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La Comunità montana del Brenta, come tante altre, boccheggia in attesa che la Regione decida il da farsi. Intanto di soldi non se ne vedono. Quelli che arrivano bastano soltanto per pagare il personale, ma per interventi di qualsiasi natura non ve ne sono. Già abbiamo avuto modo di spiegare che sia il presidente (Luca Ferazzoli, sindaco di Cismon del Grappa), che gli altri componenti la Giunta non ricevono nemmeno un euro di indennità e lo stesso avviene per i consiglieri degli otto Comuni (Bassano, Pove, Solagna, Campolongo, San Nazario, Valstagna, Cismon, Romano) che la compongono. Con la ripresa dell'attività amministrativa in Regione la situazione si dovrebbe sbloccare decidendo una volta per tutte che farne di queste realtà che il Governo voleva ridurre drasticamente se non addirittura spazzare via. Così come funzionano adesso questi enti non hanno alcun senso e, nel frattempo, si stanno studiando progetti e proposte che offrano una soluzione valida ed alternativa alle ormai obsolete Comunità montane.
Per quanto riguarda quella del Brenta, si stanno facendo dei ragionamenti al fine di trovare una via d'uscita che serva a garantire continuità a quei servizi che si erano dimostrati utilissimi per le popolazioni della vallata.
Due, per il momento, sarebbero le ipotesi sul tappeto. La prima potrebbe prevedere la fusione della Comunità montana del Brenta con quella dall'Astico al Brenta. La cosa però non garba molto agli amministratori della Valbrenta in quanto sarebbero troppo evidenti le diversità e le esigenze fra i Comuni della Valle con quelli più lontani verso l'Astico. La seconda ipotesi parla di un assorbimento delle attuali Comunità montane che gravitano attorno al Grappa in un unico ente interprovinciale che congloberebbe quindi gli enti esistenti nel Vicentino, nel Trevigiano e nel Bellunese. Una soluzione di questo tipo potrebbe andare bene per i Comuni in sinistra Brenta (Cismon, San Nazario, Solagna, Pove, Romano) i quali hanno competenze sul Massiccio, ma non andrebbe per niente bene per i Comuni in destra Brenta (Bassano, Campolongo, Valstagna), i quali hanno giurisdizione sulle propaggini dell'Altopiano di Asiago.
Per superare questo scoglio si sta pensando alla fusione delle due Unioni dei Comuni: quella che unisce Valstagna a San Nazario e, di recente, anche Cismon, e quella che vede assieme Pove, Solagna e Campolongo. L'unico problema per passare dalla Comunità montana, che verrebbe così definitivamente sepolta, ad una unione dei Comuni di valle è rappresentato dal fatto che con la costituzione di un ente di questo genere si verrebbero a perdere le prerogative ed i privilegi propri dei Comuni montani. Ma questa faccenda potrebbe essere facilmente superata con un decreto apposito che salvi tali benefici.
Di Unione dei Comuni della Valbrenta si continua a parlare con sempre maggior vigore e il primo passo, ben visto dalla Regione, è stato proprio quello di voler far entrare nella Giunta i sindaci del territorio.
«La nostra scelta - ci spiega il sindaco di Campolongo, Mauro Illesi - è stata presa ad esempio dalla Regione Veneto per cui intendiamo proseguire sulla strada della collaborazione al fine di unire le forze per raggiungere quei risultati che ci proponiamo riducendo il più possibile i costi».
Quello che conta agli amministratori è garantire i servizi che la popolazione richiede cercando di risparmiare al massimo e questo lo si può fare, oggigiorno, soltanto mettendo assieme più realtà territoriali in modo tale da tagliare il più possibile i costi. Facciamo un esempio: acquistare un pullmino per portare i bambini a scuola per un solo Comune ha un costo, se invece lo stesso mezzo serve più Comuni il costo sarà suddiviso pesando in misura ben minore sui bilanci dei diversi enti. Questo esempio vale per molti altri servizi che potrebbero tranquillamente, come già avviene per alcune realtà territoriali, essere unificati.
A settembre la Regione dovrebbe intervenire per dirimere la questione Comunità montane sì, Comunità montane no, e allora staremo a vedere che fine farà quella del Brenta.
nr. 30 anno XV del 28 agosto 2010