia. Per comprendere il problema greco penso si debba capire prima di tutto la mentalità greca, che è molto diversa da quella europea. Pur essendo uno stato europeo da sempre, la mentalità è orientale, sono più "facili toni", più simili ai nostri meridionali. Se oggi non si fa una cosa, si fa domani. Nel Paese non esiste come da noi una spaccatura di mentalità che permette ad una parte di differenziarsi dall'altra, non esiste un Nord Greco, il Paese è fortemente unitario e nazionalista. Salonicco non accusa Atene o Creta. L'unità nazionale è molto sentita».
Cosa pensa dei dubbi della Merkel?
«Onestamente non me la sento di biasimarla. Non si può mettere in pericolo la stabilità economica d'Europa perché loro hanno governato male e sperperando il denaro. Se l'hanno speso male è giusto che stiano più attenti. È vero comunque che il Paese non è da ritenersi instabile e pericoloso. Per alcuni versi sono simili agli Italiani. Con finanze pubbliche deboli ma un forte risparmio privato. Serviranno quindi dolorose misure di controllo della spesa, ma il Paese non può permettersi di orbitare fuori dall'Europa e l'Europa non potrà permettere che accada».
È ancora un Paese sicuro?
«Sì, lo è. Nulla è cambiato e nulla cambierà. Ho continui contatti con amici che si recano in Grecia, per le vacanze e per lavoro. Al di là degli scontri di piazza e degli effetti sociali che avrà la politica di rigore cui sarà costretto il governo, il Paese rimane sicuro. Il turismo rimane una risorsa fondamentale per l'economia greca. Inoltre, da greco posso dire che è avvertito particolarmente il legame con l'Italia, considerata una sorta di sorella».
nr. 16 anno XV del 1 maggio 2010