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"Ja" title=""Jacopo Bassano 500. Bassano da vedere".
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«...Nella mostra ci sono quadri dai soggetti inediti, altri dipinti non sono mai stati visti in Italia... È un pittore che non si esaurisce in una sola mostra... si divide per periodi... è troppo complesso...». Si riannoda così la vita, la storia di Jacopo da Ponte detto "Il Bassano" dal nome legato alla sua nobile città, che lo celebra nella ricorrenza del quinto centenario. L'esposizione antologica, curata con passione da Alessandro Ballarin e Giuliana Ericani nelle sale del Museo Civico di Bassano, si avvia, dopo studi articolati, sulla capacità dell'artista di sapersi rinnovare sulla linea di una discontinuità apparente, ma tale da mettere in difficoltà per la sua complessità lo studioso. La mostra entra in un programma dal termine a più lunga scadenza posto nel 2013, per un'immersione nell'ultima stagione della vita, sul rapporto con i figli pittori, fin all'incontro con i suoi ultimi capolavori. Nasce (Bassano del Grappa-Vicenza 1515 c. -1592), quasi coetaneo di Tintoretto, figlio di Francesco il cui padre, Jacopo di Berto, aveva lasciato Gallio, sull'altipiano dei Sette Comuni, per avviare nel 1464 un negozio di conciatore nelle vicinanza del noto ponte sul Brenta, da cui deriva il soprannome Dal Ponte.
Il padre Francesco, dopo aver aperto una bottega di pittura allarga la sua attività dipingendo per le vicine chiese e pievi del territorio. Dopo, è probabile, un apprendistato presso la bottega del modesto Giovanni Speranza, a Vicenza, nel periodo tra il 1496 e il 1499, imponendosi tra artigiani su un'area priva di tradizione pittorica, a differenza delle vicine città di Vicenza, Verona e Bergamo nel territorio della Serenissima, rafforzando la sua posizione sociale in modo da essere chiamato nel 1522 quale membro del Consiglio Comunale. La famiglia Bassano non era la sola ad essere composta da artisti; altri nella nobile cittadina sono musicisti, come i Bassanello, suonatori di strumenti a fiato in Inghilterra. Certo è che Francesco da Ponte è consapevole del talento del figlio e dell'asfittico ambiente locale. Così Jacopo dopo aver affiancato il padre in alcune commissioni e dopo i primi lavori autonomi, è inviato a Venezia, allievo nello studio più organizzato della laguna, da Bonifacio de' Pitati, pare nel 1530, dove approfondisce la sua formazione, sensibile alla pittura di Tiziano, di Pordenone e alle influenze della pittura lombarda.
Quando rientra, verso il 1540 a Bassano, si dimostra sempre attento a sperimentare, da pittore aggiornato, il repertorio iconografico e tematico nelle numerose commissioni, senza staccarsi, dalla città. Jacopo è un pittore intento a "motivi agresti" concentrati in pastori e contadini, uniti nel sentimento dell'artista a docili animali della campagna rappresentati con tale raffinatezza da rientrare nella grande arte: personaggi in rapporto con alberi, il paesaggio collinare, dove si allarga incantevole per uomini e bestie la stessa atmosfera. Le Madonne, affini al Parmigianino per eleganza, protendono finemente testa e collo sul Bambino, pure delicatamente inclinato verso gli adoranti. La sua arte si aggiorna, nelle costanti ricerche, ed è al corrente dei motivi d'oltralpe. Come per Dürer, apre al Manierismo del centro Italia nell'esperienza di Parmigiano e a Cecchino Salviati, senza mai staccarsi dalla radiosa pittura veneta con una sensibilità sempre attenta al richiamo di Tiziano. Riflette la sua personalità, tra le prime opere, Fuga in Egitto (1534) proveniente dalla Chiesa di San Girolamo, ora al Museo Civico. Sposa nel 1546 Elisabetta Marzari, dalla quale avrà otto figli, Francesco, Leandro, Giambattista e Girolamo, che entreranno nella bottega con lui. E le opere ricompongono la lunga stagione nel suo significato, attraverso la varietà dei soggetti, e straordinari dipinti in prestito, fino allo sviluppo della storia artistica. Da non lasciarsi sfuggire è l'insolito Due bracchi legati al tronco di un albero, arrivati dal Louvre.
«L'immagine è estremamente costruita, molto ribaltata sul davanti» (1548-50), entra nella considerazione del Vasari che lo ritiene pittore «massimamente per cose piccole, ed animali di tutte le sorti». In mostra la felice espressiva libertà raggiunta di Jacopo in Riposo nella fuga in Egitto mai uscito dall'Ambrosiana, quindi L'adorazione dei magi, dall'Università di Birmingham, l'Ecce Homo, il dolente Cristo, e la sorpresa di un genere, non proprio affine al pittore, nello splendido Ritratto di senatore proveniente dallo Staatlichen Museen di Berlino, in un abito di velluto di un meraviglioso rosso, intinto nell'infuso di una pittura "tra Tiziano e Tintoretto". Proviene dall'Avana, dopo l'unica volta in Italia nel 1957, San Cristoforo, commissionato per la cappella veneziana dalla famiglia Cappello nel 1558. Non potevano mancare il San Girolamo in meditazione dall'Accademia di Venezia, o ancora l'Annunzio ai pastori (1560) del duca di Rutland e Adorazione dei pastori (1563-64), proveniente da Huston dove entrano, per l'interesse verso soggetti "pastorali", familiari animali domestici in legame con quelli che, con naturalezza, s'integrano nel Presepe di San Giuseppe, del Museo della città. Sono questi i dipinti in cui la luce particolarissima e il colore portano l'artista al passaggio dalla fase manieristica all'avvio del concentrarsi sul valore della luminosità, all'invenzione di un "notturno", una morbida luce veneta imbevuta di lontane luminescenze di chiarori mossi, nell'immaginazione poetica dell'artista, dall'ultimo riverbero del giorno. Promossa dalla città di Bassano, Regione Veneto, Fondazioni Monte dei Paschi di Siena, Antonveneta, Cariverona. A cura di Alessandro Ballarin e Giuliana Ericani, direttrice Museo Civico. Catalogo Electa. Organizzazione generale della città di Bassano in collaborazione con Villaggio Globale International.