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Emana la forza dell'evento straordinario e possiede l'intensità del momento privilegiato l'incontro con l'arte dell'intero Novecento russo costruito seguendo, nel percorso storico, il tempo dallo Zar Nicola II a quello di Stalin, fino a Putin.
Affiora nella sua precisa fisionomia ricca di eventi, attraversando, con straordinaria vitalità, le diverse correnti artistiche, su un itinerario posto fin dalle avanguardie storiche, dalla "Spiritualità dell'arte" di Kandinsky al Realismo Socialista, per continuare negli anni Cinquanta e Sessanta e toccare, con alcuni esempi, gli ultimi anni del Ventesimo secolo. È un incontro che offre, con i capolavori dell'inizio del Novecento di Larionov, Gončarova, Chagall, Malevic e Tatlin, anche il legame con le "radici" dell'arte Ottocentesca, presente con la scuola dei Peredvizniki, i prereazionari Pittori Ambulanti.
Il merito del noto e dell'assoluta novità arriva con la bella mostra veneziana a Ca' Foscari, "Russie! Memoria/mistificazione/immaginario", curata da Giuseppe Barbieri e Silvia Burini attraverso le due grandi collezioni private italiane dell'abruzzese Alberto Morgante e del milanese Alberto Sandretti, per la prima volta esposte in un felice allestimento.
Morgante alla fine degli anni Quaranta frequenta il Caffè Canova, a Piazza del Popolo a Roma e così nel conoscere molti artisti inizia a collezionare opere di Boccioni, Balla e Severini,tra altre, nel risalto di un'impresa commerciale (aprirà il primo supermercato in Abruzzo e uno dei primi in Italia), che gli valse il conferimento di una laurea ad honorem in Economia alla Columbia University di New York. Sandretti, presente a Mosca fin dagli anni '60, dove aveva compiuto gli studi universitari, propone manifesti propagandistici selezionati da una collezione eccezionale di 5.000 pezzi, comprese alcune decine di opere del maestro del manifesto sovietico Viktor Ivanov, e pezzi unici e straordinari, tra ceramiche, dipinti, sculture, opere grafiche, porcellane, oggetti e libri, che riflettono, nel confronto, il meglio del processo artistico, politico e culturale della Russia-Unione Sovietica del XX secolo.
È una mostra di risalto, fin dalle immagini poste all'avvio della rassegna, che mediano la propaganda ideologica del Realismo Socialista, che affidò all'arte, all'architettura e al cinema "il ruolo di trasformare la materia prima dell'ideologia in immagini e miti destinati al consumo di massa (Silvia Burini)" attraverso l'espressività di una gioiosa vita quotidiana costruita sul nome di un "radioso avvenire".
Dai manifesti sorride dovunque, da baffuto leader, Stalin ai cittadini sovietici, che ignorano la sua piccola figura, la pelle butterata e un braccio più esile dell'altro, proiettato metaforicamente per celebrare un "nuovo mondo" retto sul motto "vivere è diventato più allegro".
Il grande affresco di una giovane Unione Sovietica si riconosce nella propaganda, nell'epoca degli anni Venti, della NEP (Nuova Politica Economica), attraverso il manifesto (plakat), sostenuto in versione di messaggio visivo moderno, immediato e diretto, dall'artista Rodcenko, in una visione tra "avanguardia e rivoluzione bolscevica", in unione con il noto poeta Vladimir Majakovskij. Nel seguire i curatori, gli artisti espongono i loro disegni nelle vetrine dette "Rosta", riprodotte su fiancate di treni e di navi, sulle bandiere, su piatti e teiere, che cominciavano ad uscire dalle restaurate manifatture di ceramiche zariste, nei dintorni di Pietroburgo.
Nell'ottica funzionale dell'arte si attuano le trasformazioni architettoniche, tra le quali, smisurato per grandiosità, doveva ergersi nel centro del paese il Palazzo dei Soviet, progettato da Boris Jofan, laureato a Roma, come l'edificio più alto del mondo (415 metri), a rappresentare il centro del potere, posto sul luogo della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca in sostituzione della religione; opera mai realizzata, esisteva nella convinzione del popolo, rappresentata in spezzoni di film, nelle immagini sulle scatole di fiammiferi e cioccolatini, da mitica presenza dell'URSS nel mondo. Celebre nella sua realtà grandiosa, è la costruzione della metropolitana a Mosca, già aperta nel 1935, che unisce la pietra naturale, le arti applicate per fonderle con la qualità di una "architettura della luce".
Dopo la morte di Stalin (1953) sull'onda della necessità di un cambiamento giovani artisti sovietici non conformisti, segnano il passaggio a "plurilinguismo" stilistico, trovando successivamente la possibilità di esporre liberamente le loro opere. L'arte dell'underground moscovita acquista consacrazione nell'edizione speciale della Biennale di Venezia nel 1977, in una mostra dal titolo "Nuova arte sovietica: una prospettiva non-ufficiale" dove si trovano 26 opere provenienti dalle collezioni Sandretti e Morgante.
Altri lavori legati agli anni novanta sviluppano, in modo diverso, i grandi tre temi della mostra: la memoria dell'avanguardia, la mistificazione del realismo socialista e l'immaginario della pittura ufficiale.
ParticolarI sentimenti si concentrano nell'animo del visitatore durante l'esposizione fino a coinvolgerlo, per la maestria della descrizione dell'atmosfera e dell'intensità emotiva dei vari mutamenti visualizzati nel secolo.
Li attivano innovative soluzioni e tecnologie multimediali d'avanguardia.
Catalogo: Terra Ferma Edizioni.
