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Il sindaco di Cismon del Grappa, Luca Ferazzoli, che è anche presidente della Comunità montana del Brenta, alle prese con i suoi due impegni amministrativi, s'è reso conto quanto sia difficile far quadrare i bilanci dei due enti. Da un lato le risorse raccolte in loco sono sempre minori e, dall'altro, quelle che dovrebbero arrivare dallo Stato o scarseggiano di anno in anno (per il Comune), o sono state addirittura azzerate (per la Comunità montana). Come fare per rimpinguare le casse sofferenti? La soluzione non è certo facile. Oltre ad andare alla ricerca di contributi a vario titolo che si possono far piovere sull'ente locale, c'è una finestra che si sta aprendo e alla quale il sindaco di Cismon è intenzionatissimo ad affacciarsi. Si tratta nientemeno che di mettere a disposizione di aziende private, le quali liberano nel cielo anidride carbonica, frutto della produzione interna, delle quote di aria pura rilasciata dai boschi che salgono verso il Massiccio del Grappa, per Cismon, San Nazario, Solagna e Pove, e verso l'Altopiano di Asiago per quelli di Valstagna, Campolongo e Bassano.
«Con il protocollo di Kyoto - ci spiega Ferazzoli - sostanzialmente le imprese che inquinano devono compensare questa produzione anomala con l'acquisto di quote di aria pulita. Siccome con la fotosintesi clorofilliana la pianta brucia anidride carbonica e restituisce ossigeno, le parti di territorio coperte da boschi o foreste offrono la possibilità di rivitalizzare il pianeta depurandolo da questi fattori inquinanti. Ci sono multinazionali che stanno comperando parti dell'Amazzonia per compensare parte dell'inquinamento che producono. A livello locale si sta passando attraverso la certificazione delle foreste, cioè, in base a determinati requisiti viene certificata la capacità dei boschi nostrani a ridurre l'inquinamento. Questa capacità viene trasformata in crediti che sono commerciabili, vale a dire che si possono tradurre in moneta sonante».
«Ad esempio - continua il sindaco - se io sono proprietario di un terzo dei boschi del Grappa e questi risultano certificati io posso cedere alle aziende che me lo richiedono parte di questi boschi in cambio di denaro (è in vendita solo l'aria, ben s'intende, non i terreni). C'è una legge quadro nazionale ed una legge regionale che prevede questo, essa dice che la parte boschiva del Comune non deve superare il trenta per cento e viene suddivisa in quote commerciabili. Il privato che ha la necessità di compensare l'inquinamento che produce per essere in regola con il protocollo di Kyoto, ha tutto l'interesse ad acquistarle. Non è ancora ben chiaro l'ammontare di queste quote, ma sicuramente esse possono rappresentare una ulteriore fonte di reddito per i nostri Comuni. In questo modo, grazie ai boschi, oltre a ricavare dei soldi dalla vendita del legname e del cippato per gli impianti a biomassa si può portare a casa qualcosa in più con l'aria che si "vende"».
«Adesso la Regione sta iniziando l'iter per la certificazione - afferma Ferazzoli - ed organizza degli incontri per spiegare come comportarsi visto che si tratta di una iniziativa allo stadio embrionale. C'è la nostra guardia forestale che sta seguendo questa pratica in modo da essere pronti a chiedere la certificazione dei nostri boschi al fine di ottenere le quote da mettere poi sul mercato».
Altro problema sollevato dal presidente della Comunità montana del Brenta è il mancato introito, a favore dell'ente che dirige, di quel tre per cento delle tariffe dell'acqua che Ato (Ambito territoriale ottimale) riceve dagli utenti del territorio. L'articolo 14 di quella legge regionale (la n. 26 dell'otto agosto 2007 voluta dall'attuale assessore regionale Roberto Ciambetti) prevedeva che «tutte le Autorità d'ambito provvedono con una quota di contribuzione, individuata nella previsione annuale dei proventi da tariffa relativa, ai servizi idrici per i vari settori d'impiego dell'acqua, di cui al piano economico finanziario. La quota, non inferiore al tre per cento sugli effettivi introiti da tariffa relativi all'anno precedente, è trasferita alla Regione del Veneto da ciascuna Autorità d'ambito entro il 31 gennaio di ogni anno. Le Autorità d'ambito interregionali contribuiscono pro quota per la porzione di territorio appartenente al Veneto. Entro il 30 giugno di ogni anno la Regione provvede al riparto del fondo, costituito dalle quote trasferite da ogni Autorità d'ambito, secondo criteri e modalità di erogazione stabiliti dalla Giunta regionale. Le somme ripartite sono destinate alle Comunità montane e, in subordine, ai Comuni interessati, per la realizzazione di specifici interventi di tutela dell'assetto idrogeologico del territorio montano».
«È un'erogazione prevista per legge - conclude Ferazzoli - ma fino ad oggi non è mai stata pagata». L'assessore Ciambetti ce lo conferma spiegando che la resistenza maggiore è arrivata dal Veneziano. «Adesso stiamo vedendo assieme al collega Maurizio Conte, assessore alle politiche dell'ambiente, come intervenire - ci spiega Ciambetti - Quella norma che avevo fatto inserire nella legge del 2007 non voleva essere una liberalità alle Comunità montane, ma un atto dovuto, tenuto conto che i territori che queste amministrano sono soggetti a pesanti vincoli ambientali».
Acqua e aria quindi potrebbero dare... ossigeno ai Comuni della Valbrenta, ma si attendono gli interventi ad hoc per tramutare questa proposta in realtà.
nr. 18 anno XV del 15 maggio 2010