NR. 44 anno XVI DEL 24 DICEMBRE 2011
la domenica di vicenza
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Dino non spaventa più, men che meno i fungaioli

Dopo che il cinghiale di Altavilla è stato giustiziato (con ampia pubblicità mediatica) ci viene il dubbio che anche l'orso sia passato... a miglior vita: le magliette alla Che Guevara intanto le hanno dedicate ai somari e non a lui – Tanti soldini dalla ZTL di Vicenza e tante polemiche per la sagra permanente dei No Dal Molin a Caldogno

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Dino non spaventa più, men che meno i fungaioli

(g. ar.)- Causa ed effetto spesso si equivocano. Esempio: leggiamo che calano vistosamente le richieste di licenza per i cerca-funghi. La ragione sarebbe il timore di ritrovarsi nel bosco, faccia a faccia, con l'orso Dino. Vediamo di approfondire questa chicca che non tiene conto di due fattori essenziali: nei boschi non piove da più di un mese e di funghi c'è penuria assoluta; l'altra faccia della medaglia spaccia per fifoni quei signori che a caccia di funghi ci andrebbero anche sotto un bombardamento. Niente li spaventa. Figurati l'orso, e sempre ammesso che sia ancora in circolazione. Orso che tuttavia ha ispirato indirettamente le nuove magliette: cosa non fa la moda. Al posto di Che Guevara o Vasco, ecco gli asinelli straziati dal plantigrado. Settimana che si riaccende attorno alla polemica sui No Dal Molin: perché hanno il nulla-osta assicurato sempre e comunque? È come una sagra permanente che sta durando da almeno due anni. La dichiarazione è di Meridio, consigliere comunale di opposizione. Bisognerà capire se magari ha ragione e se è il Comune ad aver esagerato con l'assenso a oltranza che potrebbe sollecitare richieste equivalenti da parte di tutte le sagre di quartiere. Sono tante. Sono tanti anche i soldi raccolti dall'amministrazione per la violazione del perimetro di ZTL: in cassa due milioni di euro in un anno e in più uno spettacolo straordinario di 30mila violazioni che comprendono camper in Corso, traini impensabili, di tutto e di più.

FUNGHI CERCANSI- Chi interpreta il calo sensibile di richieste per andare a funghi attribuendolo al timore dell'orso Dino dovrà rifare i suoi conti molto rapidamente. In realtà i fungaioli non chiedono permessi perché hanno già assodato che la disponibilità è vicina allo zero: non di licenze, ma di materia prima, cioè i funghi. Non piove da parecchio in montagna, fatta eccezione per una raffica di temporali che hanno rinfrescato l'aria a varie riprese, ma non hanno raggiunto l'obiettivo essenziale di giugno: dare sufficiente umidità ai boschi e favorire così la nascita e la proliferazione dei funghi. La scarsità perfino imbarazzante di materia prima induce praticamente alla rinuncia chi se ne intende davvero: i fungaioli veri non sono dilettanti, sanno bene come dove e quando andare a cercare. Al punto da ridicolizzare perfino la sola idea che ci sia di mezzo una qualche paura di imbattersi nell'orso Dino. Tra l'altro questo ferocissimo quanto invisibile ammazza-somari da più di un mese non dà segno di vita. Sprofonda ulteriormente l'ipotesi di incrociarlo da qualche parte sull'Altopiano o territori limitrofi. Prende corpo invece l'ipotesi che questa lunga vacanza di assalti si debba attribuire, come dire, ad un qualche impedimento dell'orso medesimo. Magari è emigrato in Austria/Ungheria, o qualcuno lo ha indotto a trasformarsi in una bella pelle che spunterà fuori tra qualche anno e chissà dove.

CHE GUEVARA E ASINI- L'immaginazione applicata alla T-shirt non ha freno, come si sa. Da Bob Dylan a JF Kennedy, da John Lennon a Martin Luther King, l'arte della stampa su cotone di personaggi di attualità o di forza storica attinge sempre e comunque da idee di cesura presa. Forse il simbolo più inflazionato è Che Guevara del quale molto spesso non sanno niente sia quelli che confezionano le magliette sia quelli che le indossano. Per cui scandalizzarsi per la messa in circolazione di nuovi simboli, per quanto sorprendenti, non è ragionevole. Neppure se i nuovi simboli sono i somarelli accoppati dall'orso Dino, quando ancora era in attività. Piuttosto la domanda lecita è la seguente: perché gli asini e non l'orso? In fin dei conti è lui il patrocinatore massimo tanto dell'immagine delle vittime abbattute dai suoi unghioni quanto della semileggenda coltivata e ora, a quanto pare, bruscamente interrotta attorno alle imprese notturne giù per i boschi dell'Altopiano. Ragionando a rovescio sarebbe come se al posto dell'amatissimo barbuto Che, si vendessero magliette con la faccia dei militari boliviani che gli hanno fatto la festa tanti anni fa.

MULTE E SAGRE- L'opposizione da che mondo è mondo esercita in democrazia una funzione di all'erta permanente. Sorveglia e critica. Così almeno dovrebbe. A Palazzo Trissino si incrociano proprio in questi giorni due fatti che esprimono molto esaurientemente la contradditorietà di un determinato momento: quando un'amministrazione tira le prime somme di un provvedimento che sta fruttando fior di soldi alle casse pubbliche (due milioni di euro in un anno per infrazioni alla zona di traffico limitato, la ZTL) e riceve da un consigliere del centro destra (Gerardo Meridio) critiche molto aspre sulla facilità con cui concede nulla-osta per le attività dell'area No Dal Molin nell'ormai cronicizzato insediamento di Caldogno. Le telecamere della ZTL hanno registrato di tutto, anche l'inimmaginabile, ed hanno convertito le immagini in 29.200 contravvenzioni per il valore di due milioni. Appunto. Ottanta infrazioni al giorno su un cumulo di oltre un milione e mezzo di transiti in un anno. E su questo nessuno ha qualcosa da obiettare. Molto, invece, dice Meridio sui permessi di agibilità a Caldogno. La similitudine -a dire il vero quanto mai suggestiva- è in direzione di una sagra permanente che permanentemente riceve via libera dall'amministrazione. La stessa che chiude un locale storico del centro, il Malvasia, non ha niente da obiettare sulla reiterazione di una manifestazione a oltranza che dura da più di due anni. C'è una malizia scoperta nell'intervento di Meridio, quando si chiede perché non si usa lo stesso metro per tutte le sagre di quartiere che d'estate pullulano: un bel nulla-osta sine condicio produrrebbe l'effetto più gradito a chi organizza: non dover smantellare e rimontare ogni volta le strutture. Perché i tendoni di Ponte del Marchese sono lì da sempre.

 

nr. 28 anno XV del 24 luglio 2010

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