|
|
||

La bozza dello statuto regionale del Veneto fa discutere un po' tutti, dopo la presentazione da parte di Luca Zaia, presidente della Regione Veneto. Il principio che ha sempre sostenuto Zaia, già in campagna elettorale, è stato quello di privilegiare i veneti.
Per avere un'idea basta leggere l'articolo 4, il quale dice che la Regione favorisce soprattutto chi dimostra un forte legame con il territorio, che tradotto significa corsia preferenziale nei bandi per la casa, nei concorsi, e così via.
Questo articolo d'altra parte è in linea con il pensiero leghista, ma in contrapposizione con quello del PdL, comunque Zaia si è detto molto soddisfatto del fatto che ora la bozza è stata messa nero su bianco. Secondo il presidente della Regione questo non è egoismo, ma volontà di riconoscere l'identità del territorio. Secondo Zaia questa carta farà del Veneto un avamposto di modernità che abbia come suo faro illuminante il federalismo.
Le reazioni non sono mancate.
«Il trionfalismo è un'abitudine tipica della Lega Nord: si fa un annuncio e lo si celebra come un risultato concreto. È la versione moderna della politica parolaia». Rosanna Filippin, segretario regionale del PD, definisce così le proposte della Lega in materia di Statuto Veneto.
«Lo Statuto - spiega il segretario del PD - è rimasto un' incompiuta di due legislature. Ora Zaia è così sicuro di poterlo portare a casa in sette mesi. Chissà perché, allora, vuole a tutti i costi introdurre il voto di fiducia: forse non è così sicuro dell'unità della sua maggioranza, che del resto sulle riforme, in Veneto, ha traccheggiato dieci anni. Quella del PD non è comunque una posizione ideologica. Siamo contrari al voto di fiducia, ma favorevoli alla modifica della legge elettorale e all'abolizione del listino. Una proposta che sinora aveva diviso PdL e Lega».
«Quanto alla proposta di dare la precedenza a chi risiede da almeno 15 anni in Veneto - spiega la Filippin - siamo in disaccordo per tre diversi motivi. Innanzitutto, il fatto che già dopo dieci anni uno straniero possa chiedere la cittadinanza dimostra che il vincolo dei 15 anni è pretestuoso, perché creerebbe cittadini italiani di serie B. Poi c'è un secondo elemento: l'integrazione deve passare dai comportamenti. Se uno straniero vive regolarmente, lavorando e pagando le tasse, non vedo perché non debba accedere ai servizi che lui stesso finanzia. E infine, dico anche che nella competizione tra i diversi territori d'Europa e del mondo, il Veneto deve avere la capacità di attrarre le migliori energie da tutto il mondo, non alzare le barriere per isolarsi. E per favore, lasciamo perdere la Catalogna. A una realtà europea così aperta verso il mondo esterno come quella catalana, la politica della chiusura proposta dalla Lega farebbe venire l'orticaria».
«Mi pare si tratti di slogan elettorali più che di una bozza di statuto - precisa il consigliere regionale del PD Stefano Fracasso - Uno statuto dovrebbe andare più avanti della costituzione, non fare passi indietro. Infine si tratta di una proposta che vuol creare dei privilegiati e degli esclusi e non possiamo certo condividerla».
Ma non è tutto. Vi è anche un passo, quello dello Stato- regione che ha fatto decisamente discutere. Abbiamo sentito su questo argomento l'assessore regionale al bilancio Roberto Ciambetti ed il senatore e segretario provinciale della Lega vicentina Paolo Franco.