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Era il 1387, raccontano gli storici, quando Giangalezzo Visconti, primo duca di Milano, che aveva giurisdizione sull'Altopiano dei Sette Comuni, inaugurò l'"autostrada" che dalla montagna portava al Brenta: la famosissima Calà del Sasso. Si tratta di un percorso eccezionale per il tempo in cui fu realizzata, dotato di ben 4444 scalini e di una canaletta attigua, sempre in pietra, per la "calà" o la "menada" a valle dei tronchi di alberi da utilizzare per la costruzione delle abitazioni o da mandare, via fiume, a Venezia. Si tratta della più grande scalinata del mondo percorsa, da secoli, prima dai residenti e dai commercianti, adesso dai turisti. Nel corso della sua lunga storia, questa originalissima strada, che corre incassata fra le rocce della Val Frenzela, è stata oggetto di interventi della religiosità popolare. È facile quindi incontrare, lungo la salita, immagini sacre e capitelli. Proprio su questo aspetto vogliamo soffermarci un attimo perché in questi giorni si sono verificati degli episodi vandalici che trovano spiegazione soltanto nell'attività di qualche adepto di sette sataniche.
Poco dopo l'inizio della salita, sulla sinistra, un gruppo di scout dell'Agesci, ha posizionato, nel 2007, il busto di una Madonnina in ceramica. Ignoti si sono accaniti contro l'immagine con dei sassi deturpandone il volto ed il manto. Ma l'atto sacrilego di maggiore rilevanza è stato portato a compimento circa a metà percorso ove, in uno dei tornanti della Calà, si apre un anfratto di ampie proporzioni. Qui la devozione della gente aveva sistemato un quadro con all'interno il volto in ceramica di una Madonna, un'altra immagine mariana accanto alla riproduzione della veggente Bernadette davanti alla Madonna di Lourdes ed un crocifisso appeso sulla parete.
Ebbene, gli sconosciuti hanno infranto il quadro della Vergine rompendo il volto in mille pezzi, hanno distrutto un altro quadro posto ai piedi della grotta, hanno rotto in mille pezzi il vetro dell'immagine di Lourdes ed hanno distrutto il Crocifisso. Sopra il busto della Madonna, ormai privata della testa, hanno lasciato la loro firma: il simbolo satanico del 666 e, subito sotto, una croce rovesciata, Le candele rosse poste all'apertura dell'anfratto saranno servite, presumibilmente, per il rito sacrilego.
Poco più su, in un altro tornante, addossato alla roccia, si apre un capitello dedicato a Sant'Antonio, patrono della contrada di Sasso di Asiago, dove sbuca la Calà. Qui è stato sottratto il busto del Santo e chissà quale fine avrà fatto. Ora il capitello è vuoto. E pensare che la stessa cosa era successa quattro anni fa. Un gruppo di ragazzi stava salendo verso Sasso e fra questi c'era anche un giovane rumeno, Carol Gherghel. Alla notizia che lì vi era un'immagine del Santo portoghese il giovane ha reagito procurando, poco tempo dopo, un nuovo busto di Sant'Antonio. La cerimonia per rimettere a posto l'antico capitello fu celebrata domenica 12 novembre del 2006 con la benedizione della statua nella chiesa di Sasso ad opera del diacono Don Federico. Una cinquantina di persone, in processione, arrivarono quindi fino al punto in cui degli sconosciuti avevano commesso il gesto sacrilego. Ora il capitello è vuoto e gli abitanti di Sasso sono quanto mai dispiaciuti per questo ennesimo atto vandalico.
Questi episodi hanno una certa rilevanza perché la Calà del Sasso sta attirando l'attenzione di un numero crescente di turisti provenienti da ogni parte d'Italia e non soltanto. «In queste settimane estive - ci conferma una signora della frazione asiaghese - sono decine e decine le persone che percorrono questa antica via di comunicazione fra l'Altopiano e Valstagna». D'altro canto il percorso in sé è breve: si snodano soltanto per due chilometri e mezzo i gradini che partono dalla Val Frenzela per arrivare a Sasso, ma sono 750 i metri di dislivello da superare, il che sta a dimostrare che il percorso non è certo agile. Non parliamo poi della discesa che, in taluni punti, spesso bagnati, diventa particolarmente difficoltosa. Non per niente in questi tratti sono state sistemate delle corde metalliche per l'appoggio.
Vi è da dire che attualmente la Calà del Sasso, che su Internet imperversa con centinaia di siti, abbisogna di manutenzione. Lungo il percorso vi sono alcune parti della "strada" ostruite da frane staccatesi dai dirupi o dalle vallette circostanti, ed altri franati e che lasciano appena uno striminzito passaggio. Il Comune di Valstagna non ha certo la possibilità di intervenire finanziariamente per sistemare la mulattiera. Nell'esame del bilancio di previsione di quest'anno, il sindaco, Angelo Moro, ha avuto modo di spiegare l'intenzione di presentare all'Ipa (Intesa programmatica d'area) dell'Altopiano dei Sette Comuni, un progetto relativo alla sistemazione della Calà del Sasso con la possibilità di godere di un finanziamento regionale pari all'ottanta per cento della spesa. «Siamo in contatto anche con i Servizi forestali di Vicenza - aggiunge il primo cittadino - per degli interventi di risanamento della strada». Certo però che bisogna fare presto prima che le intemperie danneggino irreparabilmente i tratti più critici della storica Calà.
nr. 30 anno XV del 28 agosto 2010