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L'immagine del PD come cantiere le piace, a patto che si passi in breve tempo a una fase concreta di costruzione del partito. Rosanna Filippin responsabile regionale del Partito Democratico è partita da Vicenza qualche tempo fa con idee chiare e una speranza: quella di dare una identità vera e federata al PD, partendo dalle risorse (destinate a restare sul territorio) e non da dettami che fanno tendenza o danno un immediato quanto effimero consenso. Tutto ciò con alle porte la stagione congressuale che anche a Vicenza vede contrapposte due giovani promesse del PD, Ginato e Creazzo. «Poi tutti a lavorare per perseguire un obiettivo comune, da noi niente divisioni» spiega la Filippin. Divisioni forse no, ma qualche mal di pancia sì: «Dialettica fisiologica e non mi venite a dire che l'amministrazione Variati rischia di affondare!» chiosa la responsabile regionale del partito.
Insomma, il PD è vivo e lo dimostra anche e soprattutto in provincia di Vicenza. Per cui basta prendere ad esempio le dinamiche politiche, di azione e linguaggio usate qui per costruire piano piano, ma non troppo, le prossime linee guida del partito regionale.
Filippin il Pd va al congresso dopo la tornata elettorale regionale dove non ha brillato particolarmente e durante la quale non sono mancate le polemiche interne. Serve una vera svolta?
«La questione veneta va inquadrata nella più generale questione settentrionale del PD. Nella parte più avanzata del paese, il Partito Democratico ha difficoltà a proporsi in modo credibile ai ceti popolari e ai ceti produttivi. Per interpretare le speranze e i bisogni del nord, serve soprattutto più concretezza. A partire da fisco, federalismo e welfare. Il percorso avviato, anche a livello nazionale, con Agenda 2011, va in questa direzione. Per uscire dalla crisi, il Governo ne sta scaricando il costo sui territori: promette federalismo e taglia risorse ai Comuni e alle Regioni; promette rigore e taglia in maniera indiscriminata, senza distinzioni tra formiche e cicale. Qui serve un patto del merito. E la Lega deve scegliere se vuole il federalismo solo a parole o anche nei fatti».
Restando alle regionali: non era forse meglio costruire una candidatura che fosse poi anche trainante nel post elezioni, un leader con il quale cominciare un percorso di radicamento del partito?
«La politica non si fa né coi se, né col senno di poi. Il Partito Democratico ha voluto dare un segnale di maggiore sintonia con le istanze del Veneto. È un percorso che non poteva esaurirsi nella sfida elettorale, giunta a pochissimi mesi dalla fine del congresso, e che ora prosegue».
Ginato-Creazzo: che tipo di partita giocano all'interno del partito e con che differenze programmatiche l'uno dall'altro?
«Sono due ottimi candidati, che confermano come il Partito Democratico possa affrontare a viso aperto il confronto sulle proprie prospettive politiche. Una situazione ben diversa dall'indecifrabile guerra per bande che, per esempio, ha dilaniato il PdL provinciale. Ginato è il segretario provinciale uscente. È naturale che si riproponga al giudizio degli iscritti. Luigi Creazzo è portatore di una sensibilità politico-culturale diversa. Insieme, daranno agli iscritti del PD la possibilità di un congresso vero. Quello che avviene nei partiti veri: ci si confronta, si vota. E poi si ritorna tutti a lavorare per una causa che è comune».
Ma che fine ha fatto il progetto di partito federato del Nord?
«L'idea di un PD del Nord, se resta solo un feticcio organizzativo, non mi entusiasma. Le soluzioni operative devono marciare di pari passo con le scelte politiche. Con Bersani, il PD ha già avviato la costruzione di un vero partito federale, partendo dalla cosa che conta di più: le risorse. Per la prima volta i rimborsi elettorali resteranno sul territorio. Già oggi, comunque, il livello regionale è un incubatore di nuova classe dirigente. Lo dimostra il fatto che i segretari regionali sono ovunque espressione di una nuova generazione. Il cambiamento è un percorso lungo, ma è importante attuarlo nei fatti e non solo a parole».
Il partito dei sindaci del PD è ancora forte in provincia anche se avete perso qualche importante realtà: come farlo diventare movimento sinergico ad una azione politica più ampia? Con il sindaco di Vicenza Achille Variati come sono i rapporti ora?
«I miei rapporti personali sono ottimi. Quanto a quelli politici dico questo: il futuro del PD, in Veneto e al Nord, passa da un rapporto più stretto con quel patrimonio di leadership, consenso e concretezza che è rappresentato dai suoi amministratori. A Vicenza abbiamo vinto quando ovunque il centrosinistra ha perso. A Schio abbiamo l'unico sindaco di tutto il centrosinistra veneto che abbia battuto un'alleanza di centrodestra con candidato leghista. Queste sono le esperienze da cui partire».
Le correnti interne al partito sono momenti di divisione o di condivisione progettuale politica se pur dialettica?
«Il Partito Democratico ha un'identità plurale. Che esistano diverse sensibilità è un fatto normale. Ma sottoscrivo un'affermazione fatta da Enrico Letta: gli elettori non ci sceglieranno per quello che siamo stati, ma per quello che saremo. Non conta da dove proveniamo, ma dove vogliamo andare. E su questo la proposta deve essere una sola. O la gente non capirà cosa vogliamo per il futuro del paese».
Luca Balzi, consigliere comunale di Vicenza è stato cacciato: impossibile salvarlo? E soprattutto le sue provocazioni perché sono state respinte al mittente e non sono invece diventate oggetto di discussione?
«Luca Balzi non è stato cacciato. Il nostro statuto non prevede nemmeno l'espulsione. Se c'è una cosa poi che nel PD non manca è proprio la discussione. Ma io sono una persona concreta. Guardo ai fatti e ai comportamenti, prima di tutto. Al di là delle parole, penso che siano i comportamenti politici ad aver collocato Luca Balzi al di fuori del PD. Non credo che lui abbia alcun bisogno di essere salvato. A me, comunque, non interessa farlo».
Come può un segretario cittadino come Veltroni affermare chi sarà e chi no candidabile alle prossime amministrative comunali?
«Un segretario cittadino ha il diritto di fare le valutazioni politiche che ritiene più opportune. La scelta sulle candidature, comunque, è una prerogativa della direzione cittadina del partito, che verrà eletta, insieme a un nuovo segretario, proprio in queste settimane, in occasione del congresso locale».
Più in generale le voci fuori dal coro (Balzi stesso, Guaiti, Volpiana) rischiano di affondare la Amministrazione Variati a Vicenza?
«C'è una dialettica fisiologica. E ci sono storie individuali che meritano sempre rispetto. Ma cerchiamo di restare con i piedi su questa terra. L'amministrazione Variati in pericolo? Bella battuta, ma non scherziamo. Mi pare che i problemi di salute politica, a Vicenza città, li abbia soprattutto la minoranza».
Letta ha indicato la strada da percorrere: lei condivide, o che tipo di resistenze avverte ancora da superare?
«Condivido al 100% le riflessioni fatte da Enrico Letta. Se il Partito Democratico vuole conquistare i consensi del Nord, serve audacia, audacia e ancora audacia».
Claudio Rizzato, una risorsa importante del PD che fine ha fatto? Per lui è in previsione qualche tipo di incarico?
«Claudio Rizzato è e resta un dirigente di primo piano del nostro partito. Nell'esecutivo regionale è responsabile per l'area sanità, un settore strategico, perché la sanità assorbe gran parte del bilancio regionale e subirà, purtroppo, la scure dei tagli che il Governo ha scaricato sulle regioni. La sua esperienza in questo campo è notevolissima e il Partito continuerà a farne buon uso».