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«Passa un giorno, passa un altro, mai non torna il prode Anselmo», dice la vecchia filastrocca, e non torna neppure il prode Flavio, al secolo Flavio Tosi, sindaco di Verona, che aveva promesso che avrebbe subito rintuzzato quella sorta di provocazione che all'inizio di giugno gli aveva inviato, attraverso un'ampia e approfondita intervista su "Il Giornale di Vicenza", il presidente della Provincia di Vicenza Attilio Schneck, che aveva risposto a muso duro ad un'altra intervista concessa al confratello veronese de "il Giornale di Vicenza", il quotidiano "L'Arena", il neopresidente della Provincia di Verona Giovanni Miozzi. Roberto Bolis, capo ufficio stampa del Comune di Verona, e fedelissimo di Tosi che lo aveva riscattato da lunghi anni di oscurità nelle segrete di Palazzo Ferro Fini, quando l'attuale primo cittadino di Verona era assessore regionale alla sanità del Veneto, puntualizza: «Il sindaco Tosi ha una lunga lista di attesa di giornalisti che vogliono intervistarlo su questo argomento, ma, con tutte le incombenze del suo ufficio in questo particolare momento politico-amministrativo, con i tagli governativi agli enti locali, è difficile che possa rispondere in fretta a tutte le richieste».
Per cui, restando fedeli al classico proverbio veneto secondo cui "en mancansa de cavai, anca i aseni trota", è giocoforza assumere informazioni non più dalla fonte ufficiale, diretta e accreditata, ma dal milieu delle voci più periferiche, che non per questo devono essere meno informate. Secondo le quali la levata di scudi del dottor Schneck nei confronti del sindaco di Verona Tosi non appartiene allo Schneck presidente della Provincia di Vicenza, ma allo Schneck presidente dell'Autostrada Brescia-Padova, anche se fa parte di una contrapposizione finora tenuta su toni bassi che riguarda una serie di terreni di confronto: quello Schneck-Tosi per la primazia all'interno della Lega, di cui ambedue sono illustri rappresentanti a livello locale, ma in funzione di incarichi e rappresentanze regionali; quello Vicenza-Verona a livello di Province, con la competizione tra uno Schneck presidente leghista a Vicenza e un Miozzi presidente pidiellino a Verona; un secondo confronto Vicenza-Verona per la presidenza dell'Autostrada Serenissima, che vede attualmente vincitore il presidente vicentino Schneck contrastato dal duo veronese Miozzi- Tosi che rivendica un passato in cui era Verona a tenere la massima carica dell'importante ente tecnico-finanziario, che ha attualmente in corso o in programma lavori per decine di milioni di euro nei territori delle due province.
Ad aprire le danze, o a sfoderare l'ascia di guerra, era stato ai primi di giugno il presidente della Provincia di Verona Giovanni Miozzi, che, appartenente all'ala del Popolo della Libertà che proviene da Alleanza Nazionale, appare meno avvezzo di altri ai giochi di potere all'interno delle istituzioni. Senza mezze parole ha preso pretesto dalla defenestrazione dello storico direttore generale dell'Autostrada Serenissima, l'ex colonnello dei carabinieri Lepore, e dalla designazione del suo sostituto, il dottor Bruno Chiari, bresciano come il socio privato Gambari, che detiene il 26 per cento della società, per parlare di un asse vicentino-bresciano che ha già messo in difficoltà la presenza veronese nel CdA dell'Autostrada e che confligge con la tradizionale preponderanza di Verona nella gestione societaria. Il tutto, a poca distanza dall'assemblea dei soci, convocata a Verona per il 18 giugno, giorno in cui si procederà anche all'elezione del nuovo CdA.
Immediata la reazione del presidente dell'autostrada e presidente della Provincia di Vicenza Attilio Schneck, che, da buon "leghista de soca" ha risposto immediatamente a muso duro, ricordando che la Provincia di Vicenza che egli rappresenta in autostrada possiede solo l'8 per cento delle azioni, e che quindi se un socio privato ne possiede oltre il triplo e conta per questa quota non è stato lui a farlo crescere, ma i precedenti amministratori veronesi. E, dopo aver ricordato le grandi opere che la società autostradale ha in corso di esecuzione e in programma sia a Vicenza che a Verona, ha lanciato la freccia avvelenata: Se Verona vuol contare di più nella Brescia-Padova basta che il sindaco Tosi entri nel CdA che sarà eletto il 18 giugno. Anzi, visto che c'è, perchè non si propone anche come presidente? Vicenza non si opporrebbe affatto, anzi ne sarebbe molto soddisfatta.
Ma questa profferta fatta ufficialmente "coram populo" da Schneck nasconde, secondo alcuni, una trappola. Il Sindaco di Verona Tosi è infatti attualmente impegnato nella realizzazione di un piano che dovrebbe portare lui, o un uomo di sua stretta fiducia, al vertice della Fondazione Cariverona, che come si sa distribuisce milioni di euro ogni anno per opere pubbliche e iniziative culturali e assistenziali nelle città e province di Verona, Vicenza, Belluno e Mantova. E se il 18 giugno, quindi tra qualche giorno, nella sede della Brescia- Padova a Verona si riunisce l'assemblea dei soci che porterà all'elezione del nuovo Consiglio di amministrazione, entro il 9 luglio nella sede della Fondazione Cariverona a Verona dovranno essere presentate le domande e i curricula dei candidati ai posti di consigliere del nuovo Consiglio di amministrazione, che sarà eletto in ottobre.
Due scadenze ravvicinate, quindi, e a Flavio Tosi, che ha già detto, facendo eco a Umberto Bossi il quale, subito dopo le elezioni regionali, ha proclamato «Ci riprenderemo le banche del nord», che la posta più importante non è la Serenissima, ma la Fondazione, interessa molto di più questo secondo appuntamento. Anche perché, secondo calcoli che sono stati recentemente riportati da "L'Arena", il Popolo delle Libertà avrebbe sulla carta i numeri sufficienti per ottenere la maggioranza nel prossimo CdA dell'ente bancario, e quindi la "marcia sulle banche della Lega, preconizzata da Bossi e nella quale si è impegnato Tosi, avrebbe i numeri per ottenere il successo. Ma la partita non è ancora finita, anzi non è ancora cominciata, e già il sottosegretario al Ministero dell'economia e finanze, Alberto Giorgetti, pidiellino, ha alzato la voce per alzare un muro: «La lega non pensi di occupare e controllare le Fondazioni bancarie e nel nostro caso Cariverona, sarebbe un atteggiamento sbagliato, da rigettare».
Ma la partita, come si diceva, è ancora del tutto aperta, mentre incombono le due date del 18 giugno e del 9 luglio.
nr. 22 anno XV del 15 giugno 2010