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Chi di noi s'è preoccupato una sola volta di conoscere il bilancio del nostro Comune e, semmai lo ha fatto, capire che cosa si nasconde dietro le aride cifre che vengono propinate? Ben pochi forse lo avranno fatto. Ebbene, per venire incontro alle legittime curiosità dei cittadini il sindaco, Stefano Cimatti, ha raggiunto i bassanesi nelle loro case proprio per spiegare "come leggere il bilancio comunale", con tanto di numeri riferiti alle entrate e alle uscite. Partiamo anzitutto dalla cifra base del bilancio redatto per l'anno in corso, vale a dire il totale delle entrate e, conseguentemente, delle uscite. Il Comune di Bassano ritiene di introitare, e quindi di spendere, per il 2010, 42.837.794,10 euro. Una bella cifra, non c'è che dire. Da che cosa sono formate le cosiddette "entrate correnti"? Principalmente dai tributi dei cittadini, vale a dire l'imposta comunale sugli immobili (Ici), la tassa per lo smaltimento dei rifiuti, l'addizionale Irpef: il tutto per un importo di oltre ventuno milioni di euro pari al 49,50 per cento delle entrate. Altri soldi arrivano poi dallo Stato e dalla Regione (circa dodici milioni di euro pari al 27,50 per cento). Vi sono poi le entrate extratributarie che riguardano tariffe e servizi, affitti attivi, concessioni, entrate da utilizzo del patrimonio comunale (circa sette milioni di euro pari al 16,08 per cento). Una fetta minore proviene dagli oneri di urbanizzazione (due milioni di euro, 4,67 per cento) e dalle violazioni al codice della strada (965 mila euro pari al 2,25 per cento).
Passiamo ora ad esaminare le spese che il Comune intende sopportare per quest'anno, giusto per capire dove vadano a finire quei quasi 43 milioni di euro che vengono incassati. La parte più importante delle uscite viene riservata al sociale con una cifra di oltre quattro milioni 200 mila euro pari al 25,51 per cento. Seguono quindi le spese per la cultura e per lo spettacolo (oltre due milioni e mezzo pari al 16,08 per cento), per il riscaldamento, l'energia elettrica, l'acqua, la manutenzione dei fabbricati di proprietà comunale (più di un milione e mezzo con il 10,03 per cento), quelle per la pubblica istruzione e per lo sport (oltre un milione e mezzo con il 9,57 per cento). Ed ancora le spese generali che comprendono le assicurazioni, le spese postali, gli acquisti vari, l'intervento per l'adunata degli alpini e i contributi ad associazioni ed enti (più di un milioni e centomila euro pari al 7,03 per cento). Ecco poi le uscite per la gestione finanziaria e dei tributi, dall'Iva al fondo di riserva, dal fondo di svalutazione crediti alle spese di riscossione dei tributi, agli aggi, agli sgravi tributari (più di un milione e centomila euro con il 6,85 per cento), quelle per la viabilità e per la pubblica illuminazione (oltre un milione di euro pari al 6,60 per cento), quelle per l'edilizia residenziale pubblica (994.500 euro con il 6,03 per cento), quelle per i lavori pubblici e per l'urbanistica (604 mila euro c on il 3,66 per cento), quelle per la polizia locale e per gli uffici giudiziari (540 mila euro pari al 3,28 per cento), quelle per l'informatica e le telecomunicazioni (oltre 367 mila euro con il 22,23 per cento). Altre spese riguardano le funzioni degli organi istituzionali (circa 284 mila euro con l'1,72 per cento), per le attività economiche e per il turismo (quasi 145 mila euro con lo 0,88 per cento) e quelle per le celebrazioni civili, le comunicazioni ai cittadini e le spese di rappresentanza (circa 85 mila euro pari allo 0,51).
«Parlando di bilancio - spiega il sindaco nel commentare queste cifre - non possiamo però nascondere le difficoltà che, oltre a quelle attuali, si profilano all'orizzonte se, come sembra, verranno approvati a livello centrale ulteriori tagli agli enti locali. Per il nostro Comune si prospetta di dovere tagliare spese per oltre 4.800.000 euro al fine di non uscire dai parametri previsti e, di conseguenza, subire ancora maggiori penalizzazioni. Una cifra importante, destinata purtroppo anche ad aumentare, se la riduzione dei trasferimenti statali significherà, per logica conseguenza, anche la riduzione dei contributi che enti di livello superiore (Stato, Regione e Provincia) ci hanno fino ad oggi concesso».
«La domanda che ci facciamo e che facciamo anche a tutti i nostri cittadini è: dove andremo a tagliare? - aggiunge Cimatti - Poiché, come abbiamo visto, una consistente parte delle risorse viene destinata al sociale, la soluzione più semplice potrebbe essere quella di iniziare da questa voce di spesa, anche perché probabilmente la stragrande parte della popolazione, che fortunatamente qui da noi ha un tenore di vita abbastanza buono, non se ne accorgerebbe. Chi opera nel sociale e chi si trova in difficoltà conosce bene la dignità dell'operare e del vivere nel silenzio, ma anche noi amministratori conosciamo questo modo così dignitoso di comportarsi e sappiamo che dietro ad un silenzio spesso si nascondono voci che gridano forte, che chiedono aiuto, ma anche rispetto e dignità».
«Possiamo dire fin da ora, perciò, che per il sociale manterremo una particolare attenzione - assicura Cimatti - ma se le prospettive finanziarie continueranno ad essere quelle che attualmente si prospettano, qualche scelta di altro tipo dovremo compierla ed è facile comprendere che, date le cifre che potete vedere, non saranno decisioni indolori».
nr. 30 anno XV del 28 agosto 2010