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I circoli bassanesi del Partito Democratico si stanno mobilitando perché l'acqua rimanga un bene pubblico e non si arrivi a gestioni privatistiche. I vari responsabili di circolo del mandamento hanno steso una nota che vi proponiamo:
«L'acqua è un bene comune e non va privatizzata - spiegano - Moltissimi cittadini sono dichiaratamente a favore dei referendum abrogativi degli articoli relativi alla privatizzazione dell'acqua, in particolare il decreto Ronchi: se non si farà qualcosa, in breve tempo, quel bene prezioso che appartiene a tutti verrà privatizzato, e la gestione non sarà più pubblica. I democratici della zona di Bassano, e non solo, ritengono che le motivazioni alla base delle proposte referendarie siano sacrosante, e che sia loro impegno preciso aiutare i movimenti già impegnati nella raccolta delle firme: infatti, ai banchetti le lunghe file di cittadini che firmano convintamente i quesiti proposti sono un'ulteriore conferma di quanto sia sentita questa problematica. Tale raccolta è già in atto, e durerà circa altri due mesi: vista l'enorme affluenza, la prospettiva è di raccogliere una quantità di firme di molto superiore alle 500 mila necessarie. In sintesi, i quesiti si propongono di mantenere pubblica la gestione del servizio idrico, come avviene ora, in modo che sia eliminata la possibilità di fare dei profitti con l'acqua».
«Pensiamo a che cosa accadrebbe se lo scenario attuale mutasse e se si realizzasse la liberalizzazione dei servizi pubblici locali: la quota di capitale in mano pubblica scenderebbe notevolmente e, di conseguenza potrebbero entrare i privati, per il fatto che le gare per l'affidamento dei servizi diventerebbero obbligatorie, ma con il divieto di assegnazione diretta a società prevalentemente pubbliche - aggiungono i responsabili del PD della zona - I tempi stringono, perché dal 31 dicembre di quest'anno le concessioni che risultano da una assegnazione diretta da parte degli enti locali, cessano. Ma il problema riguarda anche i rifiuti, anche se i tempi sono più lunghi. I democratici ritengono che vadano messi in campo tutti i mezzi possibili per evitare la privatizzazione dei servizi pubblici, a cominciare dai referendum. In ogni caso non va esclusa la via parlamentare: se una proposta di legge che recepisce le istanze referendarie verrà approvata, otterrebbe lo stesso risultato. Le due iniziative, quella referendaria e quella parlamentare vadano avanti contestualmente».
«Ricordiamo che verso il finire del 2009 - sottolineano - i consiglieri regionali del PD (unitamente ad altre forze politiche), presentarono una risoluzione con la quale si richiedeva al Presidente Galan di ricorrere per chiedere l'incostituzionalità dell'articolo di legge n. 135 approvato dal Parlamento italiano il 18 novembre 2009 con voto di fiducia al Governo. Se non si interviene, a conseguenza di ciò, è permessa la privatizzazione dei servizi pubblici. In contrasto con le norme comunitarie, infatti, si andrebbe incontro all'espropriazione della gestione dell'acqua (e dei rifiuti) da parte dei consigli comunali e dei Sindaci, come avviene ora. Si aprirebbe uno scenario che non esitiamo a definire angoscioso, nel quale l'interesse di pochi (i privati, anche multinazionali) potrebbe realizzare guadagni enormi, a spese di tutti i cittadini, che vedrebbero inevitabilmente aumentare le bollette. Già ora, negli ultimi anni, abbiamo assistito ad un aumento del prezzo dell'acqua, mediamente del 68%, tre volte tanto l'inflazione. Un altro dato preoccupante è l'aumento dello spreco d'acqua, già significativo negli anni scorsi: recentemente esso è aumentato del 22%».
«L'acqua, come bene universale - conclude la nota del PD bassanese - deve essere a disposizione di tutti, e la sua gestione deve essere necessariamente pubblica. Va promossa, al contrario, una battaglia culturale volta alla tutela e al risparmio delle risorse idriche. I democratici ritengono questa una battaglia di civiltà, degna di una democrazia matura, da combattere con entusiasmo a fianco di tutti coloro che condividono un semplice ma grandissimo principio: i servizi pubblici universali devono essere pubblici, e tolti dalla logica del profitto».
nr. 19 anno XV del 22 maggio 2010