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«In Serbia facevo il muratore. Poi la caduta del comunismo, la guerra, il sangue, la decisione di partire». Goran è tornato in questi giorni nel Vicentino per far incontrare alle figlie gli ex compagni di scuola. Con la moglie ha vissuto nel vicentino per 18 anni anni. «I primi due li ho trascorsi da solo, poi è arrivata mia moglie Ielena, poi sono nate le mie figlie gemelle, Nicoleta e Catarina. Loro sono nate e cresciute qui ed è stata dura portarle in Serbia, sradicarle da quella che per loro è la patria».
In Italia, per molti anni Goran ha fatto il muratore. Poi con un paio di amici ha iniziato ad esportare auto usate in Serbia, facendo su e giù da un Paese all'altro. «Così ho messo via un po' di soldi, ho finito la casa che avevo iniziato in Serbia e ho comperato un Bar. Così quando è arrivata la crisi ho preso tutta la famiglia e mi sono trasferito al mio Paese natale. Tanto, crisi qui o crisi là, sempre crisi è! Lì almeno è tutto mio: niente affitto da pagare. E poi mia moglie non deve più fare le pulizie in nero perché lavora nel nostro bar, sotto casa. Io continuo con il commercio delle auto appoggiandomi ad un amico veronese. Vengo in Italia ogni settimana per trovare auto usate a buon prezzo per poi rivenderle in Serbia. Non pretendo di fare grandi guadagni, mi bastano 4-500 euro a macchina. Se non ricarico troppo sul prezzo riesco a guadagnarci quel tanto che mi permette di vivere bene senza far mancare nulla alla mia famiglia. Ci sono certi commercianti in Italia che fanno ricarichi molto alti sul prezzo delle auto e poi non riescono a venderle. Io ricarico poco e vendo tanto. Ora vorrei comperare una casa per le mie figlie, così quando saranno grandi e si sposeranno avranno dove vivere».
Intanto Catarina e Nicoletta vivono con gioia i momenti che possono trascorrere in Italia vicino alle loro amiche. «È stato duro quest'anno- confessa Catarina, 13 anni appena compiuti. Lì non conoscevamo nessuno e poi su è tutto diverso. Noi siamo nate e cresciute in Italia. Siamo italiane. Difficile diventare serbe improvvisamente. Anche mia sorella ha pianto tanto. Ci mancavano gli amici, la pallavolo, il pattinaggio... Poi la mentalità è diversa, non so spiegare, ma lì è tutto diverso». «Noi non volevamo tornare- confessa Catarina- ma non c'è stato niente da fare perché il papà e la mamma hanno deciso così. Però, quando sarò più grande verrò a studiare in Italia, verrò a vivere qui».
nr. 28 anno XV del 24 luglio 2010