NR. 44 anno XVI DEL 24 DICEMBRE 2011
la domenica di vicenza
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La Lega muove sullo scacchiere delle banche

Zaia e Tosi chiedono maggiore rappresentanza negli istituti bancari locali. Ma il PdL non rimane alla finestra

di Giuseppe Brugnoli

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La Lega muove sullo scacchiere delle banche

Sembrava una boutade quella di Bossi all'indomani delle elezioni regionali vinte dalla Lega: «Ci riprenderemo le banche del nord», ma poi si è capito che era solo l'espressione di un disegno a lungo covato. Qualcuno ha anche detto che si trattava del tentativo di rivincita, dopo che la Banca del Nord di marca leghista era andata a gambe all'aria qualche anno fa, e più di qualche fervente sostenitore del Carroccio che vi aveva messo i soldi era rimasto scottato. Più serie e concrete, le dichiarazioni del vice direttore del Corriere della Sera, Massimo Mughini, che commentando quella che era sembrata una sparata del senatur parlava, a proposito dell'operazione annunciata da Bossi, di un'Opa, un'Opa un po' speciale, senza alcun esborso di denaro, e però capace di "procurare lo stesso potere di nomina di chi fa un'Opa vera".

E Mughini sottolineava che la prima dimostrazione del «vento del nord» che soffiava sulle banche era il cambio di vertice a Intesa San Paolo, con il rinnovo del Consiglio di sorveglianza, mentre l'interesse del vertice leghista per le banche del Nord est  sarebbe dimostrato, secondo il vicedirettore del Corriere, dal fatto che in Unicredit «la ristrutturazione degli assetti organizzativi è stata accompagnata dai commenti costanti di Luca Zaia, quasi che il governatore del Veneto dovesse dare i voti».

Ma l'interprete più fedele del desiderio o della volontà bossiana di mettere il naso nelle banche del nord è senza dubbio il sindaco di Verona Flavio Tosi, che ha accusato pubblicamente il governatore della Banca d'Italia di ipocrisia, dopo che Draghi aveva osservato nell'assemblea dell'Istituto che devono essere preservate dalla politica l'autonomia e l'indipendenza del management delle Fondazioni bancarie. «Le Fondazioni sono nate per dare una risposta al territorio, ha detto Tosi, altrimenti a che cosa servono gli enti locali all'interno degli organi elettivi delle Fondazioni?».

Rispondendo a questa domanda, Maurizio Battista, che ha trattato il tema con un'intera pagina del quotidiano veronese "L'Arena" dal titolo significativo "Lega in marcia sulla Fondazione Cariverona" ha fatto un po' di conti, e ha rilevato che, su 32 componenti del Consiglio generale della Fondazione Cariverona, dal 9 luglio scattano le procedure per rinnovare, con il meccanismo delle terne, 18 consiglieri. Dopo le recenti elezioni regionali e anche provinciali e comunali, che hanno dato una netta prevalenza nella nostra Regione alla Lega e hanno fatto subito esclamare a Bossi che è il momento di andare a presentare i conti alle banche, la Lega, secondo il calcolo di Maurizio Battista, nomina direttamente 4 consiglieri con il sindaco di Verona, un consigliere con il sindaco di Legnago, un consigliere con il sindaco di Feltre, il leghista Gianfranco Vaccari, senatore, un consigliere con il presidente della Provincia di Vicenza, Attilio Schneck, presidente della Serenissima, mentre il PdL nomina direttamente due consiglieri con i nuovi sindaci di Belluno e di Mantova.

Su diciotto consiglieri da rinnovare, la Lega ne nomina direttamente sette, e altri due indirettamente con il PdL. Il che fa un totale di nove su 18, senza contare altri consiglieri in scadenza nominati dalle università e dai vescovi del territorio, che potrebbero aggiungersi. Allo stato attuale diventa comunque determinante il voto del consigliere nominato dalla Provincia di Vicenza, e si spiega allora la levata di scudi di Attilio Schneck presidente della Serenissima che, di fronte ad una serie di rilievi fatti dal presidente pidiellino della Provincia di Verona Giovanni Miozzi sulla sua conduzione dell'autostrada rilancia provocatoriamente: se Verona è mal rappresentata nella gestione della Serenissima, perché il suo sindaco Flavio Tosi non entra nel Consiglio di Amministrazione? Anzi, sono perfino disposto a sostenerlo perché diventi presidente! Un invito che assume l'aspetto di una provocazione, e difatti Flavio Tosi, benché sollecitato da varie parti, fino ad oggi è rimasto a bocca chiusa. Da buon stratega sa che non si può combattere su due fronti, e intanto gli sembra più interessante quello della Fondazione Cariverona, una vera e propria "musina" che elargisce euro buoni per le iniziative culturali, assistenziali e sociali di quattro province, di cui la più importante è Verona, dove presidente è Miozzi, amico di Tosi, ma non meno importante è Vicenza, dove presidente è Schneck che è anche presidente della Serenissima che ha sede a Verona.

Nel frattempo, entra in campo anche Alberto Giorgetti, esponente veneto di punta del governo, dove è sottosegretario all'economia e alle finanze, che prende di petto la questione: «La Lega non pensi di occupare Cariverona», è titolato su L'Arena il suo intervento. E così, se Tosi pensa di utilizzare anche i due voti di pertinenza del PdL per il suo tentativo di diventare grande elemosiniere della Fondazione Cariverona, deve fare i conti un po' più larghi.

 

nr. 23 anno XV del 19 giugno 2010

 

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