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In estate il sole sorge presto, tra le quattro e le cinque del mattino e tramonta tra le 20 e le 21 e 30. Quindici, sedici ore di luce, che per i musulmani, quest'anno, equivalgono al tempo del digiuno durante il mese sacro del Ramadan. Mese che quando cade in estate diventa particolarmente gravoso per molte persone, soprattutto se anziane. «Non è facile stare senza bere per tutte queste ore, ma per Dio si fa questo ed altro» spiega Omar Boujbara, quarantaseienne marocchino, da alcuni anni cittadino italiano.
«Col digiuno riusciamo a comprendere cosa provano le persone che non hanno né acqua né cibo; attraverso le privazioni la nostra anima si avvicina a quella particolare sofferenza, trasformandosi. Sperimentando la sete e la fame si diventa più sensibili, si apre il cuore». In effetti, nella religione islamica il digiuno non è mai inteso come "espiazione", bensì come offerta volontaria a Dio del proprio ego. Con il digiuno il fedele offre l'anima a Dio, anima che viene rafforzata dalla pratica perché nella prova del digiuno è più importante il significato spirituale di quello materiale, per il fatto che l'uomo obbedisce a un ordine divino. Egli impara a tenere sotto controllo i suoi desideri fisici superando così la sua natura umana portata invece a inseguirne molti.
«Il digiuno dura dalle prime luci dell'alba fino al tramonto e in genere viene preceduto da un pasto leggero poco prima dell'aurora così da poter affrontate la giornata - spiega Moustafà, sessantenne marocchino, in Italia da venticinque anni. Il digiuno per noi non consiste però solo nell'astensione da cibi e bevande, ma anche da qualsiasi contatto sessuale e da ogni altro cattivo pensiero o azione. In sostanza non bisogna né litigare, né mentire, né calunniare». Una prassi dunque complessa, che va al di là della semplice astensione da cibi e bevande e che sottostà ad una serie di regole.
«Per legge sono esenti dal digiuno i minorenni, i vecchi, i malati di mente e cronici, i viaggiatori, le donne in stato di gravidanza o che allattano e le persone in età avanzata, qualora il digiuno possa comportare un rischio per loro - spiega Fatima Chadid. Il digiuno, infatti, non dev'essere dannoso per la persona, ma dev'essere un mezzo per elevare l'anima e lo spirito. Una donna gravida, per esempio, non deve fare digiuno, così come i bambini e le persone ammalate. Dio non vuole il male di nessuno. Sta ad ognuno di noi avere consapevolezza dei propri limiti e del proprio stato di salute».
Un'esperienza, quella del digiuno estivo, che raddoppia i benefici per l'anima. Si dice infatti che in questo mese le porte del paradiso siano spalancate e che per le anime sia più facile avere degli "sconti" sui peccati. Al contrario, per chi non segue il digiuno, si moltiplicano le penitenze; in pratica il peccato raddoppia.
nr. 30 anno XV del 28 agosto 2010