|
|
||
Superano lo spazio delle vetrine di contra' del Monte i lavori esposti di Lucio Fontana (Rosario Santa Fé-Argentina 1899- Comabbio-Varese 1968) nella mostra dal titolo "Lucio Fontana: opere 1952-1968. Il bisogno della materia (anche)". Il nucleo di opere esposte, dopo l'articolata presenza di Mimmo Rotella, Emilio Tadini, Afro e Mirko Basaldella Mario Ceroli, tra altri, rientra nel programma espositivo, curato da Marilena Pasquali, che affida da tempo allo spazio della "galleria trasparente" l'intento di favorire la conoscenza delle raccolte d'arte contemporanea di Intesa Sanpaolo.
Subito si dichiara, appare la difficoltà di rappresentare a tutto tondo la duplicità spiazzante dei lavori di Fontana, la cui poetica dello spazio, che oscilla tra l'esterno e l'interno dell'opera, conferma dell'originalità del suo "taglio". I lavori aprono alla luce attraverso il buco e il taglio fisico che percettivamente nel trapasso riverberano di luminosità: «Io buco [...] passa la luce, passa l'infinito da lì». Sono prima i "buchi"quindi, verso gli anni Cinquanta, i "tagli", che nello squarcio dello scultore argentino modulano l'energia plastica delle opere per consegnarle ad una nuova dimensione della "spazialità", quella praticata ed evocata dallo slancio creativo del suo gesto, rappresentato dalla corrente che egli definirà "Spazialismo", ben noto, in particolare, a Venezia.
È questo che la mostra racconta attraverso sette opere riunite, a mostrare "Concetti spaziali", a china e matita su carta e tecniche varie del 1952 e del 1956 in esposizione. Poi in "Buchi", nei "Tagli", nelle "Nature" per trovare oggi accanto a due "Studi per teatrini" concentrate nell'evoluzione alla metà degli anni Sessanta, per arrivare ad un'innovativa spazialità di "Teatrino", 1968, fragile e delicato nell'assemblaggio di cartone, nella ripresa allusiva di uno scenario. Le opere rendono la riconosciuta genialità dell'artista, che in Italia articola la sua evoluzione eclettica, passando da un'esperienza barocca alla tradizione italiana di un equilibrio classico della maturità, elaborato attraverso le numerose tappe della sua produzione, dalle ceramiche all'olio, per arrivare ai "Teatrini" l'ultimo dono di una ricerca tesa tra luce, spazio e materia.
La mostra, che s'inserisce nella rassegna "Arte in Banca. Sguardi sul Novecento" è promossa dal settore Beni archeologici e storico-artistici di Intesa Sanpaolo con la collaborazione della Cassa di Risparmio del Veneto.