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(g. ar.) - Tutto cambia, si sa. Ma come cambiano le stagioni poco altro può far concorrenza. Alle porte di un'altra estate e con il solito incubo delle previsioni meteorologiche a lungo termine che di solito ben difficilmente ne beccano una, ci ritroviamo di fronte a qualcosa di veramente nuovo: la presenza degli animali. Finché si parla di domestici, diciamocelo, sono capaci tutti. Ma quando si parla di selvatici la nostra condizione di uomini tecnologici e in perenne rincorsa di qualcosa ci porta a censurare lo stesso pensiero: un po' come per la morte, che viene negata finché l'evidenza... Alle porte dell'estate siamo di fronte alla rivoluzione culturale del rapporto uomo-animale. Mica per niente, ma semplicemente perché gli animali impongono la loro presenza e chiedono, direttamente o no, un'attenzione che vuole scelte, decisioni. Qualcosa di solido, insomma. Animali a parte siamo però di fronte ad altre rivoluzioni potenziali: quella dei cosiddetti non udenti o audiolesi i quali si presentano in conferenza stampa e chiedono: per favore, chiamateci sordi; e poi i ragazzi dell'anti rave-party: si riuniscono a centinaia in piazza Matteotti e ballano con musica via cuffia, in perfetto sincrono perché si sono preparati un Ipod apposito. Musica sì, ma attorno solo silenzio. E stupore di chi li vede: senza sapere che musica è quella...
LA BASTIGLIA DELLA BESTIA- Il 1789 ormai non se lo fila più nessuno, però questi animali che improvvisamente danno segno di se' in qualche modo ce lo ricordano. Quella rivolta contro il re sembra ritrovare traccia oggi e proprio sotto i nostri occhi avendo per protagonisti animali in guerra aperta con un re diverso, il re che è poi la nostra organizzazione sociale. Eravamo abituati ai prodromi dell'estate imminente sotto forma di fenomeni quasi paranormali che piovevano con l'evidente firma del buontempone di turno: la pantera di Dueville, la rana-toro del lago di Fimon, qualche altra improbabile fiera forse sfuggita a un circo mai transitato e pronta a ululare sotto le nostre finestre; oppure l'immancabile aquila di Castelfranco che si presentava più puntuale di un intercity -anche se ci vuol poco- e tornava in mezzo alle nuvole dopo aver rapito quel che poteva: un agnello, un coniglio, o che altro? Non se ne parla più: goliardia e scherzomania tramontano soppiantati da un ventaglio di protagonisti in carne e ossa e -per chi ce l'ha- in pelliccia. Gli asini continuano a costituire il piatto preferito dell'orso dell'altopiano - sempre che non siano due- mentre a Rubbio scorazzano i cinghiali, ma non solo lì; da anni tutta la fascia pedemontana è diventata habitat di questa specie che ha tante belle qualità: una volta trapiantata, non ha problemi, si moltiplica con grandissima facilità e data la sua aggressività ed intelligenza rappresenta una minaccia non solo per le colture che devasta, ma piano piano anche per gli animali domestici ed eventualmente anche per i bambini. Orso, cinghiali, nutrie a migliaia lungo i fiumi, pipistrelli ingaggiati nel Bassanese per arginare il problema delle zanzare, un tasso sorpreso davanti alla porta di casa di un uomo di Sarcedo e infine, sempre che la lista non debba allungarsi, le api di Valdagno. Da remote dimore, sciami in via di formazione se ne vanno in giro a cercar casa; l'offerta di arnie-trappole non ha funzionato e le regine hanno preferito dribblare l'agguato. Solo che di spostamento in spostamento hanno invaso la pista ciclabile di Valdagno. E lì è finita la poesia: l'assalto agli uomini non è gradito. Specie a quelli che con una allergia minima potrebbero anche riceverne un danno fatale. La rivoluzione è in atto, chi si incaricherà di incanalarla verso soluzioni un po' più miti non si sa. Manca il "normalizzatore".
CHIAMATECI SORDI- Prima era solo simpatia, ora ci sentiamo di dire che vogliamo davvero bene ai sordi. Come, non si chiamavamo non udenti o audiolesi o chissà che altro? Sì, ma ora non più. Hanno preso la palla al balzo e durante la conferenza stampa di presentazione del servizio sms riservato a loro hanno chiesto educatamente di venire citati per quello che sono: sordi. Dio li benedica. Da sempre siamo rattristati dall'equivoco dell'operatore ecologico che si chiamava spazzino, o dai non vedenti che si chiamavano ciechi, o dalla pillola dolciastra del diversamente abili; finalmente qualcuno rompe l'accerchiamento e dice chiaro e tondo che bisogna finirla una volta per tutte. Chiamiamoli sordi, dunque, nessuno si offenderà. Pure in una situazione umana di evidente disagio, ricordiamoci che il silenzio è pur sempre d'oro, come si dice, e alle porte dell'estate il riferimento non è affatto occasionale.
RAVE-PARTY... SILENZIOSO- A proposito di silenzio: che ne dite di quelle centinaia di ragazzi che dopo aver scaricato una scaletta musicale nel proprio Ipod si incontrano via face-book in piazza Matteotti e ballano al ritmo di una musica inudibile per tutti fatta eccezione per loro stessi? Il meccanismo mette a frutto tutto quel che di meglio la tecnologia rende disponibile: niente di più semplice. Una volta caricato il programma musicale dallo stesso file di rete, ci si arma di cuffiette e si va al party muto: un segnale per capire che si è pronti e poi via alle danze: ballano tutti assieme, allo stesso ritmo, con le stesse pause; chi capita in piazza Matteotti durante questo party ha la sensazione di uno spiazzamento mentale suo proprio. Poi, se glielo spiegano bene, magari gli passa l'ansia. Ma è bello che un'invenzione così, pienamente allineata sui parametri dell'elettronica che conosciamo, sia opera dei più giovani. Per tornare al concetto dell'estate che monta: facessero tutti così, anche quelli che organizzano concerti a tutto volume sotto le finestre dei paesani, sai che goduria. Nessuno dovrebbe più rinchiudersi in casa con il condizionatore al massimo. E si vivrebbe un po' meno disturbati...
nr. 20 anno XV del 29 maggio 2010