NR. 44 anno XVI DEL 24 DICEMBRE 2011
la domenica di vicenza
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Ulss: una polizza per amor di Dio

Sembra il vecchio spot per la fame del mondo, invece è realtà: le cause per danni sono così aumentate che le assicurazioni hanno sospeso l'accordo con Vicenza, Thiene, Arzignano – La storia del segretario comunale che vuole lavorare e quella del Senatore Stefani che pur presente alla festa del 2 giugno si ritrova... minimizzato

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Ulss: una polizza per amor di Dio

(g. ar.) - La cosiddetta area vasta vicentina delle Ulss inciampa clamorosamente e sembra si vada spezzando: la montagna di cause per risarcimento induce le assicurazioni a sospendere gli accordi con le Ulss, e va deserto l'incontro per il rinnovo, cioè la società assicuratrice si presenta al tavolo soltanto per comunicare che se ne va di corsa. E sì che le polizze, anche genericamente considerate, a partire da quelle "elementari" della responsabilità civile auto, fanno registrare impennate storiche. Evidentemente non basta: la prospettiva di venire travolti è tanto concreta che si preferisce a tutela futura degli equilibri contrattuali questa specie di ostracismo alle aziende ospedaliere. In prospettiva, risvolti addirittura drammatici e le prime avvisaglie si sono avute già un paio di anni fa quando le università cominciato a rivelare che i giovani medici non vogliono fare i chirurghi. Per quanto riguarda l'amministrazione pubblica e, diremmo, le buone maniere, c'è il segretario comunale di Breganze che a fronte del possibile commissariamento decide di cambiare aria: sarebbe dannoso per la sua carriera di funzionario e lui vuole lavorare invece di assistere ad una eventuale gestione esterna; e infine Stefano Stefani: la sua partecipazione alla festa del 2 giugno meritava il titolo dei quotidiani visto che il suo partito si è fatto notare per assenza in blocco in tutta Italia; invece veniamo a sapere che alla festa di Vicenza c'era "solo lui". Al suo posto chiederemmo i danni. O almeno una spiegazione.

POLIZZA SALVAGENTE- A partire da settembre le Ulss di Vicenza, Thiene e Arzignano si ritroveranno esposte al rischio di non essere coperte per eventuali richieste di indennizzo. L'unica compagnia con cui è tuttora in atto il contratto ha fatto i suoi conti ed ha comunicato di volersi ritirare. Niente più polizze. È lo specchio dei tempi, la litigiosità sociale che manifesta impennate sempre più rilevanti, la raffica di richieste di danni e obbiettivamente anche la fragilità "contrattuale" di chi gestisce e lavora in un ospedale: tutto contribuisce a questa rottura del fronte. Punti caldi come le sale chirurgiche, il pronto soccorso, le sale parto, la rianimazione, vanno direttamente a bollitura proprio per il fatto che il lavoro si fa tanto più difficile ed esposto quanto più delicata è la materia. Non è un caso se da Padova è arrivata già tempo fa la notizia-allarme che tradotta in termini molto semplici descrive così la prospettiva futura: i medici giovani preferiscono non specializzarsi in chirurgia. Un ottimo segnale per capire fino a che punto la paura di inciampi professionali induca a scelte diverse, meno pesanti sul piano della responsabilità personale. Un ottimo segnale anche per associare questo fatto alla novità dell'assicurazione negata alle tre Ulss vicentine. Le compagnie di assicurazione sono maestre di statistica, come i casinò: dall'andamento analitico-matematico di un anno o di una serie di anni sono in grado di capire che aria tira. I casinò capiscono se c'è qualche furbastro tra i croupier, le assicurazioni invece capiscono che occorre saltare subito alla conclusione più ovvia: rischiamo di non guadagnarci più, o perlomeno non abbastanza. Stop immediato. È una doccia freddissima per la cosiddetta area vasta che permetteva la stipula di contratti a cumulo: questo fallimento induce i direttori generali a scegliere diversamente, ognuno per la sua strada. Sempre ammesso che trovino una compagnia e dando per scontato che il costo della polizza è destinato a gonfiarsi più di una mongolfiera impazzita...

LASCIATEMI LAVORARE- Già ci siamo fatti la croce a rovescio quando quel cornedese alto funzionario della Regione ha respinto il premio di produzione del 10 per cento assegnatogli d'autorità come a tutti i suoi colleghi dirigenti. Strabiliante la motivazione, che sintetizziamo: perché ci premiano per aver fatto il nostro lavoro? E ora ci risiamo, nel senso che Gaetano Emanuele, da alcuni mesi segretario comunale di Breganze, ha scelto l'offerta dell'amministrazione di Zugliano. Inquieto o incontentabile? Niente di più errato: se ne va dichiarando "con dolore, ma devo"; è per il semplice fatto che le grane di Breganze rischiano di convertirsi in una amministrazione commissariata. Il che vorrebbe dire per un segretario comunale stare a guardare come un altro fa il suo mestiere, cioè lavorare col freno a mano tirato. Date retta, di questi personaggi, ancora così rari, bisognerebbe diffondere le foto segnaletiche. Giusto per vedere, almeno, che faccia ha un pubblico dipendente che si affranca dagli elenchi di proscrizione dei "fannulloni" redatti dal ministro Brunetta.

EPPURE È AUTORITÀ- Il senatore Stefano Stefani è ancora un rappresentante politico di quella fascia che si definisce "autorità" quando si parla di una qualche occasione di pubblico incontro. Per questo, riferirsi a lui minimizzandone l'importanza dell'essere o non essere in un certo luogo è davvero curioso. Alla festa del 2 giugno in città Stefani c'era e c'era nella qualità di senatore leghista che attualmente ricopre la carica di Presidente Affari Esteri del Senato. Rappresentava quindi la Repubblica e le istituzioni, e rappresentava naturalmente anche la stessa Lega che pure ha disertato in massa le celebrazioni del 2 giugno. Come metterla non si sa: certo, non dicendo che c'era solo lui, e invece la Lega no. O ci sbagliamo?

 

nr. 21 anno XV del 5 giugno 2010

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