|
|
||
I ricchi e i poveri. Secondo una prassi ormai consolidata, anche quest'anno la serie B parte a due velocità: da una parte gli squadroni scesi dalla A con uno "scivolo" (cinque milioni di euro!) che consente di operare alla grande sul mercato, dall'altra il gruppo delle cosiddette squadre proletarie - c‘è anche il Vicenza tra queste - costrette a fare i salti mortali per garantirsi la sopravvivenza. Il gap, prima ancora che di carattere tecnico, è riferito all'aspetto economico. Un gap tanto più difficile da colmare se si pensa che il mercato privilegia obbligatoriamente, in questo momento, le società in grado di versare quattrini freschi (pochi, maledetti ma soprattutto "subito").
Cinque milioni di euro cash, dunque, per le tre neoretrocesse, Atalanta, Siena e Livorno, già ricche in proprio le prime due, finta povera la squadra labronica, guidata da un genovese doc come Aldo Spinelli, che ha ereditato la teoria del lamento da Gilberto Govi senza possederne l'ironia. Spinelli ha investito sul mercato una miseria, in rapporto al contributo incassato dalla Lega, e si è liberato per di più di un contratto pesante, anzi: pesantissimo, come quello di Lucarelli. La scoppola patita all'esordio dal Sassuolo lo costringerà a rivedere i suoi piani e a dotare Pillon di un organico un po' più adeguato. Non muta la sostanza, tuttavia: in caso di necessità il Livorno sa dove attingere per rimpinguare qualitativamente la rosa.
Dicevamo del vantaggio (enorme, a dire il vero) concesso alle altre due neoretrocesse. In entrambi i casi, tra l'altro, troviamo ai vertici societari due nuovi presidenti (Percassi e Mezzaroma) che hanno entusiasmo e disponibilità economiche, un mix sulla carta perfetto. L'Atalanta ha fatto registrare un boom di abbonamenti (si viaggia verso quota 17.000) con tutte le intenzioni di battere il record storico che risale alla stagione 1984-'85. Ha condotto una campagna acquisti dispendiosa (Ardemagni, Pettinari, Raimondi, Ruopolo) ma è riuscita, soprattutto, a tenersi stretti i big già in organico, da Doni a Padoin, da Ferreira Pinto a Consigli per non parlare di Tiribocchi, Amoruso, Bellini e così via. Un lusso che lo "scivolo" ha ovviamente consentito.
Non diversa la situazione del Siena, rivitalizzato da Mezzaroma attraverso una serie di acquisti principeschi. Nella stanza dei bottoni si è piazzato Perinetti (autore del "miracolo Bari" dopo avere operato con analoghi risultati a Palermo e nella stessa Siena) e accanto a lui è rientrato nel giro Antonio Conte dopo la delusione cocente patita proprio a Bergamo. In campo troviamo invece personaggi del calibro di Mastronunzio, Kamata, Carobbio e così via. Pensare che tutto ciò non possa fare la differenza è impresa ardua.
C'è poi l'aspetto che riguarda le cosiddette squadre "padronali". Il Sassuolo, per esempio, è sinonimo di Giorgio Squinzi, alias Mister Mapei, che ogni anno versa nelle casse sociali qualcosa come 6 milioni e mezzo di euro. Non a caso il Sassuolo rimane in pole position nella corsa promozione non soltanto grazie alla solidità economica ma anche a scelte oculate dal punto di vista tecnico. Sperando naturalmente che il nuovo diesse Bonato, un cavallo di ritorno, faccia tesoro dell'esperienza negativa maturata a Verona dove ha sforato il budget iniziale del 60 per cento (da 6 milioni di euro a 9,5 !) senza centrare la promozione e gravando la società di ingaggi stratosferici per la categoria (triennale da 250.000 euro netti per Di Gennaro, ora parcheggiato fortunatamente al Lanciano). Dovrebbe fungere da monito in ogni caso l'incredibile crack del mantovano Fabrizio Lori, autonominatosi "Paperone" prima di franare in una voragine di debiti paurosa (308 milioni di euro, cifre ufficiali).
Analogo discorso, sia pure partendo da presupposti economici diversi, può essere proposto per il Cittadella di Gabrielli, per la Triestina di Fantinel, per il Pescara di De Cecco, per il Padova di Cestaro, per il Torino di Cairo o per il Novara di Di Salvo, tutti personaggi di ampia disponibilità economica. Come dire che in caso di necessità basta allargare i cordoni della borsa per colmare eventuali handicap.
Per squadre come il Vicenza, prevedibilmente, il cammino comincia subito in salita anche per una questione di qualità, come si è visto a Bergamo. E tuttavia può consolare il fatto che nel calcio non sempre la ricchezza economica è sinonimo di risultati sportivi. L'esempio positivo viene proprio da Cittadella, dove Gabrielli ripiana in proprio eventuali passivi ma si è fatto sempre apprezzare per una gestione oculata. Stesso discorso per AlbinoLeffe, Frosinone o Empoli. È questa la dimensione che il Vicenza deve perseguire. Con umiltà e con saggi investimenti anche nel settore giovanile. Il mantenimento della categoria, con questi chiari di luna, è di per se stesso un successo.
nr. 30 anno XV del 28 agosto 2010