NR. 44 anno XVI DEL 24 DICEMBRE 2011
la domenica di vicenza
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Domus hospitalis: ospedali e carità a Vicenza in età tardo medievale Mostra di documenti e libri dalle raccolte della Biblioteca Bertoliana

Sala dei SS. Filippo e Giacomo in Stradella S. Giacomo, 1
Orario: 10.00-12.30 /16.00-19.00
Chiude il 20 giugno 2010

di Maria Lucia Ferraguti

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Domus hospitalis: ospedali e carità a Vicenza in e

Si può conoscere la tensione della fede, il richiamo verso il povero e l'ammalato, la religiosità, l'anelito a soccorrere lo "straniero", l' "ospite", nella singolare esposizione "Domus hospitalis: ospedali e carità a Vicenza in età tardo medievale. Mostra di documenti e libri dalle raccolte della Biblioteca Bertoliana". Il particolare obiettivo, in sintonia con il Festival Biblico, unisce nell'esposizione luoghi e persone per raccontare la storia dell'ospitalità e dell'accoglienza evangelica nella Vicenza dei secoli XIII-XVII. L'idea guida dell'esposizione pone il suo inizio sul preciso riferimento all'"Ospitalità delle Scritture" ed allinea incisioni, libri, disegni, lettere per subito tradurre e documentare, in nome  delle radici giudaiche, a ridosso di quelle cristiane, l'ospitalità con la stampa Abramo e i tre angeli intagliati a chiaroscuro da Anton Maria Zanetti nel XVIII secolo, unita a una copia in controparte del Samaritano di Rembrandt.

L'amore per il prossimo, la povertà volontaria e il richiamo da esprimere con un "programma" verso il soccorso, l'accoglienza del bisognoso, predicati nel nome di Gesù assumono una precisa configurazione nella vita monastica medievale, con la fondamentale Regola di San Benedetto. E in mostra appare lo straordinario codice membranaceo Martyrologium Regula santissimi Patris nostri Benedicti, del sec. XV, dalle belle pagine del capitolo dedicato a L'ospitalità benedettina, in cui si dichiara che l'ospite dev'essere ricevuto come Cristo, in quanto il bisognoso Lo rappresenta.  Esemplare è l'immagine di Jean Callot "Il vagabondo", acquaforte in Capitano de baroni, sec. XVII. Si può nella mostra percorrere l'incisiva storia degli hospitalia, sorti per la lungimirante idea di alcuni laici riuniti in confraternite, dotate di uno statuto, che nel corso del basso Medioevo affermano il loro anelito alla carità cristiana verso il povero oppresso da calamità naturali, pestilenze, carestie, epidemie e guerre. Le confraternite, da parte loro, si sovvenzionano con lettere -patenti per questuare nelle chiese, nelle piazze, durante la presenza dei mercati, con il merito di speciali indulgenze. E nel seguire lo sviluppo di questa forte iniziativa si scopre la generosità della città di Vicenza di fronte alla necessità, durante il XIII secolo, attraverso la fondazione delle Domus hospitalis. La storia della sofferenza e dell'accoglienza moltiplica i suoi luoghi nei borghi della città,  a partire dall'area di  Santa Croce, appena fuori dalle mura cittadine per l'interesse della confraternita dei Cruciferi, soppressa dal papa  Alessandro VII nel 1656, giunti a Vicenza nel 1130 circa e il luogo ricostruisce il disegno a penna ed acquerello di Giusto Dante, Piarda delle region vecchie della Rocchetta sino alla Seriola, 13 maggio 1660; nel Borgo Portanova  dove la fraglia dei  Battuti, documentata  a Vicenza fin dal 1286, costruisce nel 1384  l'Ospedale dei SS. Ambrogio e Bellino. Lo documenta la Lettera patente del podestà Francesco Mocenigo.

Nel fiume della carità si distingue la figura di Alberto Billanth, ricco nobiluomo tedesco, che per volontà dei fratelli Cansignorio e Alboino della Scala, signori della città, fonda su una sua casa, vicina al campanile della Cattedrale cittadina, l'Ospedale di S. Antonio abate, com'è illustrato nell'acquaforte del sec. XVIII di Cristoforo Dall'Acqua nella Veduta della piazza del Duomo.

Ma per conoscere lo spazio cittadino, nelle trasformazioni urbane avvenute nel corso dei secoli tra la primitiva cinta muraria iniziata nel X secolo, che delinea una città dalla «forma rotonda con muraglie altissime [...] le quali tutto all'intorno sono da una parte bagnate dal fiume Bacchiglione et dall'altra dal torrente Seriola», le cinque porte  principali: Feliciana, Berga, San Pietro, Pusterla e Porta Nova, la presenza di nuove chiese e conventi sorti tra il Duecento e il Trecento, e la nuova presenza dei borghi ecco la realtà dell'Urbis Vicentia, acquaforte del 1611 di Giacomo Monticolo, vicina alla copia in grandezza originale della veduta di Vicenza dipinta da Marcello Fogolino, intorno al 1517-1518, della tavola San Francesco d'Assisi che riceve le stigmate tra i santi Chiara e Paolo, il beato Bartolomeo da Breganze e i santi del Museo Civico della città. Si ricompone inoltre la storia dell'ospedale di santa Maria della Misericordia, eretto nel 1521, legata alla presenza di Bernardino da Feltre, nel quale trovano accoglienza tra ammalati e mendicanti nell'orfanatrofio diretto dai Padri Somaschi anche i bambini  abbandonati, che trovavano occupazione nella lavorazione della seta. Venivano ricoverati i pellegrini, i poveri ed i miserabili nell'Ospedale di San Bovo, edificato nel borgo di San Felice già nel XIII secolo, mentre l'Ospedale di San Lazzaro, sorto nella seconda metà del XIII secolo, vicino alla Basilica e al monastero di San Felice riservava l'accoglienza ai lebbrosi, per poi dedicarsi alla salute dei malati di rogna.

«Le molte testimonianze delle domus hospitales presenti in città tra il XIII e il XVI secolo esposte sono tratte dai fondi archivistico e storici della Bertoliana. Tra le altre lo statuto della fraglia dei Battuti di Porta Nuova e quello dei Battuti di Marano Vicentino risalenti al XIII secolo; lo statuto della Frangetta della buona morte, e quello dei Mercanti; le pergamene con permessi di elemosinare e questuare rilasciati da vescovi e dogi, oppure con indulgenze e remissioni dei peccati a chi fa buone opere a favore degli ospitali, e ancora con testamenti e lasciti a favore dei poveri di Cristo e delle domus hospitales».

Biblioteca Civica Bertoliana- Vicenza. Coordinamento del progetto: Giorgio Lotto e Laura Sbicego, Testi e allestimento Laura Sbicego, Adele Scarpari e Sergio Merlo. Con la collaborazione del Museo Civico di Vicenza, e dell'Associazione AUSER di Vicenza.

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