NR. 44 anno XVI DEL 24 DICEMBRE 2011
la domenica di vicenza
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I censori della moralità: quella degli altri

A Thiene un club per scambisti viene combattuto come il peggiore dei nemici, eppure la garanzia di... silente riservatezza è scontata. Due burocrazie si guardano e non si capiscono: quella degli americani che quasi hanno già ricostruito il Dal Molin e quella degli italiani che dovrebbero costruire la tangenziale nord per evitare collassi di traffico: mistero sui tempi (della tangenziale).

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I censori della moralità: quella degli altri

(g. ar.) - Un po' all'insegna di Thiene, un po' all'insegna della burocrazia, quella che c'è o non c'è a seconda che -rigorosamente nell'ordine- non vi serva o al contrario vi serva. Un club per scambisti è combattuto come il peggiore dei nemici nonostante sembri scontato che le garanzie di riservatezza, silenziosità e invisibilità della clientela siano praticamente assolute. Sempre a Thiene il caso curioso dei giostrai che di fronte all'offerta di andare a celebrare San Giovanni in zona industriale decidono in buona parte di non partecipare e scelgono altre piazze: come dire che territorio identità e ricorrenze della tradizione non hanno valore solo nominale, ma radicato e se si cambia qualcosa si cambia tutto. Poi le due burocrazie che non si parlano: teoricamente la tangenziale nord dovrebbe aprirsi contestualmente alla nuova base del Ferrarin: campa cavallo... Gli americani stanno lavorando a più non posso, ma di nuove strade per evitare collassi fatali al traffico di Vicenza non si parla. Infine un po' di nomadismo: hai voglia a fare comitati per difendere sint e non sint. Il problema si scioglie di fronte all'episodio dei falsi carabinieri beccati da quelli veri perché taglieggiavano i pensionati. Bella roba! All'identificazione viene fuori che sono tutti nomadi. Come dire che quando la Regione riceve dalla Lega l'aut aut sul persistere nel dare contributi ai campi nomadi una ragione c'è.

SILENZIO SI SCAMBIA- Thiene è in subbuglio o no? Secondo i comitati o i gruppi o chi per loro, che si occupano di impedire l'apertura del club per scambisti di coppia, questo nulla osta non s'ha da dare; secondo una breve inchiesta referendaria tra i cittadini di Thiene si scopre che il problema non è in cima alla lista dei crucci e delle ansie di questo momento. Dal che si deduce che l'opposizione è di fibra moralistica; non si possono reperire altri alibi tenuto conto che per sua stessa struttura logica, filosofica, organizzativa, un club per scambisti è quanto di più discreto, silenzioso e umbratile vi possiate immaginare. Resta il versante dell'indignazione morale, ma quella riguarda pochi anche se pervicaci sostenitori.

LA GIOSTRA SPARITA- L'esperimento lo ha fatto Vicenza qualche anno fa quando la Festa dei Oto fu portata a tempo determinato nell'area di Viale Mazzini oggi occupata dal teatro. Il dibattito fu subito polemica e ancora più velocemente partirono istanze, suppliche e controproposte per far rientrare le giostre in Campo Marzo. Il significato profondo era che la città rifiutava anche l'idea di snaturare la sua sagra di tradizione, e quindi di snaturarsi, interrompendo anche solo per qualche tempo quel rapporto non solo culturale e tradizionale, ma anche geografico-urbanistico esistente tra la città, le giostre, il parco e Monte Berico. Ora il guaio lo sta passando Thiene dove più o meno sta verificandosi lo stesso problema. La festa di San Giovanni è una faccenda tanto seria che all'annuncio del Comune di voler spostare in zona industriale il parco divertimenti la risposta dei giostrai è stata una sola: picche. Nell'unico modo possibile per loro, i proprietari di impianti e baracconi hanno deciso in buon numero di rinunciare alla festa. Territorio storia tradizione e molto altro: ancora una volta si verifica che annacquare una scadenza di calendario antico non porta bene a nessuno. Servirà, se non altro, a futura memoria.

BUROCRAZIE ESTRANEE- Chi è ancora convinto che la tangenziale nord di Vicenza sarà pronta e utilizzabile quando si apriranno i cancelli della nuova base americana del Dal Molin? Pochi, supponiamo. Dal momento che di tangenziale non sentiamo parlare da mesi e che al pari della pedemontana sembra trattarsi di sogni nel cassetto. Il problema dunque è il seguente: tangenziale avvolta nel mistero, ma in compenso l'altra burocrazia, quella a stelle e strisce che governa il cantiere del nuovo Dal Molin corre come una lepre. Basta un'occhiata, basta contare le gru; non serve altro per capire che da questo versante della burocrazia il momento dell'inaugurazione si avvicina a grandi passi e comunque con la promessa di anticipare clamorosamente l'altro versante burocratico, quello italiano. Sarebbe poco, se la prospettiva di una base militare con migliaia di dipendenti in movimento non prefigurasse una realtà romanzesca per il traffico, per quell'incrocio Dal Verme/Ferrarin che senza offerte di vie di fuga alternative diventerà in men che non si dica una via crucis per tutti: americani e italiani.

NOMADI CARABINIERI- Sono i protagonisti di disgustose imprese ai danni di anziani ed anziane, di piccole truffe consumate contro le persone meno difese in assoluto. I carabinieri -quelli veri- sono giunti a capo di questa indagine che ha messo nell'angolo un bel gruppetto di truffatori tutti doverosamente in divisa dell'Arma: sono tutti nomadi. E nei campi nomadi di altre città li hanno rintracciati. Non è una novità né ci si può stupire del fatto che permanga piuttosto bassa la popolarità delle popolazioni di stirpe zingaresca presso l'uomo della strada. Del resto Vicenza conosce la questione dei due campi nomadi che rimangono aperti pur essendo in netto fuori gioco per le leggi urbanistiche della città: e non si troverà facilmente l'area che dovrebbe essere riservata al nuovo o ai nuovi campi rifatti secondo regola. Però si capisce anche perché la Lega abbia presentato alla Regione una richiesta specifica perché sia ritirato il contributo che la giunta assegna annualmente alla voce "campi nomadi". Non sarà bello, ma nemmeno incomprensibile.

 

nr. 24 anno XV del 26 giugno 2010

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