NR. 44 anno XVI DEL 24 DICEMBRE 2011
la domenica di vicenza
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Che strano per un papà africano veder nascere il proprio figlio...

Per molti maschi africani l'emigrazione ha comportato un cambiamento radicale della propria cultura d'origine. Un esempio è la nascita di un figlio che in Africa è “affaire” totalmente femminile

di Jenny Tessaro
tgextra@tvavicenza.it

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Che strano per un papà africano veder nascere il p

Quando giungono le doglie, intorno alla gestante si riuniscono tutte le donne della casa che hanno avuto bambini: la madre, le sorelle, le zie, le cugine. I maschi vengono mandati fuori casa, lontani. Non possono partecipare alla nascita di un bambino perché il travaglio e il parto sono "cose da donne". Tabù. Gli uomini hanno seminato, le donne raccolgono.

E la raccolta non prevede alcun sguardo maschile. Nessun uomo può assistere al miracolo della vita.

«Quando giunge il tempo del parto vengono chiamate a raccolta tutte le donne della famiglia e la levatrice del villaggio, quella che ha fatto nascere tanti bambini -spiega Elisabeth Oputa, nigeriana, madre di due figli e in Italia oramai da diciassette anni. Tutte le donne si mettono intorno alla gestante e accompagnano le doglie con il canto. Cantano e in questo modo coprono le sue grida e danno ritmo al travaglio, di contrazione in contrazione. In Africa la nascita è un rito, un rito di passaggio per la donna e per la creatura che viene alla luce. Un rito che viene scandito dai canti e dalla danza delle donne che si muovono attorno alla gestante. È un modo per sostenerla psicologicamente, per darle forza ed energia e per farle comprendere che non è sola, ma che ha l'appoggio di tutte le donne, soprattutto di quelle che sono già passate attraverso l'esperienza di diventare madri».

Un "affaire" tutto femminile che con l'emigrazione è cambiato totalmente. «Qui in Italia non abbiamo la madre, le sorelle le zie. Qui in Italia, molte di noi, hanno solo il marito. Marito che data la maggior conoscenza della lingua italiana- ricorda Elisabeth Oputa- porta la moglie dal ginecologo e alle visite prescritte. Entra, assiste, vede. Diventa partecipe di tutta la gestazione, sostiene la donna e l'aiuta sino al giorno del parto».

Un cambiamento culturale importantissimo, che vede protagonisti i maschi africani e non solo, di un rito tutto al femminile.

«Per noi donne è bellissimo avere nostro marito accanto in un momento così importante. Crea intimità e condivisione anche perché- spiega Sokna Mbaye- ai loro occhi acquistiamo un valore diverso perché vedono quanto soffriamo per dare alla luce un figlio».

«Vivendo in Italia abbiamo acquisito la cultura locale, gli usi e i costumi. Ci siamo integrati e anche noi come i papà italiani abbiamo cominciato ad assistere le nostre spose nel momento più importante per una coppia, la nascita di un figlio-spiega Top Sondoko, neo-papà di una bambina di nome Miriam. Per me la nascita di mia figlia è stata l'esperienza più emozionante della vita. Un'esperienza davvero unica che in Africa non avrei mai potuto vivere. Qui invece non solo ho potuto vedere mia figlia che viene alla luce, ma ho potuto sentire anche la forza di mia moglie e la potenza della vita. Un vero e proprio miracolo! Un'esperienza unica della quale sentivo parlare da amici, ma che non pensavo fosse così potente, così disarmante!».

 

nr. 27 anno XV del 17 luglio 2010

 

 

 

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